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Papa Francesco domenica prossima in Sinagoga, pesa il recente riconoscimento dello Stato Palestinese

Papa Francesco e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni
di Franca Giansoldati
2 Minuti di Lettura
Domenica 10 Gennaio 2016, 17:12 - Ultimo aggiornamento: 17:15

Città del Vaticano Francesco sarà il terzo pontefice nella storia a visitare la Sinagoga di Roma: la visita avverrà  al Tempio Maggiore degli ebrei, avverrà di pomeriggio. Ad accoglierlo sarà il rabbino capo Riccardo Di Segni. Nel messaggio inviato al rabbino Di Segni all’ inizio del pontificato, Francesco aveva scritto di «sperare vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione». Jorge Mario Bergoglio segue così le orme di Giovanni Paolo II, entrato nella sinagoga romana il 13 aprile del 1986; e di Benedetto XVI, la cui visita risale al 17 gennaio del 2010, esattamente sei anni fa e incorniciata da una frase: «Siano sanate per sempre le piaghe di antisemitismo cristiano. Ebrei e cristiani hanno un grande patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici. Spetta a noi – avveva ammonito Joseph Ratzinger - lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell'amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell'umanità». A dare il benvenuto a Francesco la gente della comunità ebraica, i volontari, i giovani, gli ex deportati. “Non sarà una visita ingessata” ha anticipato Fabio Perugia, portavoce della comunità ebraica.
 
I rapporti di Bergoglio con l’ebraismo sono più che buoni, tuttavia il recente riconoscimento dello Stato Palestinese ha creato qualche grattacapo. Alcuni mesi fa un tribunale ebraico comprendente 71 rabbini ha scritto una lettera a Papa Francesco invitandolo a rivedere la sua posizione. L’indiscrezione era arrivata dal quotidiano panarabo "al Quds al Arabi" edito a Londra da Dimiti Daliani, membro dell'Assemblea Rivoluzionaria del Movimento palestinese al Fatah. Il rabbino di Segni, poco tempo dopo, in una intervista aveva definito il messaggio di Papa Francesco un po’ problematico perché ripropone l’idea che con l’arrivo di Gesù, il Dio dell’Antico Testamento è cambiato: prima era severo e vendicativo, poi è diventato il Dio dell’amore. “Quindi, gli ebrei sono giustizialisti e i cristiani buoni e misericordiosi. È un’aberrazione teologica molto antica, che è rimasta una sorta di malattia infantile del cristianesimo". In particolare, secondo Di Segni, benché questo Papa sia "molto interessante" e benché con lui "si riesca a dialogare", permane l’uso di una terminologia offensiva, come il termine farisei che potrebbe rafforzare il pregiudizio in un pubblico non preparato.
 

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