Pd, Martina: «No all'Aventino, governo M5S-Lega pericoloso per il Paese»

Sabato 17 Marzo 2018
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«Il 4 marzo ci ha consegnato l'opposizione ma guai all'Aventino». Lo dice il reggente del Pd Maurizio Martina. «Anche io penso che un governo M5s-Lega sia pericoloso per il Paese. Non ci tireremo indietro dal confronto e non aspetteremo che siano solo le forze che hanno vinto il 4 a fare le loro mosse. Noi contrattaccheremo e cercheremo di organizzare l'alternativa con un lavoro di centrosinistra aperto, plurale», aggiunge. «Incalzeremo, proporremo, non staremo a guardare», afferma. «Anche io penso che un governo M5s-Lega sia pericoloso per il Paese», sottolinea poi Martina. 

Al Pd «serve una proposta politica. Dobbiamo evitare l'aventinismo distinguendo tra livelli istituzionali e livelli di governo», afferma Andrea Orlando parlando all'assemblea di Sinistra Dem. «Dobbiamo motivare il fatto che non è possibile produrre una alleanza politica con Lega e M5s perché sarebbe impossibile realizzare gli impegni presi con gli elettori, così togliamo via l'aspetto che non facciamo alleanze con chi ci ha insultato, una cosa che va bene per l'asilo. Abbiamo fatto un'alleanza con il centrodestra dopo una campagna elettorale durante la quale non ci siamo scambiati fiori...», osserva.

«Attenzione a dire "hanno vinto gli incolti e gli imbecilli ora mettiamoli alla prova e falliranno e quindi torneranno a votare per noi": è un errore che non possiamo permetterci di fare, innanzitutto perché sarebbe un azzardo forte dire che sono estremisti il 50% degli italiani», sottolinea ancora Orlando. 

«Dobbiamo riflettere sugli elementi di nepotismo e clientelismo che hanno caratterizzato il nostro partito, riconoscendoli, e dobbiamo ridimensionare tutti gli ego», ha detto poi Orlando. «In questa sala si è consumato un capitolo buio sulle liste, noi chiediamo che passaggi come quelli non si possano più determinare, perché il pluralismo è stato sacrificato nelle lista come tutti coloro che, nella maggioranza come nella minoranza, avevano disturbato il manovratore», ha aggiunto parole che hanno contribuito a far di nuovo salire la tensioe nel Pd.

Alle parole di Orlando si sono infatti poi aggiunte quelle di un altro esponente della minoranza Gianni Cuperlo che ha invitato a «superare il renzismo». Dichiarazioni che hanno fatto insorgere i renziani per una «violenza» verbale propria «dei peggiori grillini». Diventa così occasione di scontro l'assemblea della Sinistra Dem di Cuperlo, che in nome della «idea collegiale della leadership» coltivata dal reggente Martina, riuniva al Nazareno esponenti di tutte le aree, assenti solo i «super-renziani»: c'erano Orlando e Damiano, ma anche Carlo Calenda, Luigi Zanda e lo stesso
Martina. E l'episodio mette a rischio il tentativo unitario in corso su capigruppo e segreteria.

È una unità senza Renzi quella che si sta provando a costruire, denunciano i renziani. Al contrario, replicano gli accusati, è il tentativo di ripartire con una riflessione vera sulla «sconfitta più grave di sempre». Sullo sfondo, però, c'è la partita sugli assetti parlamentari e, in prospettiva, sulla linea da tenere nel caso si arrivasse a un governo di scopo. Giovedì si riuniranno per la prima volta deputati e senatori eletti, ma la scelta dei capigruppo dovrebbe avvenire solo la settimana successiva. Un'intesa sarebbe stata trovata sui nomi di Andrea Marcucci al Senato e Lorenzo Guerini (o Ettore Rosato) alla Camera. E si proverà a tenere tutti uniti nella scelta, evitando una conta con voto segreto. Anche perché l'esito sarebbe incerto: al Senato sui 52 membri del gruppo ci sarebbero 28 renziani (dei quali 3 vicini a Delrio, 2 a Martina). Ma la fiducia reciproca è poca: i renziani temono di essere scavalcati da accordi sottobanco anche su presidenze delle Camere.

Renzi giovedì scorso è stato per la prima volta in visita al Senato, dov'è stato eletto ed è andato a trovare Franco Marini: a Palazzo Giustiziani, da ex premier, potrà avere se vuole un ufficio. Per ora, da Firenze, resta silente. Ci pensano però renziani come Michele Anzaldi e Franco Vazio, a insorgere leggendo le critiche dell'assemblea cuperliana: «Tutta colpa del "renzismo"? E chi era al fianco di Renzi al partito e al governo che faceva in questi anni?», domanda Anzaldi. A dare sui nervi è soprattutto Orlando, che denuncia «nepotismo» e «clientelismo». «Non mi riferivo a Renzi», precisa lui. Ma i renziani ce l'hanno anche con Martina, reo di non aver difeso l'ex segretario.
Cuperlo a dire il vero critica l'essere divisivo di Renzi e il «cadornismo» che ha portato alla Caporetto, ma sostiene che «è stata bocciata una classe dirigente, è stato anche un voto contro il governo». «No a gazebo e nuovi Messia», invoca l'esponente della minoranza. «Serve un congresso costituente e un segretario di transizione, non il ritorno della Ditta e attenti agli ultimi giapponesi», afferma Orlando. «Bisogna cambiare il Pd, dare una scossa a ogni livello», concorda Martina, che - nel giorno delle dimissioni di Pippo Civati dalla guida di Possibile - si scaglia contro chi da LeU dà lezioni ai Dem. Bisogna rimettersi subito «in cammino con umiltà», afferma Calenda, «senza bandiere rosse» ma offrendo «protezione» dopo gli «errori» recenti. A Calenda, che nega di voler fare il segretario, vengono attribuite aspirazioni da candidato premier in caso di voto anticipato. Prima però, ci sono altre partite.

«Così si muore. Renzi ha sbagliato tutto. Renzi non ha sbagliato nulla. Cuperlo è pericoloso. Martina non ha abiurato abbastanza. Qui siamo nel mezzo di una crisi epocale per l'Occidente, l'Italia e i progressisti. Vediamo di evitare la sindrome da Asilo Mariuccia», ha scritto poi Clenda su Twitter, rispondendo a un utente. Quanto alle dichiarazioni di Orlando e Cuperlo, puntualizza: «Non ho sentito Orlando, Cuperlo ha esposto le sue opinioni in modo civile. Dobbiamo iniziare a ragionare di futuro altrimenti si ricomincia con divisioni e personalizzazioni».

Ancora, sul governo il ministro afferma: «Governi Renzi/Gentiloni tra migliori storia Italiana. Riforma istituzionale avrebbe cambiato verso al Paese. Sconfitta è figlia di crisi Occidente lib/dem e paure diffuse ma anche messaggio troppo semplicistico su crisi risolta e futuro semplice. Poco accolte paure. Adesso però andiamo avanti». «Credo che per una volta il Pd sia davvero compatto - aggiunge - sul no all'alleanza con il Movimento 5 Stelle». «Io - spiega a un altro utente - ho provato a lavorare con loro su Roma e il risultato è stato molto scoraggiante da tutti i punti di vista. Sconsiglierei di ripetere esperimento a livello nazionale». 

  Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 09:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA