Il Papa apre alla paternità responsabile: «Essere buoni cattolici non significa fare figli come conigli»

Il Papa apre alla paternità responsabile: «Essere buoni cattolici non significa fare figli come conigli»
di Franca Giansoldati
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Martedì 20 Gennaio 2015, 08:17 - Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 12:58

Da bordo dell'aereo papale. Una bella pedata nel sedere.

Ecco cosa assesterebbe Papa Bergoglio ai corrotti. «Darei loro un calcio laddove non batte il sole perché rubano ai poveri». Purtroppo la corruzione è un fenomeno assai diffuso. Anche nella Chiesa: «è una piaga». Di ritorno a Roma risponde a una raffica di domande sorridendo. Santità cosa voleva dire quando, dopo l'attentato a Charlie Hebdo, ha pronunciato la frase sul pugno? E' sembrato giustificare la violenza? «La libertà di espressione dovrebbe essere accompagnata dalla prudenza».

La Chiesa cambierà mai posizione su pillola e profilattico? Su quest'ultimo punto è sembrato possibilista ma solo per le coppie di sposi e solo in certi casi. «Alcuni credono che per essere buoni cattolici si debba fare come i conigli. Occorre, invece, una maternità e una paternità responsabili». Che significa? «Trovare vie di uscita con i pastori per risolvere problemi concreti».

Il pugno e le vignette blasfeme. «Una reazione violenta davanti a un'offesa o a una provocazione non si deve mai fare. E' cattiva sempre. Il Vangelo dice che dobbiamo porgere l'altra guancia. Ma, e qui c'è un ma, siamo umani. Sicché per evitare reazioni dovremmo cercare di fermarci prima, altrimenti rischiamo di provocare gli altri. Esiste una virtù, la prudenza, che regola i nostri rapporti, che dovremmo praticare».

Contraccezione. I demografi affermano che il numero minimo per mantenere la popolazione in crescita sia di tre figli a famiglia. Se si scende accade come in Italia dove nel 2024 non ci saranno più i soldi per le pensioni. La parola chiave, per rispondere a questa domanda, si chiama paternità responsabile. Cosa significa concretamente? «Ogni persona in dialogo col suo pastore deve cercare una soluzione idonea. Un giorno venne da me una signora che era incinta, aveva già 7 figli avuti tutti con un parto cesareo. Le chiesi se voleva lasciare orfani gli altri figli. Era chiaro che stava rischiando. Era irresponsabile. Paolo VI parlava di apertura alla vita e al matrimonio, il suo rifiuto non era dettato tanto da situazioni particolari, ma da una analisi generale. Aveva intuito l'avanzata del neo maltusianesimo. Cosa che poi in Italia si sarebbe verificata con l'attuale denatalità. Un neo maltusianesimo che portava avanti la pianificazione delle nascite, una politica di controllo demografico. Il che non significa che il cristiano debba fare figli in serie. Paolo VI non è stato antiquato ma un profeta».

Viaggi. All'orizzonte c'è un'agenda piena di viaggi. A luglio visiterà tre paesi in America Latina, Bolivia, Equador. In settembre a New York, Washington e Philadelphia per l'incontro con le famiglie. Impossibile, invece, andare alla frontiera con il Messico perché occorrerebbe troppo tempo. Infine in autunno l'Africa. «Rispondo ipoteticamente perché non è ancora deciso nulla, ma il piano è recarmi nella Repubblica Centroafricana e in Uganda penso per la fine dell'anno. Un viaggio che arriva un po' in ritardo per via dell'ebola anche se in questi due Paesi non vi è questo problema».

Colonizzazione ideologica. «Nel 1995, in Argentina, un ministro aveva chiesto un forte prestito internazionale per costruire scuole nelle zone povere. Il prestito venne concesso a condizione che nelle scuole fosse introdotto un libro in cui si parlava della teoria del gender. Questa è la colonizzazione ideologica. Durante il sinodo i vescovi africani si sono proprio lamentati di questo: vi sono agenzie internazionali che lavorano per far cambiare la mentalità di un popolo introducendo idee che non hanno nulla a che vedere con la sua storia. Offrono aiuti in cambio sfruttando le necessità. La colonizzazione ideologica è pericolosa. Pensiamo a quello che è accaduto nel secolo scorso, con la gioventù hitleriana e i balilla. Così hanno colonizzato un popolo ma quanta sofferenza. La globalizzazione è positiva ma nel rispetto delle identità dei popoli i quali non devono perdere la propria libertà, la propria cultura, la propria storia. Altrimenti si trasforma in colonizzazione da parte di imperi colonizzatori».

Filippine. «Mi sono commosso nel vedere tanti bambini stretti nelle mani dei loro padri che sembravano dire, questo è il mio tesoro, il mio futuro, l'amore per il quale vale la pena soffrire, lavorare. Il secondo aspetto di questo popolo che mi ha colpito è stato l'entusiasmo. Hanno gioia, allegria, capacità di fare festa. A Tacloban, sotto l'acqua, non hanno perso il sorriso. Eppure dietro quel sorriso c'è la vita normale, con i suoi dolori, i suoi problemi. Mi sono commosso anche vedendo le mamme che portavano i figli malati, disabili come se volessero dire, questo è il mio bambino. Il gesto della maternità e della paternità della gioia. C'è una parola che da noi è stata troppo usurata, forse interpretata male: rassegnazione. I filippini sono un popolo che sa soffrire, ma che è capace di rialzarsi. Ne ho avuto percezione nel colloquio che ho avuto col padre della ragazza morta a Tacloban. Cercava parole per accettare».

Povertà. «Al centro del messaggio di questo mio viaggio, sia nello Sri Lanka che nelle Filippine, ci sono stati i poveri. Che poi sono il frutto della cultura dello scarto, perchè oggi non si scarta solo la carta o quello che avanza, ma le persone. Ricordo che a Buenos Aires in una zona vi era una concentrazione di ristoranti di lusso, uno attaccato all'altro, mentre a poca distanza si moriva di fame. Purtroppo abbiamo la tendenza ad abituarci a tutto questo. E ora arrivo a parlare della Chiesa: per noi consacrati il peccato più grave è la mondanità. E' davvero brutto vedere che un consacrato non segue la strada di Gesù, ma quella di una ong. Eppure la Chiesa non è una ong, altrimenti smette di essere Chiesa. La Chiesa è cristo morto e risorto per la nostra salvezza. Mi viene in mente che a Roma un barbone, un po' di tempo fa, è andato al pronto soccorso perché aveva dei forti dolori alla pancia. Il medico gli ha dato una aspirina ma il dolore non cessava. Passano dei giorni. Un suo amico romano, un artista, vedendolo soffrire ancora gli ha consigliato di tornare in ospedale solo che con i medici ci avrebbe parlato lui. Il risultato è che aveva una peritonite ed è stato salvato. Ecco un tipico esempio di cosa consiste la cultura dello scarto».

Romero. Presto ci sarà la beatificazione di monsignor Oscar Arnulfo Romeno, il vescovo salvadoregno assassinato sull'altare dagli squadroni della morte. E' sempre stato considerato un santo ma la causa di beatificazione è stata ostacolata a Roma perché sospettato di simpatie a sinistra, con la teologia della liberazione. Bergoglio sull'aereo ha detto che non sarà lui a celebrare il rito perchè «normalmente le beatificazioni non vengono fatte dal Papa. Immagino che in questo caso ci sarà una guerra tra il cardinale Amato e monsignor Paglia, il postulatore».

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