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Attico di Bertone, il cardinale si difende: «Mai usato soldi della Fondazione del Bambino Gesù»

Attico di Bertone, il cardinale si difende: «Mai usato soldi della Fondazione del Bambino Gesù»
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Sabato 22 Luglio 2017, 19:23 - Ultimo aggiornamento: 23 Luglio, 16:39

Città del Vaticano - Riconosce che l'appartamento fu pagato due volte, ma respinge l'accusa «infamante» di avere utilizzato soldi della Fondazione del Bambino Gesù per la ristrutturazione di casa sua. C'è questo e molto di più - compreso il ruolo del suo amico costruttore genovese Bandera, che nel frattempo fallisce e si intasca due volte i denari senza fiatare - nella memoria difensiva che il cardinale Tarcisio Bertone, ex Segretario di Stato, ha scritto e depositato in tribunale l'8 novembre 2016, in vista del processo vaticano. Quattro pagine di appunti, sistemati cronologicamente, in cui il cardinale dipinge la situazione paradossale in cui si venne a trovare, nella prima metà del 2013, quando dopo la nomina del nuovo Segretario di Stato chiese al cardinale Bertello, presidente del Governatorato, l'organismo che dispone degli appartamenti vaticani, di aiutarlo a trovare una soluzione abitativa.

Bertone lo aveva interpellato per avere assegnata una dimora visto che doveva lasciare in tempi rapidi l'appartamento nel quale abitava, legato alla funzione. Papa Francesco era appena stato eletto. I due appartamenti (da accorpare in uno) che si vide assegnare necessitavano di lavori ma Bertello non ebbe un atteggiamento collaborativo visto che Bertone si sentì obiettare che di soldi non ce ne stavano e che doveva trovarseli da solo.

Chissà se Bertello in quel momento voleva prendersi la sua rivincita. Il potere si misura bene quando le parti si invertono. Difficile per Bertello dimenticare lo sgarbo di qualche mese prima. Quando il Segretario di Stato Bertone gli promise di nominarlo Presidente di Propaganda Fide ma poi al momento di scegliere cambiò le carte in tavola, mandando Filoni a Propaganda Fide e Bertello al Governatorato, causandogli enorme delusione e amarezza. La storia dell'appartamento di Bertone, nella sua genesi, sembra racchiudere altre storie in sé e rispecchiare le dinamiche di potere esistenti all'interno di un sistema sostanzialmente chiuso e autoreferenziale come quello del Vaticano.

Una vicenda bizzarra sin dall'inizio. Con gli stessi magistrati vaticani che quando hanno istruito il processo hanno inserito il costruttore Bandera (che ha intascato due volte il denaro) tra i testimoni e non tanto tra gli accusati, senza minimamente contestargli il duplice incasso. Quasi una fiction o un film di Totò eppure è grosso modo la struttura portante del processo istruito per conto di Papa Francesco in un contorno di segretezza oltre ogni limite, silenzi ingombranti, omissioni imbarazzate, dichiarazioni contraddittorie. Al di là del Tevere gli addetti ai lavori evitano ormai qualsiasi commento. Manco fosse un delitto particolarmente scabroso.

Il processo iniziato la scorsa settimana è destinato a concludersi proprio i giorni in cui ci sarà il viaggio del Papa in Colombia fissato dal 6 al 10 settembre. Una sovrapposizione strategica che consente al Vaticano di distogliere l'attenzione mediatica dall'evento processuale che vede alla sbarra due imputati, Massimo Spina e Giuseppe Profiti, funzionario e presidente della Fondazione del Bambino Gesù dalla quale sono usciti i primi 422 mila euro per permettere al cardinale di potere avere una casa.

E il doppio pagamento? Anche in questo caso il nodo da sciogliere sarebbe da individuare all'interno del Governatorato dove all'epoca fu autorizzata l'Apsa a onorare (per la seconda volta) le fatture del costruttore genovese Bandera, proprietario della Castelli Re Spa. Nella memoria il cardinale spiega cosa accadde in quel successivo passaggio. I lavori del suo appartamento si erano nel frattempo bloccati e non andavano più avanti. Si venne così a scoprire che Bandera aveva subappaltato la ristrutturazione ad una seconda ditta ma non la aveva pagata.

In quel contesto per non scontentare nessuno e forse dietro pressioni per dare la casa a Bertone maturarono i secondi pagamenti. In tutto questo il cardinale avrebbe restituito al Governatorato la somma di denaro di sua competenza ammontante a circa 300 mila euro. L'unico soggetto che finora ha ammesso i doppi pagamenti per i medesimi lavori è stato Bandera che verrà ascoltato a settembre, assieme a Mariella Enoch, presidente del Bambino Gesù. In Vaticano ora c'è voglia di chiudere al più presto questo capitolo. Si vedrà a  come andrà a finire.

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