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Terremoto, il Governo si tiene i poteri: ora un nuovo commissario. E' scontro sindaci-Regioni

Terremoto, il Governo si tiene i poteri: ora un nuovo commissario. E' scontro sindaci-Regioni
di Alberto Gentili
3 Minuti di Lettura
Martedì 22 Agosto 2017, 09:21

Non cambia, per ora, la governance dell'emergenza terremoto. Paolo Gentiloni, dopo l'addio di Vasco Errani, procederà alla nomina di un nuovo commissario straordinario. Una notizia che lascia l'amaro in bocca ai governatori di Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria che puntavano ad avere maggiori poteri. E innesca la protesta di diversi sindaci del cratere.
A dare l'annuncio è stato il premier dopo un vertice con Errani, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli e i governatori Nicola Zingaretti (Lazio), Catiuscia Marini (Umbria), Luca Ceriscioli (Marche), Luciano D'Alfonso (Abruzzo). «Se ci sarà un ruolo per presidenti di Regione e sindaci? L'assetto è regolato dalla legge e si basa sulla figura del commissario. Nei prossimi mesi ragioneremo su un'evoluzione di questo assetto perché non c'è dubbio che siamo in una fase di passaggio: abbiamo ancora vivi alcuni problemi dell'emergenza, ma stiamo entrando nella fase della ricostruzione che deve vedere un protagonismo più accentuato dei territori a livello regionale e locale. Non accadrà domattina, anche perché ci vuole una nuova legge».
LA FASE DUE
Insomma Gentiloni, che sottolinea «l'eccezionalità di un sisma senza precedenti», difende «l'ottimo lavoro svolto», ma ammette che «non tutto sta marciando alla velocità necessaria», tira dritto. Dopo il 9 settembre, giorno in cui scadrà il mandato di Errani, nominerà il nuovo commissario. Sul nome bocche cucite a palazzo Chigi: «Non è stato ancora deciso, c'è ancora tempo...». «Di sicuro», assicurano fonti del governo, «non sarà un commissario ponte in attesa della nuova legge, né una figura con altri impegni istituzionali». Traduzione: il nuovo commissario non sarà né il ministro per il Sud, Claudio De Vincenti, né il sottosegretario Maria Elena Boschi, come qualcuno invece aveva suggerito.
Il premier, in ogni caso, già guarda alla fase due. E studia un percorso che porterà nei prossimi mesi, probabilmente con una norma inserita nella legge di stabilità (da varare entro il 31 dicembre), a un punto di mediazione: il «ruolo fondamentale di coordinamento» resterà nelle mani di palazzo Chigi, ma l'operatività degli interventi per la ricostruzione verrà trasferita «ai territori». Da vedere se ai governatori o a quattro dei sindaci dei centri più colpiti dal sisma.
La scelta del premier non è indolore. Errani fa notare che l'impianto normativo da lui varato «già permette ai territori di assumere la gestione della ricostruzione». Zingaretti corre a sottolineare «l'avvio di una fase nuova». E i sindaci di Campotosto e Accumoli, Luigi Canavaccini e Stefano Petrucci, bocciano la nomina di un nuovo commissario di governo: «Si lavorerebbe più speditamente se venissero indicati commissari i presidenti delle Regioni coinvolte. E' inutile accentrare tutto il potere su una unica persona. Le norme per la ricostruzione sono già operative».
Il problema è che non tutti i sindaci vogliono i governatori. Anzi.
Il primo cittadino di Amatrice, Sergio Pirozzi, boccia senza appello questa ipotesi: «Dare più poteri ai presidenti di Regione è una follia, le Regioni facciano solo gli enti attuatori». E parlando con il Messaggero, Pirozzi indica uno schema del tutto diverso: «Le parole del premier per me sono un'apertura e un segnale di attenzione ai nostri suggerimenti. Ho provato a tracciare una linea, se mi danno ascolto è una svolta». Il riferimento è alle dichiarazioni di domenica scorsa: «Ci vuole un commissario di governo e quattro subcommissari, uno per Regione, individuati tra i sindaci delle città con zona rossa. Solo chi vive il territorio sa come affrontare questa emergenza. Il dopo-Errani può essere solo questo».
 

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