Vaticano, parte la colletta per il Papa ma sull'Obolo di San Pietro la trasparenza economica è ancora tabù

Vaticano, parte la colletta per il Papa ma sull'Obolo di San Pietro la trasparenza economica è ancora tabù
di Franca Giansoldati
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Venerdì 29 Giugno 2018, 14:23 - Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 11:06

Città del Vaticano - Come ogni anno, per la solennità dei Santi Pietro e Paolo, in tutte le chiese del mondo si rinnova l’appuntamento con l’Obolo di San Pietro, una gigantesca colletta per le opere di carità del Papa. La cifra a dieci zeri che viene raccolta viene impiegata per finanziare progetti umanitari ma, soprattutto, per coprire le onerosissime spese di sostentamento della struttura amministrativa e burocratica della Santa Sede, compreso il carico finanziario delle nunziature nel mondo.

Anche se Papa Francesco continua a predicare trasparenza, di limpidezza nella gestione dell'Obolo c'è ben poco. Basta solo vedere il sito internet sull'Obolo: http://www.obolodisanpietro.va.  Nelle sezioni appaiono subito bene in vista le opzioni disponibili per donare con carta di credito, paypal oppure con bonifico bancario, ma nessuna traccia sulla rendicontazione. Nè su quanto è stato raccolto annualmente o quanto è stato speso e dove. Insomma una autentica zona grigia che prima o poi dovrà essere resa più accessibile ai fedeli. Il sito riporta persino un numero di telefono della Segreteria di Stato (06-60884851) al quale chiunque può telefonare per avere informazioni anche se risponde malvolentieri un anonimo funzionario che comunica di non potere fornire dati. Insomma, top secret.

La pratica di sostenere materialmente le opere di carità, si legge sul sito, è antichissima e nasce con il cristianesimo stesso, nella dedizione e nella cura dei più bisognosi. Alla fine del secolo VIII, gli anglosassoni, dopo la loro conversione, decisero di inviare ogni anno un contributo al Papa. Nacque così il «Denarius Sancti Petri» (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei paesi europei. Dopo molte vicissitudini, fu Pio IX, con l’enciclica Saepe venerabilis del 5 agosto, a istituirla come pratica.

Dalle poche informazioni disponibili si sa solo che nel 2017 sono state fatte donazioni all'isola di Lesbo, in Bangladesh, nel Kurdistan iracheno, in Centrafrica, Ruanda e in Giordania.

 

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