Papa sul fine vita: «Sospendere le cure se non proporzionali»

Papa sul fine vita: «Sospendere le cure se non proporzionali»
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Novembre 2017, 12:12 - Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 07:44

CITTA' DEL VATICANO Papa Francesco ha inviato al presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association un messaggio sul fine-vita. Servono leggi condivise. In questo messaggio Bergoglio ricorda che è «moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito proporzionalità delle cure». Francesco si rifà alla dottrina classica della Chiesa, enunciata anhce nel Catechismo. L’aspetto di tale criterio è che prende in considerazione «il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali» e consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’accanimento terapeutico.

Bergoglio invita i governi a procedere in questo campo con calma e dialogo per arrivare a leggi il più possibili condivise. «In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società».

«Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA