Giulia Grillo: «Cambio l’Agenzia del farmaco. Sanità, manager solo per merito. Vaccini? Sul morbillo attenzione alta»

Sabato 14 Luglio 2018 di Marco Ventura
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Giulia Grillo
Il nuovo direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco «sarà scelto in base a una selezione pubblica. Ho firmato l’avviso. Scocca l’ora della trasparenza». Il ciclone Grillo, inteso come Giulia Grillo, ministro 5 Stelle della Salute, si abbatte sull’Agenzia guidata da Mario Melazzini.

Ministro, perché un segnale così forte?
«Vogliamo essere il governo del cambiamento non solo nelle parole ma nei fatti. Quell’incarico è il più importante che conferisce il ministero della Salute: vigila su un fatturato di quasi 30 miliardi di euro e si occupa di atti fondamentali come l’autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci e la farmacovigilanza. Ha enormi responsabilità economiche e medico-scientifiche in uno dei settori di maggior interesse per la spesa del servizio sanitario e per tutti gli assistiti. Giusto garantire la partecipazione non solo agli adepti dei ministri, ma a una platea ampia di cittadini, sia come osservatori che come candidati».

Che cosa cercate?
«Curriculum forti e comprovata competenza, tecnico-scientifica nella farmaceutica e nella medicina, e manageriale. Libera come sono da qualsiasi influenza o pressione, cercherò di scegliere la persona migliore nella rosa dei candidati, con tanto di dichiarazione di assenza anche solo di potenziali conflitti d’interesse. Basta appartenenze di bandiera e logiche clientelari di partito. La sanità pubblica non è una miniera da sfruttare». 

Vi fermerete qui?
«È solo il primo passo. Poi toccherà alle nomine nelle Asl e negli ospedali, negli enti controllati dal ministero, nella scelta dei primari. Daremo spazio alle capacità e ai giovani. Vogliamo cambiare metodo. Avere trasparenza, meritocrazia, partecipazione. Tutti devono potersi proporre fuori dai canali della politica. Per anni ho contestato la vecchia gestione dell’AIFA, anche quando è stato sostituito Pani col direttore Melazzini, ma non è cambiato granché. La prossima settimana farò partire un tavolo sulla farmaceutica per la riforma della governance. Avanzerò una proposta e mi auguro che la persona da me indicata la porti avanti con coerenza. L’obiettivo è avere i farmaci migliori al miglior prezzo».

Altro?
«Senza trasparenza degli atti continuerà a esserci manipolazione politica. Vorrei che fossero pubblici, per gli scienziati come per gli utenti medi, i dati sulle valutazioni delle commissioni per i direttori generali delle Asl. Non conosciamo i punteggi attribuiti, quindi il presidente della Regione fa le nomine a sua discrezione anche se i parametri non corrispondono. Così per gli obiettivi dei direttori generali: bisogna sapere come vengono raggiunti e valutati. Sto studiando una modifica per eliminare in tutto o in parte le nomine fiduciarie. I concorsi truccati in Basilicata sono un altro segnale: al di là degli illeciti, l’operato di chi viene nominato dev’essere misurabile. Io stessa posso non essere illuminata in certe nomine. Vedrà, si ridurranno le attese per visite e analisi quando saranno attribuiti in maniera esplicita ai manager gli obiettivi di riduzione».

Per il governatore De Luca certe scelte non spettano allo Stato.
«I presidenti si assumano la responsabilità di scegliere chi vogliono, ma se nominano gli ultimi della lista dobbiamo saperlo, e loro devono giustificarlo. De Luca certe nomine le ha fatte senza neppure le commissioni. Valga nel pubblico ciò che vale nel privato: il manager va valutato e, se è scarso, mandato via. In Italia c’è un retaggio culturale per cui nella pubblica amministrazione i risultati non contano. Ma le aziende sanitarie sono aziende, devono essere efficienti. Con performance misurabili».

Molti ospedalieri temono si voglia smantellare la sanità pubblica, visti i budget.
«Germania e Francia hanno un sistema assicurativo collegato al lavoro che noi non potremmo avere, a causa della disoccupazione e dell’alto cuneo fiscale. Spendono di più perché sono diverse le modalità di finanziamento. Le risorse vanno aumentate, ma soprattutto non si possono più tollerare gli sprechi. Non solo al Sud, anche al Nord. Si pensa che il denaro pubblico si possa sprecare. Ma un reparto materno-infantile come quello dell’ospedale del Mare, con macchinari e struttura da milioni e milioni di euro, non può essere smantellato e convertito in cardiochirurgia. L’autonomia non può diventare autolesionismo: minimi risultati col massimo impegno».

Il presidente dell’ISS dice che, emozionata dalla sua gravidanza, avrebbe dato numeri sbagliati sulle coperture vaccinali. Da qui l’autocertificazione.
«A parte l’uscita assolutamente infelice di Ricciardi, la pensiamo in modo diverso dal precedente governo sulla scelta fra obbligo e raccomandazione. Sarà il Parlamento ad affrontare a breve la questione con una proposta di legge. Garantirò le coperture di sicurezza per ottenere l’effetto gregge, avendo bene a mente che oggi c’è ancora da tenere alta l’attenzione sul morbillo».
 
Quanto durerà il governo? Troppo diversi voi e la Lega?

«Non so, non faccio la veggente. Ci sono differenze tra di noi, è vero, e il tema dell’immigrazione è delicato, spinoso. Ma lavoro in grande sintonia coi colleghi della Lega nel governo e in Parlamento. Salvini ha sensibilità e modo di esprimersi suoi, che non sono i miei, ma è libero di manifestare il suo pensiero com’è giusto, rientra nelle sue prerogative». 

Avete incassato l’abolizione dei vitalizi...
«Mi aspettavo un’accoglienza più positiva dalla stampa. Ha ragione Di Maio: restiamo sempre i brutti anatroccoli. Abbiamo fatto risparmiare 40 milioni l’anno solo alla Camera, su un tema di giustizia sociale mai prima oggetto di un atto così diretto. Non abbiamo fatto macelleria. Avremmo potuto essere più populisti. Invece siano stati razionali e di buonsenso. Sulle pensioni interverremo solo su quelle sopra i 4mila euro netti, per applicare a tutte i criteri contributivi. La politica è fatta anche di etica». Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 01:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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