L'uso dei pesticidi causa obesità e diabete: scoperta choc dei ricercatori francesi

Domenica 1 Luglio 2018 di Franca Giansoldati
L'uso dei pesticidi in agricoltura finisce per entrare nella catena alimentare causando un aumento di malattie come il diabete e l'obesità. Sta diventando sempre più difficile non vedere le correlazioni tra l'abbondante uso di queste molecole di sintesi chimica selezionate per combattere organismi nocivi in agricoltura. L'ultimo allarme è contenuto in un monumentale studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives e condotto da ricercatori francesi dell'Istituto Nazoinale della ricerca agronomica e dell'Istituto Nazionale di Sanità e ricerca medica (Inserm) che dimostrano i test fatti nei laboratori. I roditori esposti ad una alimentazione basata su verdure e ortaggi coltivati con i sei pesticidi più largamente utilizzati, hanno registrato un forte aumento di massa grassa e di diabete. Secondo gli istituti di ricerca d'Oltralpe è la prima volta che gli effetti dell'obesità e del diabete vengono così evidenziati. Sembrano esserci ben pochi dubbi sui danni provocati. “Questi studi ci hanno permesso di fare emergere il legame di causalità tra l'esposizione della popolazione ai pesticidi e i rischi metabolici” ha spiegato Laurence Payrastre, uno dei ricercatori, intervistato dal quotidiano Le Monde che rileva, inoltre, che il diabete è aumentato in modo esponenziale in tutti i paesi. Entro l'anno dovrebbe essere pubblicata la ricerca effettuata dall'Efsa, l'agenzia europea per la sicurezza alimentare, sulla valutazione tra gli effetti dei pesticidi sulla tiroide e il sistema nervoso.

Recentemente il tema dei legami tra i pesticidi e le malattie è stato al centro di un approfondimento sia alla Fnsi, Federazione nazionale stampa italiana, che alla Gregoriana. Uno dei relatori, Antonella Litta, medico di medicina generale, specialista in Reumatologia, referente nazionale dell’Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment), ha chiarito che dall’inizio negli ultimi 50 anni di storia industriale sono state immesse nell’ambiente oltre centomila sostanze di sintesi chimica (vari tipi di plastiche e suoi componenti, pesticidi, ritardanti di fiamma, diossine etc., molecole generate dalla combustione di petrolio, carbone, metano e dall’incenerimento dei rifiuti e da tante altre attività industriali), oltre a l’aver reso disponibili quantità elevate di metalli pesanti, energia ionizzante e incrementato l’esposizione ai campi elettromagnetici. «Queste sostanze ed energie sono risultate avere azione tossica, cancerogena, di interferenza endocrina capaci di mimare l’azione degli ormoni naturalmente prodotti dal nostro organismo e quindi di sostituirli nella loro funzione di fisiologica regolazione dei metabolismi e quindi di favorire malattie, in grande aumento, come il diabete, l’obesità, malattie cardiovascolari, le malattie immunomediate, i disturbi della sfera neuroendocrina, l’infertilità, i disturbi dello sviluppo genito-urinario e sessuale nei bambini e nelle bambine».

Non solo. Litta ha denunciato che l’esposizione materno fetale e anche quella preconcezionale è quella che più preoccupa, visto che nei cordoni ombelicali «vengono rilevati inquinanti ambientali come pesticidi, metalli pesanti, diossine, sostanze chimiche industriali che superano la barriera placentare e interferiscono con quello che chiamiamo fetal programming di fatto sprogrammando, alterando così il progetto di vita e di vita sana iniziato con il concepimento di ogni essere umano nella sua unicità. Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 19:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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