Cei: «Migrazioni come esodo biblico: per ogni persona sbarcata in Italia, ne arrivano 5 in Grecia»

Cei: «Migrazioni come esodo biblico: per ogni persona sbarcata in Italia, ne arrivano 5 in Grecia»
di Franca Giansoldati
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Martedì 12 Gennaio 2016, 17:34 - Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 09:01

Città del Vaticano - A fronte di una persona sbarcata in Italia, ne sono sbarcate cinque in Grecia. Ormai è un esodo biblico. Nel 2015 si è assistito a un cambiamento nelle rotte degli scafisti, soprattutto per le persone in partenza dal Medio Oriente, dal Corno d’Africa e dall’Asia, visto che si sono dirette verso la Turchia e sono sbarcate in Grecia: oltre 850.000 persone. La Fondazione Migrantes della Cei ha diffuso i dati in suo possesso sul fenomeno migratorio.

L’Italia, nel contesto europeo, osserva il ritorno  di una emigrazione giovanile che ha superato le 100.000 persone, e ha visto ancora nel 2015 un flusso considerevole di sbarchi sulle coste e nei porti della Sicilia, ma anche della Calabria, della Puglia e della Campania, in Sardegna, sebbene inferiore del 9% rispetto al 2014. Infatti, l’anno precedente sono arrivati 170.100 persone e nel 2015 153.842 persone.

 I porti di sbarco. In Italia, Lampedusa è tornato ad essere il primo porto di sbarco ( con 168 sbarchi e 21160 persone), seguito da Augusta (con 146 sbarchi e 22.391 persone), Pozzallo (con 104 sbarchi e 16.811 perone), Reggio Calabria (con 90 sbarchi e 16931 persone), Catania (con 64 sbarchi e 9.464 persone), Palermo (con 61 sbarchi e 11.456 persone), Trapani (con 55 sbarchi e 8136 persone), Taranto (con 45 sbarchi e 9.160 persone). Sbarchi sono avvenuti anche  a Crotone, a Cagliari, a Salerno, a Corigliano calabro, a Vibo Valenzia. Il ritorno  degli sbarchi a Lampedusa dimostra come l’operazione Triton, diversamente da Mare nostrum, abbia spostato i salvataggi prevalentemente ai confini delle acque territoriali italiane.

I porti di partenza. La partenza delle persone che si sono messe in viaggio nel Mediterraneo è avvenuta in particolare dalle coste della Libia (oltre l’85%), l’8% sono partite dall’Egitto e poche migliaia dalla Turchia, dalla Grecia e dalla Tunisia.

Le nazionalità degli sbarcati.  Il cambiamento di rotta delle persone in fuga, ha naturalmente portato con sé il cambiamento delle prime nazionalità delle persone sbarcate, con il protagonismo del Corno d’Africa e dell’Africa Sub-sahariana. Le nazionalità delle persone sbarcate sono in particolare: Eritrea (38.612, con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno); Nigeria (21.886, con un aumento del 110% rispetto allo scorso anno); Somalia (12.176, più che raddoppiati rispetto allo scorso anno), Sudan (8.909, triplicati rispetto allo scorso anno) Gambia (8.123, poco meno il numero dello scorso anno), Siria (7.444, 6 volte meno il numero dello scorso anno che la vedeva al primo posto tra le nazionalità delle persone sbarcate). Rimangono simili i numeri delle persone provenienti dal  Senegal e dal Bangladesh (poco più di 5.000) Calano, invece, le persone provenienti dal Mali (5.752, quasi dimezzati rispetto al 2014), dall’Egitto (2.594 rispetto ai 4.095 del 2014), dalla Palestina (1.650 rispetto ai 6.017 dello scorso anno).  Complessivamente sono 65 le nazionale delle persone sbarcate in Italia nel 2015.

