Bar, ristoranti e alberghi: è caccia ai lavoratori stagionali

Bar, ristoranti e alberghi: è caccia ai lavoratori stagionali
di Giacomo Cavoli
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Sabato 19 Giugno 2021, 00:10

RIETI - Nella seconda estate dove il Covid sembra aver allentato la sua morsa, anche Rieti sconta la difficoltà di riuscire a coprire i posti vacanti stagionali offerti da bar, alberghi e ristoranti. La polemica nazionale sui giovani e la voglia di lavorare non esenta il Reatino ma, a ben vedere, le storie sono così numerose e variegate che forse la colpa non è solo del famigerato reddito di cittadinanza. 

I numeri. E’ realmente colpa dei sussidi? Difficile tracciare un quadro completo, ma intanto si può provare a dare qualche numero, come quelli forniti a Il Messaggero dall’Ordine dei consulenti del lavoro di Rieti, guidati da Rodolfo D’Aquilio: tra Rieti e provincia attualmente sono circa 2.500-2.600 i percettori del reddito di cittadinanza. Di questi, il 68 per cento è concentrato tra Rieti e il circondario, mentre il restante 32 per cento riguarda la Sabina.

Cifre, quelle di chi percepisce il reddito, che sono naturalmente ben più basse delle domande presentate negli ultimi 18 mesi, ammontanti a circa 7.000: «Poi naturalmente c’è la loro lavorazione – spiega D’Aquilio - La maggior parte vengono escluse a causa della mancanza di requisiti, mentre altri trovano nel frattempo lavoro, avviano proprie attività oppure scadono i 18 mesi di possibilità di percezione, che però sono rinnovabili. Ma ad oggi, grazie all’attività svolta da un soggetto privato accreditato, come un consulente del lavoro, un datore di lavoro che decidesse di assumere a tempo pieno e indeterminato il beneficiario del reddito può vedersi riconosciuto uno sgravio contributivo interessante». 

Poche prospettive. Soprattutto tra i più giovani, il nodo non sembra essere solo nel reddito di cittadinanza ma anche, come sostiene Ettore Cleri, gestore dell’omonimo caffè in piazza Vittorio Emanuele, in «una mancanza di prospettiva. E’ un discorso complesso – spiega Cleri - che non può essere riassunto solo attraverso il concetto che si preferisce percepire il reddito di cittadinanza piuttosto che lavorare. Il reddito avrà pure avuto la sua parte, ma la colpa è soprattutto della contrattualistica del lavoro che si è andata strutturando negli ultimi anni e che non aiuta i giovani, i quali non possiedono però neanche un approccio di prospettiva verso il lavoro, il volersi sacrificare per riuscire ad imparare un mestiere e ipotizzare così, un domani, di poter avviare una loro attività. So’ di molti miei colleghi che sono alla ricerca di baristi, camerieri e cuochi, perché sono lavori faticosi, che impegnano i fine settimana e i giorni di festa. Oppure c’è anche chi giura di voler restare per sempre ma dopo 3-4 mesi di lavoro, a 23-24 anni mi dicono che lasciano, perché fisicamente non reggono. E c’è stato anche chi ha rifiutato la possibilità che gli avevo offerto di un contratto a tempo indeterminato, perché altrimenti non avrebbe potuto iniziare a percepire la disoccupazione. Dunque, in questo senso, il reddito di cittadinanza è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso». 

Incognita covid. A dispetto dei tanti posti di lavoro cancellati dalla pandemia, trovare stagionali per quest’estate sembra essere diventato difficile anche per le strutture alberghiere reatine: «Per stagionale si intende soprattutto qualcuno che sceglie di trascorrere alcuni mesi immerso in un ambiente lavorativo lontano da casa – spiega Michele Casadei, presidente di Federalberghi Rieti – E quest’anno, nonostante gli alberghi reatini stiano cercando di risollevarsi dalla mazzata del Covid, fanno fatica a trovare personale. Sullo stagionale pesa soprattutto l’incognita del Covid, ovvero la paura che nuovi picchi dei contagi possano causare la perdita del lavoro, il quale non potrebbe così far godere degli ammortizzatori sociali previsti invece da un contratto a tempo determinato. In leggerissima contrazione sono solo i pendolari da Rieti, che quasi mai accettano però un contratto stagionale a tempo pieno, preferendo invece il part-time. Ed è anche ora di finirla con la storia che i contratti stagionali siano malpagati – sbotta e conclude Casadei – Tutt’altro: gli imprenditori hanno necessità di un lavoratore che sia in grado di offrire prestazioni di qualità in un periodo breve e di impegno intenso, che viene quindi pagato il 15-20 per cento in più rispetto a un normale salario mensile previsto dai contratti del turismo. Pagare poco uno stagionale va dunque contro la logica di un buon imprenditore».

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