PAPA FRANCESCO

Vaticano, debuttano i gendarmi con i fucili mitragliatori all'ingresso dello Stato Pontificio

Martedì 17 Aprile 2018 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano - Fa una certa impressione. Anche in Vaticano sono spuntati i mitra. Da qualche giorno i visitatori che entrano da porta sant’Anna, oltrepassando il confine italiano, sbirciando dentro la guardiola non è difficile che scorgano qualche gendarme con fucili mitragliatori di ultima generazione spianati. Evidentemente i tempi sono tali che anche nel piccolo Stato pontificio dove si predica la pace e si condannano i produttori di armi, sembra necessario ricorrere agli equipaggiamenti militari di un certo livello.

Naturalmente il solito via vai di chi entra ed esce dal Vaticano ogni mattina non è mutato. Ci sono le suore che vanno a fare la spesa per la propria comunità religiosa comprando al supermercato la carne e gli ortaggi prodotti nelle fattorie di Castel Gandolfo, i sacerdoti stranieri di transito a Roma che arrivano a consultare qualche ufficio di curia, le centinaia di impiegati e operai che svolgono il proprio lavoro alla mensa, al servizio giardini, alla floreria, alla banca. Il traffico quotidiano include anche tantissime persone che munite di ricetta medica si mettono in fila, documento alla mano, nell’ufficio permessi, per avere il passi e poter accedere alla farmacia dove si trovano farmaci non in vendita in Italia. In questo flusso mattutino non sono pochi i visitatori che, in questi giorni, sono rimasti un po’ sorpresi davanti all’immagine di un gendarme munito di mitra, andando a chiedere informazioni nella guardiola.

L’allarme sulla sicurezza in questo periodo non è  certo una novità, la città di Roma è ormai super controllata e, di conseguenza, anche lo stato pontificio: all’esterno è stata da tempo predisposta dall’esercito una cintura di vigilanza armata con mezzi blindati permanenti. Un deterrente per impedire che un mezzo non autorizzato possa fare strage tra la folla, arrivando a tutta velocità, come è accaduto in passato a Nizza o a Berlino. Così per accedere alla basilica i fedeli e i pellegrini sanno che occorre munirsi di santa pazienza e attendere in fila il proprio turno per essere controllati passando sotto il metal detector la borsetta o lo zainetto. Anche se in Vaticano continuano ad assicurare che non ci sono allarmi, che tutto va bene, che tutto è sotto controllo, la presenza dei mitra segnala che qualcosa sta cambiando anche lì  e che, forse, il rischio che accada qualcosa potrebbe delinearsi all’orizzonte come una possibile variante della diffuda minaccia legata al terrorismo.

Le vie di accesso alla basilica sono ormai tutte bloccate, via della Conciliazione è ormai percorribile solo fino a metà. La via che costeggia il Colonnato di sinistra, quella che sfocia davanti al Palazzo del Sant’Uffizio e al secondo accesso per il  Vaticano – l’ingresso del Petriano – da tempo è perennemente transennato e guardato a vista da una o più auto di poliziotti o di carabinieri. Il Papa insiste nel non voler blindare troppo il Vaticano, lo ha ripetuto in diverse occasioni, mettendo in evidenza che lui stesso non ha paura di attentati, semmai il suo principale timore riguarda l’incolumità della gente e la tutela delle folle che si muovono per ascoltarlo o per vederlo. Qualcuno si chiede se l’atmosfera di allarme generale e la conseguente militarizzazione all’ombra del Cupolone siano in sintonia con la predicazione evangelica del Pontefice, e se l’acquisto di armamenti da parte del Vaticano – come pistole o mitra da assegnare in dotazione ai gendarmi – siano sostanzialmente coerenti con il Vangelo.
  Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 16:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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