Uomini, donne e minori. Le persone sbarcate sono state in prevalenza uomini (circa 115.000), a seguire le donne (oltre 20.000, con una crescita del 15% rispetto allo scorso anno) ). I minori  non accompagnati sono stati  oltre 15.000, di cui 4.000 minori parte di un nucleo familiare e oltre 11.000 minori non accompagnati. A questi si devono aggiungere quasi 6.000  minori non accompagnati irreperibili.

Le strutture di accoglienza. Rispetto ai 153.000 sbarcati  attualmente sono accolti in Italia, nelle diverse strutture, al 1 gennaio 2016, 103.792 persone. Nella rete di primissima accoglienza (CDA, CARA, CPSA) sono presenti 7394 persone (2.000 in meno rispetto allo scorso anno). Nelle strutture temporanee di accoglienza sul territorio nazionale sono oggi ospitati 76.394 persone, oltre il doppio rispetto allo scorso anno. Negli Sprar, strutture di seconda accoglienza degli asilanti e rifugiati, sono  accolte 19.715 persone, un numero di poco inferiore a quello scorso anno. La prima regione per numero di persone attualmente accolte è la Lombardia (13.480 persone), segue la Sicilia (12.373 persone), il Lazio (8.232 persone), la Campania (8034), il Piemonte (7.933 persone), il Veneto (7.922), l’Emilia Romagna (6.493), la Puglia (5.839: metà delle persone è accolte in cinque Regioni. Il numero più alto delle persone accolte nei Cara sono in Sicilia (3389), in Puglia (1.734) e in Calabria (1.007). Il più alto numero delle persone accolte nelle strutture di prima accoglienza (CAS) è in Lombardia (12.499). Mentre il più alto numero di persone accolte nelle strutture SPRAR sono invece nel Lazio (4.362), segue la Sicilia (4.023), la Puglia (1.848), la Calabria (1.730), la Campania (1.145): 2/3 dei posti Sprar sono in queste 5 regioni, segno che sono soprattutto i Comuni del Centro-Sud ad avere attivato progetti SPRAR. In generale, l’accoglienza rimane ancora in una situazione di forte precarietà, sia nei porti di arrivo che in molti dei centri di prima accoglienza realizzati, con una forte diversificazione della modalità di accoglienza nelle diverse regioni.

L’accoglienza dei minori non accompagnati. La maggioranza dei minori non accompagnati accolti nelle strutture hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni (80,6%) e provengono dall’Egitto (2.499), dall’Albania (1.241), dall’Eritrea (1.218), dal Gambia (1.028), dalla Somalia (771), dalla Nigeria (627), dal Bangladesh (608). Purtroppo l’accoglienza dei 10.952 minori non accompagnati  rimasti in Italia (dato al 30 novembre 2014), nella stragrande maggioranza dei casi avviene ancora in strutture di accoglienza straordinarie  al Sud e solo poco più del 10% in strutture familiari e case famiglia. Metà dei minori sono accolti in due regioni: 3.967 in Sicilia, 1.123 in Calabria, mentre in Piemonte ne sono accolti 285 e 283 in Veneto.

Le richieste d’asilo. Le richieste d’asilo  nel 2015 sono cresciute a 82.940 rispetto alle 64.689 del 2014, con un aumento di circa il 40%. Le decisioni prese dalle Commissioni nel 2015 sono state 70.037, con un aumento di oltre il 95% rispetto alle 36.179 decisioni nel 2014. Nel 2015 l’esito delle decisioni ha visto un titolo di protezione internazionale (asilo, sussidiaria e umanitaria) per 29.182 persone, pari al 42%, mentre  il diniego  è avvenuto per oltre il 52% delle domande. Il 6% delle persone si sono rese irreperibili. Rispetto al 2014 si sono invertiti i numeri: erano il 60% coloro che avevano ricevuto un permesso di protezione internazionale e il 37% i “diniegati”.  Una domanda viene posta dalla Cei: “s’indebolisce la protezione internazionale in Italia?”

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