Crollo del campanile di Accumoli, slittano le motivazioni della sentenza di assoluzione dei sette imputati ed esplode la rabbia dei familiari

Crollo del campanile di Accumoli, slittano le motivazioni della sentenza di assoluzione dei sette imputati ed esplode la rabbia dei familiari
4 Minuti di Lettura
Sabato 11 Settembre 2021, 00:10

RIETI - Attendevano con grande partecipazione emotiva il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado sulle sette assoluzioni relative al processo per il crollo della vela campanaria della chiesa Santi Pietro e Lorenzo di Accumuli che causò la morte della famiglia Tuccio: Andrea e Graziella Torroni, 34enni, e i loro 2 figli, Stefano e Riccardo. Deposito atteso e previsto per il 2 settembre e che ora – la disposizione di una proroga dei termini di deposito (ulteriori 90 giorni) - fa slittare al 1 dicembre.

La rabbia dei familiari. Provvedimento la cui notifica alle parti civili ha fatto esplodere un certo malcontento nei familiari delle vittime che non hanno tardato a far sentire la propria voce: «Io e la mia famiglia abbiamo atteso fino al 2 settembre – attacca Massimiliano Tuccio, fratello di Andrea – ma lo stesso giudice ha richiesto una proroga per il deposito. Mi domando come sia possibile chiedere altri tre mesi per redigere una sentenza che al momento della lettura del dispositivo in tribunale ci sono voluti non più di tre minuti». 

La sentenza di assoluzione. Era il 4 giugno scorso quando il giudice monocratico del tribunale di Rieti, Riccardo Giovanni Porro aveva pronunciato in aula il dispositivo che aveva assolto tutti gli imputati accusati di omicidio e disastro colposo: «perché il fatto non costituisce reato» nei confronti dell’ex sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci e dell’ingegner Matteo Buzzi, tecnico incaricato dei lavori dalla Diocesi di Rieti mentre «perché il fatto non sussiste» per gli altri 4 imputati (l’allora responsabile amministrativo del progetto architetto Pier Luigi Cappelloni, il collaudatore statico l’architetto Mara Cerroni, i progettisti e direttori dei lavori, l’ingegnere Alessandro Aniballi e l’architetto Angelo Angelucci e il geometra Giuseppe Renzi). 

Per tutti il pm, Lorenzo Francia aveva sollecitato una richiesta di condanna pari a 42 anni di reclusione, 6 per ogni imputato. Un lungo procedimento penale, un’articolata e complessa fase dibattimentale che però - per i familiari delle vittime - va oltre il mero profilo giuridico di una proroga dei termini regolarmente prevista e contemplata dal codice di procedura penale, fino a colpire dritto il cuore dei familiari: «Un processo costituito da un numero interminabile di udienze – prosegue Massimiliano Tuccio – al solo scopo di determinare se la mia famiglia fosse stata uccisa a causa del terremoto o dall’incuria e delle negligenze dell’uomo. Ma ad oggi non si conoscono ancora le motivazioni che hanno convinto il giudice a formulare l’assoluzione. Questo è il sistema giudiziario italiano: interminabili udienze, anni di attese, per poi vedersi liquidati così, senza ancora capire il motivo di tale sentenza». 

Proroga incomprensibile. Una proroga che non va proprio giù: «Oltretutto lo stesso sistema permette anche di concedere proroghe – rincalza Catia, sorella di Andrea - forse non siamo soltanto noi familiari che non riusciamo a capire la ragione della sentenza, forse anche chi deve scriverla? Io quando devo dare motivazioni del mio agire se sono convinto di ciò che faccio ci metto poco. Continuo ad avere moltissime perplessità su come si sta concludendo il primo grado – prosegue - e questo ritardo, questa incertezza, mi rendono ancora più convinta ad andare avanti nella ricerca della verità. E poi 90 giorni non è già un tempo ragionevole per redigere le motivazioni?». 

Sentenza indubbiamente molto complessa ed articolata da redigere tra sismologia, geologia e ingegneria ed ora, trascorsi i 6 mesi, si conoscerà finalmente il convincimento del giudice: «Nonostante tutto mantengo fiducia nella legge – chiude Massimiliano - molto probabilmente il sistema giudiziario italiano risulta essere viziato da tempi troppo lunghi e metodologie a volte obsolete. Penso che sia auspicabile quanto prima una riforma».

© RIPRODUZIONE RISERVATA