Il Papa passa a setaccio l'Ordine di Malta, inchiesta su siluramento Gran Cancelliere

Il Papa passa a setaccio l'Ordine di Malta, inchiesta su siluramento Gran Cancelliere
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Giovedì 22 Dicembre 2016, 19:39 - Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 19:33

Città del Vaticano L'Ordine di Malta verrà passato a setaccio per verificare cosa cosa si nasconde dietro il rapido siluramento del Gran Cancelliere, Albrecht Freiher von Boeselager, un membro dell'Ordine di una nobilissima famiglia tedesca, messo alla porta in malo modo dal Gran Maestro, fra' Festing. L'accusa mossa nei suoi confronti avrebbe a che fare con la distribuzione di preservativi contro l'Aids, in alcune zone africane, da parte delle strutture sanitarie dell'Ordine. Naturalmente tutto è da appurare. Quel che è certo è che il Prelato patrono, il cardinale americano, Raymond Burke, il più ultra tradizionalista dei cardinali, rigidissimo difensore della dottrina, potrebbe avere giocato un ruolo rilevante, offrendo una specie di assist al Gran Maestro contro Boeselager, contro il quale Festing ha aperto il procedimento di espulsione definitiva, con il decadimento di tutte le cariche.

Tre giorni fa, dopo che il Messaggero aveva portato alla luce questa brutta storia che, di certo, non fa onore all'Ordine cavalleresco più antico, operante in tante zone del mondo con una incredibile rete di volontari, Papa Bergoglio ha maturato l'idea di intervenire. “Bisogna fare luce. Basta scandali”. Se non altro per riportare la calma all'interno perchè la spaccatura che si è prodotta rischia di essere lacerante. Guelfi e ghibellini. Ieri mattina un comunicato vaticano informava che è stata disposta “la costituzione di un gruppo di cinque autorevoli membri con l'incarico di raccogliere elementi atti ad informare in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda che ha recentemente interessato il Gran Cancelliere, Albrecht Freiherr von Boeselager». Per questo delicato compito, Bergoglio ha scelto Silvano Tomasi, un ex nunzio ora in curia, ma per anni nella sede di Ginevra e quindi profondo conoscitore della realtà delle organizzazioni umanitarie; il gesuita Gianfranco Ghirlanda, già rettore della Gregoriana, un canonista che, alcuni anni fa, accompagnò la purificazione dei Legionari di Cristo dopo lo scandalo del suo fondatore, Marcial Maciel Degollado, un prete pedofilo e corruttore, morto nel 2008 negli Stati Uniti per un cancro al pancreas. Completano il gruppo inquirente l'avvocato belga, ex Gran Cancelliere (2001-2004) Jacques de Liedekerke, Marc Odendall, esperto di finanza nominato dalla Santa Sede nel 2014 all'Aif, e Marwan Sehnaoui, banchiere libanese, membro dell'Ordine di Malta.

Al di là dell'affair dei condom, probabilmente un pretesto per decapitare Boeselager, i metodi spicci utilizzati hanno aperto tanti interrogativi. E forse ci sono gli estremi per definirlo un abuso di potere. Il Papa, qualche settimana prima del ribaltone, si era raccomandato con una lettera al cardinale Burke di procedere con attenzione e delicatezza, e di fare dialogare le parti. Il risultato finale non è certo andato nella direzione sperata. La rottura fa soffrire. In attesa che i cinque saggi inizino le indagini per ricostruire il quadro complessivo, si fanno strada tanti interrogativi. Una specie di giallo. C'è chi, per esempio, ricorda la situazione di totale armonia esistente tra il Gran Maestro e il Gran Cancelliere fino a qualche mese fa. Poi qualcosa deve essere andato storto. Sono davvero i condom, e cioè una vicenda risalente a diversi anni addietro quando Boeselager guidava il settore sanitario? Chissà. Infine non manca chi collega la rottura dell'armonia interna con la nomina vaticana del fratello di Boeselager, un rispettato banchiere di Monaco, nel board dello Ior come membro aggiunto. L'incarico del fratello avrebbe accresciuto il peso del Gran Cancelliere Boeselager nell'Ordine?

Un grande organizzatore al quale fanno riferimento le strutture tedesche e, considerando la sua età, persino un potenziale successore dell'attuale Gran Maestro, inglese come il suo predecessore. In una struttura così chiusa che da otto secoli è nelle mani delle famiglie più blasonate d'Europa qualcosa sta cambiando. Forse l'effetto Francesco.

Proprio stamattina, facendo gli auguri alla curia, il Papa ha parlato del processo di riforma che si attende non solo dalle strutture vaticane, ma da tutte. «La riforma non è un lifting per togliere le rughe», perché «non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!». Poi ha anche parlato di certe «resistenze malevole, che germogliano in menti distorte»: una «resistenza» che «si nasconde dietro le parole giustificatrici, in tanti casi, accusatorie, magari rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA