La Crusca contro il ministero dell'Istruzione: troppe parole inglesi, abbandona l'italiano. È polemica

Martedì 17 Aprile 2018
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L'Accademia della Crusca striglia il ministero dell'Istruzione. Nel mirino dei linguisti c'è un documento in particolare: il Sillabo programmatico, pubblicato a marzo e dedicato alla promozione dell'imprenditorialità nelle scuole statali secondarie di secondo grado. Secondo i professori del team dell'Accademia Incipit, specializzato nella lotta al dilagare dell'anglicismo facile nell'uso della lingua, sostanzialmente, il documento testimonia l'«abbandono dell'italiano», da parte del Miur, in favore di un «sovrabbondante e non di rado inutile» ricorso all'inglese.

«Non capisco, sinceramente, da quali documenti o atti del Miur ricaviate la presunta volontà ministeriale di, cito, "promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana"», replica la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli, rispondendo alla Crusca. «È sbagliato, secondo me - scrive ancora Fedeli - porre in alternativa l'italiano - il cui valore va non solo difeso, ma anche consolidato e promosso, come ha fatto il Ministero che ho avuto in quest'ultimo anno e mezzo l'onore di guidare - e l'inglese - che ritengo debba diventare lingua obbligatoria fin dalla scuola dell'infanzia, insegnato da docenti madrelingua».

«Vi si potrebbe rispondere - prosegue Fedeli - con una battuta e replicare che la presenza di alcuni termini inglesi, all'interno di un documento di 11 pagine e composto da 3.124 parole, difficilmente potrebbe sorreggere un intero modello linguistico-concettuale. Ma la questione che sollevate è seria e, naturalmente, merita una risposta non liquidatoria. Già in passato, quando l'Accademia della Crusca accusò il Miur di voler "cancellare" l'italiano per via dell'impiego obbligatorio dell'inglese nel bando per i Progetti di Ricerca d'Interesse Nazionale (Prin), ho avuto modo di esprimere la mia contrarietà nei confronti di un ragionamento fondato su una contrapposizione artificiale e artificiosa tra lingue. E vale oggi anche quel che dissi allora riguardo la vicenda dei Prin: la redazione delle domande per il bando in lingua inglese appare funzionalmente indispensabile, considerato che le lingue si definiscono per quelli che sono i loro spettri d'impiego e che l'inglese è innegabilmente la lingua veicolare della comunicazione internazionale fra ricercatrici e ricercatori».

«Non vi sfuggirà, ne sono convinta - prosegue Fedeli - che l'utilizzo di termini stranieri si rivela funzionalmente necessario quando questo "prestito" consente una funzione designativa del tutto inequivoca, specie se si accompagna all'introduzione di nuove "cose", nuovi "concetti" e delle relative parole. Ciò vale per "team building", "budget" o "crowdfunding" quando si scrive di imprenditorialità, così come vale oggi per i termini greci o latini "crudi" utilizzati in studi di archeologia, papirologia, esegetica, solo per fare alcuni esempi, magari in grafia originale. O come valeva in passato per le parole arabe quando si scriveva di matematica o di geometria».

«Si stenta a credere - conclude la ministra - che qualcuno possa imputare al Miur la volontà di "promuovere un abbandono sistematico della lingua italiana". Soprattutto se quel qualcuno ha risposto a una petizione titolata #dilloinitaliano fondando un gruppo dal nome "Incipit". E non è una semplice battuta, perché sono certa che per voi questo termine latino abbia precise connotazioni, evochi significati, che il termine italiano "inizio" forse non rispecchia. E quindi sono certa che anche se avete scelto come nome "Gruppo Incipit" continuerete a promuovere, come sta facendo il Miur, il valore della lingua italiana». 

  Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 17:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA