Caso Giochi a Torino, M5S sfida Grillo e vota no. L'ira della Appendino

Mercoledì 14 Marzo 2018 di Lorenzo De Cicco

C'erano una volta i diktat del capo e l'esecuzione spicciola dei proseliti. Sotto la Mole, stavolta, va in scena un altro film. Beppe Grillo tifa per il ribaltone sulle Olimpiadi, si espone in prima persona, sconfessa il tabù dei grandi eventi che polverizzò il sogno di Roma 2024, e poi? Le sue truppe al Comune sabaudo e in Regione Piemonte procedono in ordine sparso - chi diserta l'aula, chi vota contro, chi si astiene - il blocco un tempo granitico degli eletti si sfarina in rivoli e correnti come un partito d'antan. La sindaca Chiara Appendino dovrà forse ricalibrare la rotta del suo mandato, col rischio che il «pragmatismo» che tanto piace, ora, ai vertici nazionali, a cominciare da Luigi Di Maio, sbatta contro la frangia più ideologicamente vintage (e bellicosa) dei suoi consiglieri a Torino, minoranza nella maggioranza, certo, ma comunque decisiva, come si è visto, in Consiglio comunale. Ieri la sindaca ha cercato i ribelli al telefono uno a uno: «Non è il momento per le divisioni, dobbiamo essere compatti - il messaggio ai suoi - I nemici devono essere fuori da qui, non dentro. L'unità è sempre stata un valore per il Movimento». Anche perché altrimenti l'avventura grillina a Torino arriverebbe al capolinea.

La resa dei conti pare rinviata, ma le contraddizioni del M5S sabaudo sono ormai affiorate alla luce del sole, l'innesto è stata la decisione di Appendino di candidare la città ai giochi invernali del 2026. E così, con Grillo in vivavoce, venerdì scorso è stato spiegato alle truppe di eletti e attivisti, che le olimpiadi sono diventate una «grande occasione», altro che supposti sprechi, come recitava lo spauracchio propagandato nella Capitale solo un anno e mezzo fa. Ma la maggioranza, come detto, si è spaccata. Lunedì, per la prima volta, è andata sotto in Consiglio comunale: niente numero legale, seduta saltata. Ieri alla fine i quattro (decisivi) dissidenti si sono presentati sugli scranni della Sala Rossa, ma c'è stato solo il tempo di votare una delibera su un supermercato, la mozione pro-giochi è rinviata a lunedì prossimo, l'esito rimane incerto.

Appendino vorrebbe muoversi prima, l'idea è di scrivere già oggi al Coni per presentare una «manifestazione di interesse», prima però il M5S dovrà superare un altro voto, quello del Consiglio metropolitano, l'ex Provincia, dove i grillini sono minoranza in partenza. Per far passare la linea non solo dovranno essere compatti, ma dovranno anche cercare il sostegno delle opposizioni. Incastri complicati, anche perché all'ordine dei lavori, oggi, ci saranno due mozioni diverse: una del Pd e una del M5S.

Ieri intanto, a proposito di fedeltà al vecchio leader, il gruppo del M5S alla Regione Piemonte ha votato contro a un atto pro-olimpiadi, presentato da Forza Italia. E ha disertato il voto di una mozione del Pd che impegna «la Giunta Chiamparino a sostenere la candidatura bis di Torino nel 2026», passata a maggioranza con i voti del centrosinistra. Sarebbero stati atti «strumentali», la giustificazione dei pentastellati, atti usati per «ribadire l'ovvio, cioè che a decidere sarà la sindaca di Torino». Il governatore dem del Piemonte, Sergio Chiamparino, ieri si è augurato che «ora tutto il Consiglio metropolitano sostenga la volontà della sindaca e che il Consiglio comunale rimedi alla lacerazione che si è verificata, è fondamentale il gioco di squadra».

Gioco di squadra di cui, a quanto pare, difettano anche altrove. Per esempio ieri la Provincia di Bolzano ha bocciato la proposta del governatore veneto Luca Zaia di candidare ai Cinque cerchi le Dolomiti.

BOLZANO SI SFILA
Arno Kompatscher, il leader della Sudtiroler Volkspartei, ha dichiarato che «allo stato attuale sono impossibili Giochi a impatto zero», ribadendo però la disponibilità di impianti e piste da sci già esistenti, come fatto con la candidatura, poi bocciata con un referendum, di Innsbruck. «Comprendo le perplessità dell'amico Kompatcher, ma l'impatto zero si può», ha ribattuto Zaia, secondo cui «litigare sullo sport non è certo educativo». Ultimo colpo di scena, chi arriva a difendere le olimpiadi in Veneto volute dal governatore leghista? Un parlamentare dei Cinquestelle, Federico D'Incà: «Le olimpiadi delle Dolomiti sono una grande opportunità».

Ultimo aggiornamento: 08:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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