Comunione ai divorziati, cardinale Kasper: «Sì a certe condizioni»

Venerdì 21 Febbraio 2014 di Franca Giansoldati
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Papa Francesco
​ Il nodo più ingarbugliato è arrivato al pettine e Papa Francesco sta sudando sette camicie per trovare una mediazione tra i cardinali che in questi giorni sono stati convocati a Roma per il concistoro. Stamattina si capirà se la comunione ai divorziati risposati (per ora tassativamente negata) sarà una strada percorribile, oppure no. Tra i porporati c’è maretta, spaccati ormai in due, tra rigoristi e progressisti, i primi preoccupati a non modificare di una virgola la dottrina, i secondi propensi ad allargare generosamente le braccia alle coppie che hanno alle spalle pesanti fallimenti e si sono rifatte una nuova famiglia. Il cardinale-sherpa che sta tessendo i fili per arrivare ad una sintesi è il tedesco Walter Kasper, teologo aperturista che insiste molto sul concetto di misericordia. E’ a lui che è stata affidata l’introduzione dalla quale oggi seguirà il dibattito libero. Nella speranza che non volino gli stracci.

Eminenza la decisione finale sarà il frutto di una maggioranza democratica?

«La Chiesa non può essere democratica. Non è che se c’è una maggioranza si va per forza in quella direzione. La decisione finale spetta sempre al Papa, anche se il percorso è frutto di un processo sinodale».

La posizione assunta dal cardinale Müller, assolutamente contrario a qualsiasi tipo di cambiamento, ha già sollevato dure reazioni e non è piaciuta a tanti cardinali...

«Io non sono entrato in discussione con Müller. Ho preparato la relazione base, utile alla riflessione comune, avendo ben presente che sulle questioni chiave siamo tutti d’accordo. Ovviamente sono meno rigido nell’applicazione delle regole davanti a problemi concreti. Ecco perchè è bene parlarne».

Cambierà la dottrina sul sacramento del matrimonio?

«No, non si può fare. E’ invece auspicabile una variazione all’applicazione della dottrina alla vita concreta, di tutti i giorni. Quando ero vescovo in Germania ricordo che un giorno venne da me una mamma che era divorziata e risposata. Aveva preparato il suo bambino alla prima comunione molto bene, meglio delle altre mamme che erano regolarmente sposate. Il parroco mi disse: come possiamo dire a questa signora di non fare la comunione assieme al figlio? Insomma, questo è un caso concreto. Dobbiamo dare risposte concrete a quei cristiani che soffrono e vogliono vivere la fede pienamente. Il fallimento di una scelta sbagliata non può essere esente dal pentimento personale. Esiste la remissione dei peccati. Chi siamo noi per negare la remissione dei peccati?».

È meglio cercare un compromesso o un consenso?

«Il consenso. Il compromesso non vale».

Ma allora se tutto fosse così semplice i cardinali dovrebbero essere d’accordo e, invece, non è così...

«Nella relazione che mi ha affidato il Papa ho introdotto diverse domande alle quali ognuno di noi è tenuto a riflettere. Prima però dobbiamo avere dei criteri. Se non possiamo affermare che tutti i divorziati risposati possono fare la comunione, non possiamo nemmeno restare impalati a non fare niente, perchè ci sono tante situazioni di vita che impongono dei cambiamenti».

Lei ne ha parlato con Papa Francesco?

«Mi ha detto di aiutare i cardinali a pensare, tramite una relazione ampia e spirituale, senza anticipare però nessuna soluzione. Oggi sarà il tempo del dibattito. Anche nella Chiesa c’è spazio per farsi delle domande, non è mica vietato. La situazione del resto è molto cambiata nella nostra società e non possiamo ignorarla. Poi il Sinodo sulla Famiglia farà il resto». Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio, 13:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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