Scuola, Faenza, in mostra il liceo classico Torricelli, il più antico d'Italia: da Carlo Lucarelli a Gaetano Salvemini

Giovedì 5 Maggio 2016 di Paolo Ricci Bitti

Liceo Torricelli a Faenza, il più antico in Italia: in mostra per la prima volta fino all’8 maggio il suo sconfinato archivio-biblioteca che permette di viaggiare a ritroso di quasi quattro secoli.

In carrozza, allora, per vedere le foto di Carlo Lucarelli vestito da prete alla recita di fine anno nel 1980 e di Giosué Carducci in visita fra le aule nel 1887. E ancora: la pagella di Dino Campana, con i voti in condotta che via via calano perché il futuro autore dei “Canti orfici” accusa le prime crisi depressive, e i registri firmati dal professor Gaetano Salvemini, fra i più autorevoli oppositori del regime fascista e docente a Harvard: le sue argomentazioni contro la guerra alla Libia del 1911 restano di stretta attualità. E i testi del ‘500 e del ‘600 su cui hanno studiato il grecista Dionigi Strocchi e il poeta neoclassico Vincenzo Monti, traduttore dell’Iliade: e chissà di chi erano quegli essenziali ed eleganti occhialetti pince-nez ritrovati in un volume del Settecento. E la sfilza di “10” in letteratura italiana del poeta Alfredo Oriani, ignorato in vita dalla critica ma poi capace di riscuotere elogi da Mussolini e Gramsci.
 

TORRICELLI E GALILEI
Il viaggio in Romagna con il liceo classico “Torricelli”, una pagina ingiallita dopo l’altra, una foto seppiata dopo l’altra, porta sempre più lontano perché già nel 1623 venne istituito in via Santa Maria dell’Angelo un collegio dai gesuiti che a Faenza insegnarono latino e greco a Evangelista Torricelli, pronto a tenere informato il maestro Galileo Galilei delle sue scoperte nella fisica e nella matematica.

GENI E MINUS HABENS
Tanti gli studenti o i professori geniali passati dal “Torricelli”: Giuseppe Cesare Abba, cronista delle imprese garibaldine, l’antropologo Ernesto De Martino, indispensabile per comprendere il “meridionalismo”, il linguista Giuseppe Ragazzini, curatore del celeberrimo dizionario di Inglese edito dalla Zanichelli, il cardinale Achille Silvestrini, protagonista in Vaticano della stagione della distensione con i regimi comunisti europei. Tante menti brillanti, ma non tutte, su e giù per lo scalone monumentale in via Santa Maria dell’Angelo: nei registri ottocenteschi si leggono sì note quali “alunno di elevato ingegno”, ma appaiono anche studenti definiti “minus habens” e persino “è un animale vegetabile, e non altro”. Inutile cercare, di questi ultimi, i diplomi di fine corso esposti sui muri in cui la grafia, anzi, la calligrafia svolazzante nelle maiuscole non finisce mai di lasciare stupiti in questi tempi da 140 caratteri ed emoticon.

IL PRIMATO FAENTINO
L’anno scorso il classico “Scipione Maffei” di Verona ha rivendicato il primato di liceo più antico d’Italia esibendo il decreto istitutivo firmato da Napoleone il 18 dicembre 1804. Se questa è la data di riferimento, in un ambito storico che pure si presta a mille interpretazioni e distinguo, a Faenza replicano ricordando che il liceo napoleonico dipartimentale del Rubicone risale al 1803. E tanti saluti al primato veronese. Le lezioni proseguono poi, sotto le insegne del Regno Sabaudo, nel 1860 (un anno prima dell’unità d’Italia), nel Regio Liceo che cinque anni dopo viene intitolato a Torricelli. A Faenza infine, come ricorda il professore Stefano Drei, curatore della mostra che ha coinvolto anche gli studenti, c’è da sottolineare la continuità della sede in via Santa Maria dell’Angelo, che appunto da quasi quattro secoli ospita alunni e insegnanti. Un altro puntello al primato faentino.

DA FAENZA A ROMA
Per dirne una, in fatto di scuole con profonde radici nella storia italiana, si può ricordare il Visconti, il più antico liceo di Roma, istituito nel 1871, con le alunne ammesse nel 1890, quattro anni dopo il Torricelli di Faenza che fin dall’inizio allestì con lungimiranza controcorrente le classi miste, dissolte dalle miopie del Regime nel 1933. Bel premio per le autarchiche studentesse che pure, in una lettera adesso in mostra, si dicono pronte a rinunciare al riscaldamento per aiutare le casse dello Stato “perché ormai siamo donnine”.

