Nairobi, il papa ai giovani: «Rifiutate lo zucchero della corruzione»

Nairobi, il papa ai giovani: «Rifiutate lo zucchero della corruzione»
di Franca Giansoldati
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Venerdì 27 Novembre 2015, 09:53 - Ultimo aggiornamento: 10:33

dal nostro inviato

NAIROBI - Di questi tempi segnati dal terrorismo, dal fenomeno incomprensibile dei foreign fighers, dai kamikaze islamici, c'è una domanda che semina ovunque angoscia. Papa Francesco se ne fa interprete davanti ad uno stadio colmo di giovani. “Perchè esiste il fanatismo, il desiderio di distruggere?”.

E ancora: “come impedire il reclutamento, perché un giovane pieno di idee e speranza, finisce per essere radicalizzato e alla fine abbandona, patria, famiglia e amici, si apparta alla vita e inizia a uccidere”? Davanti a sé ci sono migliaia e migliaia di ragazzi che vivono negli slum di Nairobi, luoghi senza tetto né legge, dove “i bambini finiscono per essere carne di cannone”, dove abusi sessuali, prostituzione, traffico di organi è un pericolo reale. E dove il radicalismo islamico degli Shabab attinge manovalanza. Francesco si chiede: “questi giovani che non tengono lavoro, non possono studiare, che possono fare? O delinquere o cadere nella dipendenza della droga, o magari suicidarsi.

In Europa la statistica del suicidio non si pubblica. O, ancora, arruolarsi in una attività che appare ai loro occhi seducente, perché offre a questi giovani un fine nella vita”. Il problema è reale è, seppure in modo differente, accomuna tanto le banlieu parigine, dove chi si arruola nel Daesh ha sofferto di emarginazione, povertà, isolamento, quanto gli slum infernali delle megalopoli africane come Nairobi. “La prima cosa da fare affinché un giovane non sia reclutato o non subisca pressioni per essere reclutato è avere una educazione e un lavoro. Se un giovane non ha un lavoro che futuro può avere?”. Francesco mette il dito nella piaga di un sistema ingiusto che ha messo al primo posto l'economia e non la persona, il dio denaro e non l'uomo.




Infine nel suo discorso a braccio ha affrontato di petto la piaga della corruzione. Un tema che gli ha consentito di condannare anche i casi che in Vaticano sono al centro di una inchiesta. “Come possiamo essere cristiani e combattere il male della corruzione? Nella mia patria un giovane di 22 anni che voleva dedicarsi alla politica, studiava, ed era entusiasta, ottenne un lavoro in un ministero; un giorno dovendo decidere cosa comprare per il ministero scelse la offerta più conveniente. La portò al suo boss per farla firmare, e il boss gli chiede perché avesse scelto quella opzione. Il ragazzo rispose: perché per la finanza del Paese è più conveniente. Il boss gli rispose che doveva optare per ciò che gli avrebbe portato più soldi nelle sue tasche”. Bergoglio, sempre parlando a braccio, ha insistito. “Anche in Vaticano ci sono casi di corruzione. La corruzione è qualcosa paragonabile allo zucchero, è dolce, buona, è facile, ma poi causa tanto male. Con tanto zucchero si finisce per essere diabetici e ci ammaliamo, e anche un Paese si ammala. Quando accettiamo una bustarella distruggiamo un cuore, una persona, distruggiamo la nostra Patria. Per favore, non usate lo zucchero chiamato corruzione. La corruzione non porta allegria, non porta la pace, la persona corrotta non vive in pace. La corruzione non è un cammino di vita, ma un cammino di morte”.


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