RENZI

Referendum, scontro Renzi-Landini: «Vivi nel paese delle meraviglie». «Tutelare libertà da Trump di turno»

Domenica 20 Novembre 2016
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«Difendere la Casta» non fa il bene dei lavoratori, attacca Matteo Renzi. Se si «riducono gli spazi di democrazia», si rischia di aprire la strada al «Trump di turno», replica Maurizio Landini. Il confronto è pacato, i toni della voce non si alzano, ma le distanze tra la sinistra del Sì e quella del No non sono più colmabili, a quattordici giorni dal referendum costituzionale. E così in tv i colpi sono durissimi, tra il segretario Pd e il leader sindacale. «Dopo gli acrobati» della costituente «rischiano di arrivare i clown», punge Landini mentre accusa il premier di «dividere» l'Italia per «giocarsi la sua partita». «Vivi nel Paese delle meraviglie, sembri Alice», ribatte Renzi, «Cgil e Fiom non sono più la verità in terra».

Dopo Gustavo Zagrebelsky e Ciriaco De Mita, due dei volti di quella che il leader Dem ha definito «l'accozzaglia del No», Renzi si confronta in tv, a In mezz'ora, con il segretario della Fiom. Landini, come Silvio Berlusconi, non compare nella foto del fronte del No che campeggia sull'opuscolo che il premier invierà a tutti li italiani. Ma 'l'accozzaglià include anche lui, che si indigna: «Neanche contro la Legge truffa del '53 quando il Pci votò insieme al Msi si usarono questi termini. Avete spedito una lettera a quattro milioni di italiani all'estero ma in Italia ci sono quattro milioni di poveri e non sapete neanche chi sono», attacca il sindacalista, che indossa un maglioncino rosso. Il premier, che ha scelto un maglioncino grigio, non si scompone: «Se ho offeso qualcuno mi scuso, ma il punto è come possa essere un'alternativa un gruppo di persone così diverse. Fiom e Casapound, Berlusconi e Magistratura democratica, Salvini e Monti, D'Alema e Grillo. Se preferiscono li chiamo »coesa coalizione« ma accozzaglia era un complimento». Il premier tira fuori la mozione congressuale della Camusso nel 2014 per dimostrare che di cambiare la Costituzione lo chiedeva «la Cgil, non Jp Morgan»: «Abbiamo accolto alcune proposte, non tutte ma non sono state accolte neanche tutte le mie». Ora, afferma, con il No il sindacato della sinistra «difende la Casta che sta bene mentre gli italiani stanno male», sta con «i senatori che difendono la poltrona e i loro privilegi», non con i metalmeccanici. «Non fatevi fregare - dice Renzi guardando in telecamera - con il No» tornano quelli di prima e «non si cambia più. È incomprensibile difendere lo status quo», la riforma è positiva «per il lavoro».

«Non sto sereno dopo due anni di politiche del governo», ribatte Landini, pacato e deciso. Il voto dei metalmeccanici, spiega, è contro una riforma «malfatta, non per mandare via Renzi: rappresento lavoratori che diritti non ne hanno più e han tutto da cambiare ma il problema è come». Il sindacalista incalza sul lavoro, «perché la gente pensa a come sta, non al referendum». Ma Renzi difende il Jobs act e dice che costruirà «un monumento» all'ex sindacalista, oggi viceministro, Teresa Bellanova che ha risolto «165 crisi aziendali». Nel merito afferma: «la democrazia è salva, non sono un dittatore», perciò «l'Italicum cambierà». Il viceministro Enrico Zanetti prefigura in caso di vittoria del No un 2017 di instabilità «come il 2012». Ma Renzi, pur ribadendo in due eventi elettorali a Ercolano e Foggia di non voler «restare a galleggiare», del dopo voto non parla: «Penso al presente», afferma, spiegando che per vincere bisogna conquistare i voti di M5s e destra. Se qualcuno si spinge a ipotizzare un governo di scopo in caso di vittoria del No, magari guidato da un ministro Pd, Dario Franceschini chiede al premier di restare comunque vada, e i Giovani turchi di Orlando fanno sapere di essere a pieno impegnati in campagna elettorale. Da destra, FI si appella al presidente Mattarella e rilancia il proporzionale. Mentre Silvio Berlusconi prova a rovesciare su Renzi l'argomento forte della sua campagna: «Io ho costruito aziende, lui è un esemplare della Casta di politici che dice di voler combattere», attacca. Il Sì vanta dalla sua 80 esponenti dello 'star system' nostrano, dello sport e della cultura lanciano che firmano un appello. Ma il No non sta a guardare e il M5s rilancia la denuncia sul «rischio di brogli all'estero».

Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 11:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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