Cellule fetali restano nel corpo materno: la conferma in uno studio olandese

Domenica 20 Settembre 2015 di Antonio Bonanata
Si chiama “microchimerismo” (da Chimera, il mostro mitologico metà leone, metà capra) e può essere paragonato a un lascito del feto alla donna che lo ha generato: alcune cellule del nascituro, sia di sesso femminile che di sesso maschile, restano nel grembo materno e da qui si diffondono in tutto il corpo, a volte restandovi solo per un periodo limitato, altre volte tutta la vita.

Era solo un’ipotesi scientifica ma ora è stata confermata da un esperimento, condotto da un’equipe di anatomopatologi dell’università di Leida, in Olanda, pubblicato il mese scorso sulla rivista specialistica Molecular Human Reproduction. La ricerca è stata svolta su campioni di tessuto cellulare di 26 donne morte durante la gravidanza (o immediatamente dopo), tutte incinte di feti maschi. I ricercatori volevano verificare se l’idea di trovare cromosomi Y, ovvero maschili, in corpi femminili – con cromosoma X – potesse trovare un riscontro nella realtà dei fatti.



Gli scienziati olandesi hanno vinto la scommessa: nei tessuti degli organi analizzati (cervello, rene, cuore e altri) sono state trovate le prove della presenza di questa specie di “commistione”, resa possibile dalla gravidanza. Il parto, quindi, non mette fine, in maniera definitiva, alla presenza del feto nel grembo della madre, dato che, in qualche modo, questa coabitazione prosegue a livello cellulare. Già negli anni Novanta del secolo scorso era stata avanzata una simile ipotesi; successivamente, alcuni studi hanno confermato casi in cui lo scambio non si limita a una semplice diffusione, ma spesso diventa vera e propria compenetrazione: alcune cellule fetali in topi di sesso femminile, dopo aver raggiunto il cuore, sono divenute parte integrante del tessuto cardiaco.

Spiega la professoressa J. Lee Nelson, esperta di microchimerismo presso il Centro di ricerca oncologica “Fred Hutchinson” di Seattle: «La maggior parte di noi crede che si tratti di un fenomeno frequente, o addirittura universale», e lo specifica alla luce dei recenti risultati, che hanno smontato lo scetticismo iniziale degli esperti. In uno studio di tre anni fa, la professoressa Nelson aveva analizzato il cervello di 59 donne anziane decedute, trovandovi il cromosoma Y nel 63 per cento dei casi. Le ricerche sono state condotte su cromosomi maschili dato che, in un organismo dove predomina il cromosoma X, è più facile distinguerli da quelli femminili.



È pur vero che le cellule “immigrate” sono poco diffuse (dove lo erano di più, se ne contava all’incirca una ogni mille); si calcola che il passaggio avvenga già intorno alla settima settimana di gravidanza. C’è chi avanza l’eventualità che questo fenomeno possa avere effetti dannosi per la salute della donna. I tumori, ad esempio, potrebbero essere pieni di cellule fetali, cosa che dimostrerebbe il nesso tra queste e l’insorgere del cancro in un corpo reduce da una gravidanza. Ma c’è chi sostiene che il microchimerismo possa apportare benefici. Casi simili sono stati riscontrati in altre specie di mammiferi, come il cane, la vacca e il topo. Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 11:00

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