Vaticano, papa in Messico per denunciare la strage delle donne: vittime dai 12 ai 30 anni

Vaticano, papa in Messico per denunciare la strage delle donne: vittime dai 12 ai 30 anni
di Franca Giansoldati
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Giovedì 15 Ottobre 2015, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 09:25

Il Papa andrà in Messico per denunciare il genocidio di genere. Ciudad Juarez in Italia forse dirà poco, se non che è una grande città messicana, situata ai confini con gli Stati Uniti. Eppure questa tappa del prossimo viaggio in Messico del Papa, programmato per i primi mesi del 2016, secondo quanto trapela dal Vaticano, è destinata a diventare altamente simbolica e non mancherà di fare riflettere.

Ciudad Juarez detiene l'orribile primato mondiale di femminicidi, è il luogo dove da oltre vent'anni si registra il più alto tasso di morti di giovani ragazze. E' la città che uccide le donne. Su alcune collinette, nella terra brulla, semidersertica, si possono ogni tanto notare decine di croci rosa conficcate nel terreno, a ricordo delle oltre seicento donne massacrate e altrettante scomparse e mai ritrovate. Papa Francesco andrà a pregare sui luoghi di questo misterioso supplizio femminile.

Un genocidio di genere. La conferma della volontà papale di recarsi proprio là è arrivata domenica scorsa dal vescovo locale, monsignor Constancio Miranda Weckmann. Ciudad Juárez si trova sulle rive del Rio Grande di fronte alla città texana di El Paso e, di fatto, le due città formano un'unica area metropolitana binazionale di circa due milioni e mezzo di persone (la più grande area metropolitana binazionale dopo quella di Tijuana-San Diego).

Questa città, la quinta più grande del Messico e centro industriale con un forte sviluppo, da molti anni è al centro della stampa non solo per la drammatica questione dei migranti che dall'America Latina provano ad entrare negli Usa ma anche l'ondata di femminicidi. Le vittime sono tutte ragazzine o giovanissime donne, con una età che va dai 12 anni ai 30. Da anni la Chiesa affianca la battaglia di una associazione chiamata "Justicia para nuestras hijas" che si batte per la verità e per indurre la autorità locali a fare luce.

Spesso le stesse forze di polizia sono coinvolte con la criminalità organizzata o non indagano su casi che riguardano persone di bassa estrazione sociale. Sono numerose le ipotesi sull’identità degli assassini. Si è parlato di narcotraffico, di riti satanici, di commercio di organi, di cittadini statunitensi mandati in Messico in regime di semi libertà. Alcuni sostengono che le ragazze siano vittime di video porno amatoriali che terminano con la morte della protagonista. Probabilmente le ricerce sociologiche parlano semplicemente di giovanissime, povere, emigrate a Ciudad Juàrez per lavorare nelle maquilladoras, le industrie di montaggio delle centinaia di imprese americane ubicate lungo la frontiera.

Queste imprese assumono preferibilmente giovani perché considerate manodopera meno consapevole dei propri diritti e meno propensa a farli valere, così come più adatta ad accontentarsi di salari bassissimi. Una condizione di marginalità e discriminazione dove le donne corrono il rischio di essere sequestrate, violentate, uccise durante l’interminabile tragitto che percorrono andando o tornando dalla fabbrica.

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