Gli ex vertici dello Ior Tulli e Cipriani sparano a zero sulla giustizia vaticana

Gli ex vertici dello Ior Tulli e Cipriani sparano a zero sulla giustizia vaticana
di Franca Giansoldati
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Giovedì 31 Maggio 2018, 19:00 - Ultimo aggiornamento: 20:16

Città del Vaticano – Gli ex banchieri del Papa, Paolo Cipriani e Massimo Tulli, già direttore e vice direttore generale dello Ior, condannati in primo grado due mesi fa dal Tribunale del Vaticano per mala gestio e a un risarcimento di 47 milioni di euro, hanno preso carta e penna per sparare a zero sul sistema giudiziario d’Oltretevere. Una presa di posizione durissima, affidata a un comunicato diramato dallo studio legale che li assiste. A suscitare la reazione dei due banchieri è stata una recente lettera pubblica del cardinale Santo Abril y Castello che accompagnava il bilancio della banca del 2017.

«Al di là dei numeri per i quali non spetta a noi dare giudizi - scrivono Tulli e Cipriani - vorremmo soffermarci sulla lettera del Presidente della Commissione Cardinalizia di Vigilanza. Sua Eminenza Santos Abril y Castello ha precisato la scelta dell’Istituto di rimettersi alle decisioni dei tribunali competenti per accertare la responsabilità di soggetti che in passato e ne hanno tradito la fiducia e lo hanno gravemente danneggiato». Le parole del porporato spagnolo hanno punto sul vivo i due banchieri che scrivono: «Lo stupore iniziale sta nel fatto che queste parole siano state pronunciate da Sua Eminenza che ben ci conosce, in quanto ha potuto apprezzare, seppur non direttamente, con quanto professionalità e dedizione il direttore si sia prodigato per la Chiesa di Slovenia, proprio durante l’ultimo periodo del suo incarico come nunzio apostolico del Paese». Un incarico che Santos Abril y Castello ha ricoperto dal 2003 al 2011, durante il quale  ha dovuto gestire anche alcuni guai finanziari a livello locale. In particolare la grana alla quale fanno riferimento Tulli e Cipriani riguarderebbe l’arcidiocesi di Maribor che aveva deciso di lanciarsi nel mondo della finanza causando un buco di miliardi, trascinando nello scandalo l’arcivescovo di Lubiana e quello di Maribor. Insomma un gran pasticcio. Il messaggio che lanciano Tulli e Cipriani è piuttosto chiaro e nemmeno troppo velato e prosegue:«Analizzando, quindi, le parole di Sua Eminenza ci sentiamo di condividere quanto dichiarato in merito alla decisione di rimettersi alle decisioni dei tribunali: anche per noi vale il medesimo principio del rispetto; tuttavia, allo stato, l’esperienza personale circa la competenza e indipendenza di detti Organi è stata tragica».

Infine un messaggio anche per Papa Francesco: «Non può sfuggire, certo, il dato che il Santo Padre, proprietario dello Ior, con il quale siamo in causa, è anche la carica a cui spetta di nominare i giudici dei tribunali che si sono pronunciati sulla controversia fra noi e lo Ior e che dovranno decidere sull’appello presentato. Riteniamo con filiale attitudine che la lungimiranza di Papa Francesco, che più volte ha dimostrato che se correttamente informato ha fatto emergere la trasparenza e la giustizia nel giudizio, farà venir fuori il nostro operato sempre teso al conseguimento del bene della Chiesa».
 
L'Istituto per le Opere di Religione nel 2017 ha servito 14.945 clienti rappresentativi di circa 5,3 miliardi di euro di risorse finanziarie (erano 5,7 miliardi nel 2016) di cui circa 3,5 miliardi sono relativi a risparmio gestito e in custodia. È quanto emerge dal bilancio dello IOR 2017, pubblicato a sorpresa nel pomeriggio di martedì 22 maggio. Dal documento emerge un calo significativo dei depositi della clientela, passati da un due miliardi e 28 milioni a un miliardo e 839 milioni: sono dunque usciti dall'Istituto 189 milioni della clientela.
 
 

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