Serracchiani: «Stupro più inaccettabile se commesso da un profugo». Bufera sul vice segretario del Pd

Serracchiani: «Stupro più inaccettabile se commesso da un profugo». Bufera sul vice segretario del Pd
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Venerdì 12 Maggio 2017, 15:20 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 18:52

Bufera su Debora Serracchiani, vice segretario del Pd e presidente della regione Friuli. Commentando un tentativo di stupro subìto da una minorenne mercoledì a Trieste da parte di un cittadino iracheno richiedente asilo, l'esponente dem ha detto: «La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese». Per Serracchiani, «in casi come questi riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l'obbligo dell'accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza». 

Parole che appena hanno cominciato a circolare sul web hanno scatenato l'indignazione di molti, poi anche le critiche nel mondo politico e nello stesso Pd. «E Matteo Salvini saluta l'ingresso di Debora Serracchiani nella Lega Nord. Spero la candidi lui, perché se la candida ancora il Pd, significa che il Pd è diventato la Lega Nord», ha scritto Roberto Saviano su Facebook.

«Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all'atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza», ha poi sottolineato Serracchiani su Twitter.

«Qui non si tratta, solamente, della deriva di un partito, che mi interessa meno. Ma dello scivolamento di un intero paese sul piano della civiltà, innanzitutto nell'uso delle parole. Spero che qualcuno fermi questo delirio», scrive su facebook Francesco Laforgia presidente dei deputati di Articolo 1 - Mdp a Montecitorio.

«Esprimo tutta la mia vicinanza e solidarietà alla ragazza che ha subito un tentativo di stupro la sera del 9 maggio a Trieste. La violenza sessuale è un atto odioso e ripugnante sempre, e il movimento delle donne ha lottato vent'anni proprio perché fosse definito un reato grave contro la persona, ottenendo una legge solo nel 1996», dichiara in una nota Maria Cecilia Guerra, capogruppo di Articolo 1 - Movimento Democratico e progressista al Senato. «È sbalorditivo dunque che la Presidente Debora Serracchiani abbia bisogno di cercare aggravanti ulteriori ad un fatto che, per sua stessa natura, non può averne alcuna. Che il presunto colpevole sia italiano o straniero non fa e non deve fare alcuna differenza».

«Sicuramente è uscita male, perché lo stupro è uno stupro, punto. Forse voleva dire che se do al migrante l’accoglienza e l’assistenza e tu ti metti a fare questo, è come il parente che ruba in casa. Detto questo, è una dichiarazione uscita male perché lo stupro è stupro, c’è poco da discutere su questo», ha detto Patrizia Prestipino (Pd) a Radio Cusano.

«Siamo sconcertati da questa dichiarazione. È "più" accettabile, più "socialmente" e 'moralmentè accettabile quella di un compagno, di un amico, di un marito, un vicino di casa, un compaesano? La lista potrebbe continuare. I reati e delitti hanno forme e aggettivi diversi a seconda di chi li fa? La violenza e la violenza su una donna, è sempre inaccettabile e non si pesa». È quanto si legge in una nota di alcuni consiglieri del Pd a palazzo Marino, firmata da Paola Bocci, Natascia Tosoni, David Gentili, Simonetta D'Amico, Sumaya Abdel Qader, Diana De Marchi, Elena Buscemi, Angelica Vasile, Angelo Turco.

«Non esistono stupri di serie A e stupri di serie B. Semmai esistono politici di serie A e politici di serie B. Evidentemente la governatrice del Friuli Venezia Giulia appartiene alla seconda categoria. A furia di inseguire la destra sul suo terreno per un pugno di voti dalle parti del Pd si distrugge via via una cultura politica che ha fatto la storia dell'Italia migliore. Amarezza e raccapriccio». Lo afferma Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana.

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