Card. Montenegro (Caritas), i migranti scappati «perchè non gli diamo ancora tutto quello che serve per la loro vita»

Giovedì 6 Settembre 2018 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano -  Il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas parla dei 50 migranti della Diciotti  che si sono volatilizzati dai centri di accoglienza della Chiesa. A suo parere non hanno approfittato di nulla, semmai «la questione è che non gli si dà ancora tutto quello che potrebbe giovare per una loro vita. I nostri migranti non sono stati presi, prelevati con le gru e portati là dove gli Stati hanno deciso. La prima parte di una accoglienza è doverosa per salvare vite; la seconda parte è altrettanto doverosa per continuare a tenere in vita una vita».

Il cardinale sembra indirettamente rispondere al ministro Salvini. «L'accoglienza non è solo: ti tolgo dal mare-. Se fosse solo questo sarebbe semplice l’accoglienza, no? Infatti qualche volta poi pensiamo: rimandiamoli indietro. L’accoglienza è permettere a una persona di costruirsi una vita dopo essere scappata da un’altra».

Semmai, aggiunge Montenegro, il caso della Diciotti tira in ballo l'Europa. «Questa gente che scappa, e che poi non si trova, che vuole andare altrove, in Europa, che dovrebbe far pensare all’Europa che è tempo che si prendano delle decisioni, proprio perché è un evento così storico e grande – quello di popolazioni che si spostano da una parte all’altra – che non si può risolvere solo con un piatto e un tetto. E allora è una scelta politica».

In ogni caso il cardinale non pensa che il caso della Diciotti sia un fallimento «Perché qui il problema – io l’ho sempre detto – non è la migrazione: la migrazione è la conseguenza di un’ingiustizia che continua a reggersi nel mondo e a governare la storia del mondo. Questa gente sta pagando quello che altri, che poi normalmente si chiamano i civili, hanno fatto e di cui hanno approfittato: la colonizzazione, l’andare ad occupare quelle terre, a prendere le materie prime… E fino a quando ci sarà l’ingiustizia, ci sarà chi farà le valigie e partirà. Allora, qua dobbiamo chiederci se c’è uno stile che deve cambiare, quali sono le scelte vere da fare. E questo non potrà farlo la Chiesa, che deve essere sempre disponibile a dare una mano dove c’è un uomo che soffre. Hanno inventato i tavoli di politica e c’è una politica che dovrebbe affrontare questo problema».
 
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