FOTO DI CLASSE
Nella sala al Voltone della Molinella, a fianco del trisecolare teatro Masini, sfilano in questi giorni generazioni e generazioni non solo di faentini che riscoprono il senso di appartenenza all’istituzione e alla comunità e che attendono lo scorrere del “rullo” per vedere proiettata la loro foto di classe o quella dei loro nonni o bisnonni: il Torricelli ha la raccolta di foto di classe più vasta d’Italia. E che si fanno spiegare dallo studente-guida di turno questo o quel documento, questa o quella attrezzatura scientifica e didattica: ragazzi nativi digitali che illustrano e raccontano libri ancora freschi della rivoluzione di Gutenberg.
E tanti altri ex alunni telefonano da tutt’Italia, si informano, si rammaricano di non fare in tempo a visitare questa rassegna che rende merito, finalmente, alla principale istituzione culturale faentina e che, in controtendenza rispetto a molti altri licei classici dell’Emilia Romagna, continua ad attirare alunni non solo della provincia ravennate per gli alti risultati didattici e la qualità dei rapporti fra docenti ed alunni.

 


MINIERA DI DATI
In mostra, poi, c’è solo una minima parte del vastissimo archivio-biblioteca scandagliato da anni dal professor Drei e che comprende, circostanza probabilmente unica in Italia, il fondo originario dei Gesuiti: digitalizzare questo tesoro permetterebbe agli studiosi di mille discipline di attingere a una fenomenale risorsa, come sta avvenendo ad esempio con il progetto Venezia Time Machine, che grazie a innovativi scanner-tac in tempi rapidi sta trasformando in comodi “file” i 2,5 miliardi di pagine dell’Archivio di Stato veneziano.
Una miniera, l’archivio-biblioteca del Torricelli, per grecisti, latinisti, linguisti, storici, etnologi, antropologi, studiosi dei costumi e delle tradizioni.

ORFANELLE
Basta leggere i titoli proposti per i temi della licenza ginnasiale per entrare nella vita di quei ragazzi e delle loro famiglie sullo sfondo dei primi passi dello Stato italiano: La miglior vendetta è il perdono (1894), A chi sa non manca nulla (1895), Torna il sole… tornano le stelle… torna la primavera… ma Essa non torna! Pensieri di un’orfanella (1898), Guardando il ritratto del padre morto combattendo per la libertà della Patria (1898). Oppure scorrere le perentorie veline del regime, compresa quella con cui viene richiamo il preside Socrate Topi per “la scarsa presenza di alunni” a un’adunata di Regime. Spesso esilaranti le note disciplinari e le comunicazioni tra famiglie e insegnanti e viceversa: fra le giustificazioni per le assenze abbondano le cadute da cavallo e le febbri maligne. Sono proprio i riflessi nella vita quotidiana nell’arcisecolare storia del liceo i principali meriti di questa esposizione che intreccia di continuo le vicende scolastiche con quelle italiane.

In mostra anche riferimenti ai sei alunni volontari nella terza guerra di indipendenza (1866) e ai 25 caduti nella prima guerra mondiale. E diari di alunni in cui si riferisce di avvistamenti di fantasmi nei lunghi corridoi del Palazzo degli studi nella cui penombra si stagliano statue di gesso e grandi animali impagliati. E giornalini scolastici e rarissimi diplomi: magnifico quello del ginnasio settecentesco.

CARLO LUCARELLI
“Mi ha insegnato più il liceo Torricelli che l’università” ha detto in un’intervista lo scrittore best seller e autore-conduttore per la tv, Carlo Lucarelli. Visitando la mostra si capisce perché questa considerazione valga da quattro secoli.

Liceo Torricelli – Ballardini a Faenza (Ravenna)
Fino all’8 maggio al Voltone della Molinella
Orario di apertura: 10-12 e 16-19 – Ingresso gratuito
Informazioni: professor Stefano Drei cell. 3493795211 email: sdrei@racine.ra.it
www.liceotorricelli.it

Ultimo aggiornamento: 9 Maggio, 10:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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