Hawking per il Vaticano non era affatto ateo, volle ricevere da Benedetto XVI la benedizione

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – Due anni fa, l’ultima volta che Stephen Hawkins è stato ospitato dal Papa per prendere parte ad una conferenza nella Casina Pio V, sulla sommità del colle vaticano dove ha sede l’Accademia pontificia delle scienze alla quale apparteneva come membro stabile da oltre 40 anni, disse che la sua teoria sull’origine dell’universo si era basata sul lavoro di un sacerdote belga e professore di fisica all’università di Lovanio, George Lamaitre (1894-1966). «E’ lui il padre del big bang, fu lui il primo a proporre il modello di un universo il cui inizio fu infinitamente denso» precisò. In quella occasione erano presente quasi tutti i Premi Nobel dell’accademia, tra questi anche David Baltimore (biologia), Arber Werner (microbiologia), Robert Betzig ( fisica), Claude Cohen (fisica), Youan Lee-Tseh (chimica).

Hawking affrontava il tema della sostenibilità e dell’impatto della conoscenza scientifica e tecnologica nella società umana e nell’ambiente. Anche in quella circostanza lo scienziato evitò qualsiasi riferimento al concetto di un Dio creatore. «Il suo rapporto con l’idea di Dio era in stretta connessione con il suo essere scienziato ma non era ateo» afferma il Cancelliere della pontificia accademia delle scienze, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, testimone privilegiato degli incontri con gli ultimi due pontefici, Bergoglio e Ratzinger. «Da Benedetto XVI volle farsi benedire, esistono anche delle bellissime fotografie. A Ratzinger disse che era venuto in Vaticano apposta per approfondire il tema del rapporto tra scienza e fede,che all'epoca era al centro di una enciclica» ricorda Sorondo. Con Papa Francesco, invece, il saluto fu limitato alle condizioni in cui si trovava Hawking due anni fa. «Francesco era contento di conoscerlo, gli diede il benvenuto con tanto affetto».

 In diverse circostanze lo scienziato si è dichiarato ateo ma questa tesi non convince monsignor Sanchez Sorondo. “Egli diceva che Dio non si può mettere in relazione alle cose che non si possono spiegare e in ogni caso non lo metteva in relazione all’origine dell’universo. Il suo approccio a questo argomento era positivista. Era contrario all’idea di un Dio che viene coinvolto ogni volta che non si può spiegare qualcosa. Di sicuro non voleva dare una  spiegazione alla cosmologia religiosa perche’ diceva che  l’origine di tutto e’ un problema filosofico, non scientifico.  Affermava: ’Io devo dare una spiegazione alle cose che vedo’.  Questo approccio purtroppo e’ stato inteso dai giornalisti come una professione di ateismo. Un po' riduttivo. Ma io  non credo fosse ateo, sia per la fedelta’ verso l’Accademia sia  per l’interesse per il dialogo con i Pontefici». Paolo VI fu il primo Papa con il quale ebbe un rapporto diretto, all'epoca era un giovanissimo professore e Montini lo volle premiare con una medaglia e lodarlo per le ricerche fatte.
 
 
Mercoledì 14 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:42

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