La strage di un secolo fa innescò l’esodo e la diaspora di una popolazione che oggi è sparsa negli Stati Uniti, Russia, Sudamerica, passando per l’Europa. «Penso con tristezza in particolare a quelle zone, come quella di Aleppo - 'la città martire' - che cento anni fa furono approdo sicuro per i pochi sopravvissuti. Tali regioni, in questo ultimo periodo, hanno visto messa in pericolo la permanenza dei cristiani».
Lo sguardo del Papa si sofferma poi sulla sanguinosa pagina della storia armena. «È importante – afferma – chiedere a Dio il dono della sapienza del cuore: la commemorazione delle vittime di cento anni fa ci pone infatti dinanzi alle tenebre del ‘mysterium iniquitatis’. Non si capisce se non con questo». Il male ispirò il genocidio.
«Come dice il Vangelo, dall’intimo del cuore dell’uomo possono scatenarsi le forze più oscure, capaci di giungere a programmare sistematicamente l’annientamento del fratello, a considerarlo un nemico, un avversario, o addirittura individuo privo della stessa dignità umana. Ma per i credenti la domanda sul male compiuto dall’uomo introduce anche al mistero della partecipazione alla Passione redentrice».
Bergoglio non ha dubbi sul fatto che a cento anni di distanza occorre fare «memoria del passato, per attingere da esso linfa nuova per alimentare il presente con l’annuncio gioioso del Vangelo e con la testimonianza della carità». La via della pace è quella.
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 10:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA
