Unioni civili, Renzi apre ai centristi: «Via le adozioni e testo blindato»

Unioni civili, Renzi apre ai centristi: «Via le adozioni e testo blindato»
di Diodato Pirone
4 Minuti di Lettura
Lunedì 22 Febbraio 2016, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 10:10

Unioni civili al bivio. A pochi giorni dalla ripresa delle votazioni in Senato il premier (e segretario Pd) Matteo Renzi rilancia: o si fa un'intesa di maggioranza con i centristi e si vota la fiducia escludendo dal provvedimento la stepchild adoption, oppure si va avanti ad affrontare 4/500 votazioni stringendo un patto di ferro con i 5Stelle. Il premier non si spinge oltre: saranno i senatori Dem, convocati domani alle 8 di sera, a votare per decidere.
Ma la scelta è tutt'altro che indolore, perché in ballo c'è l'adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali, punto qualificante della legge finora. Lo stralcio è il prezzo che Ncd chiede di pagare a un accordo di governo. Una richiesta indigesta, per la minoranza Pd, che è in rivolta contro l'ipotesi di fiducia chiesta all'attuale maggioranza.
Ci sarebbero da festeggiare i due anni di governo, con il via a una campagna a tappeto e l'invito a tutto il Pd («Da solo non ce la faccio») ad andare «porta a porta» a raccontare il «cambiamento strabiliante in atto». C'è da parlare della battaglia ingaggiata con l'Europa, per chiedere «una strategia economica non solo centrata sugli egoismi di qualche Paese dominante». C'è da respingere al mittente le «lezioncine» dei tecnici alla Mario Monti e della «presunta classe dirigente con tanti veti e pochi voti che fa la morale alla politica per apparire cool all'ora del brunch».

LA PAROLA
Ma quando Renzi prende la parola in assemblea, sa che l'attesa è tutta per il passaggio sulle Unioni civili. Tanto che all'ingresso dell'hotel Parco dei Principi di Roma, dove sono convocati i mille delegati Dem, Monica Cirinnà, relatrice della legge, si presenta tappandosi la bocca.

E il premier, quasi alla fine di un discorso lungo un'ora, non si tira indietro. Anzi, mette sul tavolo un asso: sono disposto, annuncia, a siglare un accordo di governo con Ncd e mettere la fiducia («Ogni strumento necessario») pur di fare una legge e non «frustrare la speranza di allargare i diritti come accadde con i Dico 10 anni fa».
Si è arrivati a questo punto, spiega Renzi, perchè il Pd le elezioni non le ha vinte. Sul ddl Cirinnà ha trovato subito un «accordo forte» con il gruppo di Verdini e Sel («Strani amori...», scherza citando Laura Pausini). E poi ha tentato l'accordo con i 5Stelle. Ma, racconta il premier, loro hanno fatto «dietrofront», perchè vogliono far del «male al Pd» e hanno la «sindrome di Lucy, che con Charlie Brown si portava via il pallone all'ultimo». O si rischia ancora con M5s o si cerca l'intesa con Ncd: ai senatori Pd Renzi lascia la scelta.

LO SCAMBIO
Ma in cambio gli alfaniani - lo sottolinea il capogruppo Renato Schifani - chiedono innanzitutto di «stralciare la stepchild adoption». Perciò un pezzo di Pd subito insorge. «Sono contrario», dichiara dalla minoranza Roberto Speranza. Anche i Giovani Turchi, che sono nella maggioranza Pd, dicono no allo stralcio e cercano una mediazione con i CattoDem su una legge contro l'utero in affitto. Il M5S batte un colpo con un «appello» di Luigi Di Maio; «Sulle unioni noi ci siamo al 100%». Ma i Dem non si fidano: «Un giorno dicono sì, l'altro no», scuote la testa Ettore Rosato. Da qui a domani in Senato e nel governo si tratterà. Ma il segretario avverte fin d'ora CattoDem e minoranza Pd: «A chi minaccia ”o così o me ne vado”, dico quattro lettere: ciao». «Ciao - sorride Gianni Cuperlo - almeno è meno brusco di addio».