Cellulari in carcere e contatti con le famiglie dei detenuti, arrestato agente della penitenziaria

Cellulari in carcere e contatti con le famiglie dei detenuti, arrestato agente della penitenziaria
di Renato Retini
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Domenica 20 Dicembre 2020, 00:10

RIETI - Fatali si sono rivelati quei rapporti troppo confidenziali che aveva stretto con un detenuto, al punto da preoccuparsi di informare i suoi genitori sulle condizioni del figlio quando in carcere, nel marzo scorso, come avvenuto in diversi penitenziari italiani, esplose una rivolta che provocò la distruzione di un intero reparto e la morte di cinque reclusi per overdose, dopo che avevano assunto in infermeria farmaci in grandi quantità. Giorni drammatici, durante i quali erano stati bloccati tutti i collegamenti tra interno ed esterno del penitenziario, che però lui, un agente della polizia penitenziaria, si era preoccupato di aggirare telefonando direttamente a casa dei familiari per informarli della situazione. Non una, ma diverse nel tempo sono state le chiamate.

Ma questo è solo uno degli episodi che la procura di Rieti contesta all’agente in servizio nel Nuovo complesso di Vazia, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. Insieme a lui, anche il detenuto “amico” è stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare emesso dal gip, ma lui in carcere c’è già da tempo per scontare la pena relativa a una precedente condanna. 

Il poliziotto penitenziario, originario dell’Abruzzo, davanti al gip Floriana Lisena si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia condotto anche nei confronti del detenuto romano (difeso dall’avvocato Roberto Thermes), una precisa scelta processuale assunta dagli avvocati difensori, Giuseppe Perugino e Edy Cavalli, che vogliono verificare tutti gli elementi in possesso del sostituto procuratore Capizzi, titolare dell’inchiesta che riguarderebbe anche altri colleghi dell’arrestato e alcuni detenuti. 

L’accusa. L’agente, secondo i primi accertamenti, non avrebbe ottenuto denaro in cambio della sua disponibilità, ma l’accusa di corruzione è scattata ugualmente sulla base dei favori (vietati) fatti come pubblico ufficiale. Indagine partita da alcune segnalazioni interne sul comportamento dell’indagato, che hanno convinto il magistrato a disporre dei controlli attraverso l’installazione di cimici ambientali e micro telecamere, grazie alle quali sono stati intercettati colloqui e immagini che proverebbero lo stretto legame venutosi a creare tra alcuni poliziotti penitenziari e qualche recluso, con continui scambi di favori.

Conferme sono poi arrivate dalle intercettazioni telefoniche, grazie alle quali è stato possibile scoprire che all’interno del Nuovo Complesso, tra il personale in servizio, c’era chi favoriva l’introduzione (vietata) di telefoni cellulari destinati ai detenuti, con i quali potevano mantenere i contatti all’esterno con amici e parenti e, magari, seguire attività illecite, come pure la consegna di piccole quantità di droga. Quando i contatti tra l’agente, il detenuto e la sua famiglia sono aumentati di frequenza, la procura ha deciso di chiedere gli arresti al gip per il rischio di reiterazione del reato. 

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