Bergoglio e Tsipras, quell'udienza che aprì la strada al dialogo con la sinistra europea

Bergoglio e Tsipras, quell'udienza che aprì la strada al dialogo con la sinistra europea
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 1 Luglio 2015, 20:15 - Ultimo aggiornamento: 20:54

Città del Vaticano Chissà se Alexis Tsipras ha mai trovato il tempo per leggersi il libricino che gli regalò Papa Francesco l’anno scorso, al termine dell’udienza privata nel convitto di Santa Marta. Si trattava dell’Evangelii Gaudium, il testo dell’esortazione che Bergoglio regala a tutti i capi di Stato e a tutti i politici che transitano al di là del Tevere. Duecento pagine, scrittura fluida, concetti chiari. In più punti ricorre una preghiera. “Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri. E’ indispensabile che i governanti alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive, che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione, assistenza sanitaria per tutti”, abbattendo “i privilegi”, dando vita alle riforme necessarie. Naturalmente il Papa ne aveva data una copia anche alla Cancelliera Merkel, quando successivamente era venuta in Vaticano. “Bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti”. Dall’incontro con il leader greco, Bergoglio disse di averne tratto una sensazione positiva. Avevano parlato assieme della crisi economica globale, che non è solo economica ma di valori. Di fatto il Papa, con quella udienza, aveva aperto un dialogo con la sinistra europea sui temi della pace, della difesa dell'ambiente, della lotta alla povertà. Per ben 35 minuti avevano parlato a tu per tu, molto più di quanto concesso da qualsiasi Papa in passato a esponenti della sinistra. Tsipras era arrivato in Vaticano con l'austriaco Walter Baier, coordinatore del think-tank europeo "Transform! Europe" e fino al 2006 capo del partito comunista austriaco.

In questi mesi Bergoglio ha seguito da vicino le vicende greche. A febbraio, aveva ricevuto i vescovi greci in visita ad limina. I prelati avevano raccontato della difficoltà della gente e dei motivi che avevano spinto i greci a votare Syriza. Un voto di rabbia e disperazione che probabilmente, dissero, avrebbe complicato le cose. La sola via di uscita, avevano detto, è quella di trovare un altro modo per creare investimenti e posti di lavoro, perché allo stato attuale si raccolgono soltanto i soldi per pagare i debiti. Papa Bergoglio sa bene che cosa significa per un Paese andare in default. Ne fu testimone da arcivescovo, quando era a Buenos Aires. La sua speranza ora è che sia le scelte tecniche, che quelle politiche, possano mettere al centro il bene comune. Papa Francesco resta vicino al popolo greco, e soprattutto alle famiglie colpite dalla crisi, augurandosi che le trattative e le decisioni mettano al primo posto la difesa della dignità della persona umana.

In una dichiarazione affidata al portavoce padre Lombardi, ha espresso solidarietà ai greci ma senza sbilanciarsi troppo a favore o contro l’euro, per non entrare a gamba tesa nel clima referendario.

«Le notizie provenienti dalla Grecia preoccupano per la situazione economica e sociale del Paese. La dignità della persona umana deve rimanere al centro di ogni dibattito politico e tecnico, così come nell'assunzione di scelte responsabili».

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