Il calcio malato: il pullman del Fiamignano assalito a Monterotondo da tifosi con il volto coperto

Alcuni dei danni al pullman della squadra del Fiamignano
di Marco Ferroni
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Martedì 6 Dicembre 2022, 00:05

RIETI - Il giorno dopo la tentata aggressione da parte di alcuni tifosi del Monterotondo 1935 a giocatori e dirigenti del Fiamignano Valle del Salto, si cerca di fare chiarezza su cosa abbia realmente scatenato l’ira e la reazione dei supporters gialloblù e quali siano stati i danni (materiali e morali) riportati dai tesserati del club equicolo, che in queste ore sta inoltrando un report completo sia alla Figc che all’Aia.

La ricostruzione. Ripartendo dal minuto 93’, quello che è valso al Fiamignano il gol del definitivo 1-1, realizzato da Andrea Ranieri con un colpo di testa ravvicinato, va detto che a mandare su tutte le furie la curva del Monterotondo è stata proprio l’esultanza dell’attaccante equicolo, giudicata “provocatoria” dall’arbitro stesso, che ha sventolato il cartellino rosso sotto il naso del giocatore. 

Da lì in avanti, al “Cecconi” si sono vissuti attimi di concitazione, che nulla hanno a che vedere con lo sport, visto che dagli spalti alcuni sostenitori del Monterotondo 1935 sono riusciti a raggiungere la zona degli spogliatoi, riservata alla società ospite, da una cancellata secondaria che, come conferma il presidente Paolo Malizia «non viene chiusa perché da lì entrano ed escono gli atleti e gli accompagnatori di altre società che utilizzano un campo adiacente allo stadio». Quello che stona, però, è la mancanza di una vera e propria presa di posizione da parte del club locale, nei confronti di quei tifosi (o presunti tali) che, seppur provocati dall’esultanza di Ranieri, sarebbero dovuti restare al loro posto sugli spalti.

I pericoli. Un inconveniente che ha rischiato di mettere in pericolo l’incolumità fisica dei giocatori del Fiamignano, che fortunatamente non sono entrati in contatto coi più facinorosi, tra coloro che si sono portati a ridosso dello spogliatoio ospite, ma che hanno creato attimi di paura e di concitazione tra coloro che avevano accompagnato la squadra in trasferta, compresi i figli di alcuni calciatori. «Questo non è calcio - ha commentato il presidente del Fiamignano, Ferdinando Rinaldi, mentre lasciava Monterotondo. - Rischiare l’incolumità fisica per quattro facinorosi che volevano farsi giustizia da soli non è ammissibile. In sette anni di presidenza è la prima volta che mi capita una cosa del genere».

Lo stesso vale per l’autista del pulmino della ditta Enea Srl, la signora Luciana, che nel tentativo di raggiungere alcuni soggetti che a volto coperto hanno procurato danni al mezzo con cui la squadra avrebbe poi fatto ritorno a Fiamignano (un tergicristallo rotto e abbozzature nel portellone posteriore, ndr.), ha riportato una ferita a un ginocchio e a una mano. «Ho provato a fermarli - dice - ma non ci sono riuscita perché sono caduta a terra. Non è questo il modo di comportarsi, perché ad assistere alla partita c’erano anche donne e bambini e trasformare una mattinata di sport in un incubo è inammissibile».

La replica. Per i danni procurati al mezzo, il presidente del Monterotondo 1935, Paolo Malizia, ha dato la sua disponibilità a risarcire fino all’ultimo centesimo. «Ho lasciato l’Iban della società - afferma Malizia - perché è giusto così, ma l’auspicio è che si stemperi questo clima di tensione e si torni alla normalità: c’è una partita di ritorno da giocare e sinceramente ci piacerebbe andare a Fiamignano in un clima di serenità, con la nostra tifoseria al seguito, per vivere semplicemente una giornata di sport. Anche sulla mia presunta aggressione verbale al loro vicepresidente vorrei chiarire che ho solo fatto presente che non aveva senso, in quel momento, minacciare di chiamare le forze dell’ordine perché si sarebbe fatto peggio». 
Al di là del botta e risposta tra le due società, a dirimere la matassa potrebbe pensarci il giudice sportivo, che in base al referto post-gara di arbitro e commissario di campo, farà capire meglio cos’è accaduto, dal gol di Ranieri in poi.

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