Salvini indagato, dall'anticorruzione alle toghe: scricchiola l'asse giallo-verde

Sabato 8 Settembre 2018 di Marco Conti
«E adesso il ddl anticorruzione che fine farà?». «Vediamo come finirà la spazzacorrotti dopo che la Lega ci avrà messo le sue unte manine». Gli interrogativi sui social dei militanti grillini amplificano l'irritazione dei vertici del Movimento per l'alleato.
Prima l'assenza al consiglio dei ministri che ha varato il ddl anticorruzione. Ieri l'affondo contro i magistrati che non sono stati eletti e che hanno sequestrato i conti della Lega e spedito un avviso di garanzia al suo leader.

LA TESTA
La diretta tv del ministro dell'Interno Matteo Salvini dal suo studio al Viminale, manda su tutte le furie l'alleato. Un giro vorticoso di messaggini tra gli esponenti del M5S e poi la decisione di replicare all'affondo del ministro leghista che colpisce l'anima più legalitaria del Movimento. Dal canto suo Salvini era una furia già da ieri mattina per la vicenda del sequestro dei fondi della Lega. Quando due carabinieri gli hanno consegnato la busta con l'atteso avviso di garanzia per la vicenda della nave Diciotti, ha pensato fosse il momento di scaricare tutta l'irritazione attaccando a testa bassa le toghe. Salvini è infatti convinto che ci sia un piano per indebolirlo e che la sentenza di Genova, come l'indagine di Agrigento, rispondano ad uno stesso disegno politico. Per il titolare del Viminale, le inchieste in corso rendono evidente che «qualcuno» vuole «fermare Salvini, la Lega e la voglia di cambiamento del popolo italiano, ma non ci fermeranno».

Però per il M5S un conto sono le critiche ai provvedimenti della magistratura per la vicenda della nave Diciotti, un conto una sentenza. Anche se sequestra i conti di un partito accusato di aver fatto sparire 49 milioni di euro dalle casse. Invece per Salvini si tratta in sostanza di una cosa sola. Due inziative per un unico disegno. Ovvero mettere in difficoltà la Lega, il suo leader e il governo del cambiamento. «Sentenza politica», quella sui fondi del partito, e decisione di magistrati di sinistra l'avviso di garanzia per i migranti trattenuti sulla nave della guardia costiera. Metterli insieme un po' rafforza e un po' confonde l'elettore, ma per Salvini va bene così nella convinzione che alla fine ne possano trarre vantaggio le percentuali del partito.
Ma per i grillini le sentenze si rispettano e i 49 milioni che mancano vanno restituiti. Non solo. Il fatto che Salvini non intenda rompere con la vecchia Lega di Bossi e Belsito costruendo un nuovo partito e lasciando ai pm il compito di scovare i soldi, genera dubbi. Senza quella discontinuità che qualche giorno Di Maio provava ad evocare sostenendo che si trattava di roba vecchia, torna il dubbio di essere di fatto alleati anche della Lega del Senatùr e con essa anche di Silvio Berlusconi che negli anni scorsi Beppe Grillo ha sempre attaccato soprattutto quando il Cavaliere criticava la magistratura e le «toghe rosse».

D'altra parte, malgrado la voglia di Mara Carfagna di «non morire da salviniani» e le tensioni FI-Lega, il Cavaliere in questi giorni non ha fatto mancare la solidarietà al quasi ex alleato per le decisioni della magistratura. Per l'ala ortodossa del Movimento, che già fatica ad accettare la politica sui migranti del governo, è la conferma di una deriva della maggioranza di governo sulla destra berlusconiana difficile da accettare. Le parole con cui in tarda sera il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede commenta l'attacco del vicepremier marcano una presa di distanza del M5S trovando sponda nei ragionamenti che si fanno al Quirinale. D'altra parte Sergio Mattarella è anche presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e stavolta al premier Giuseppe Conte toccherà non solo mediare, come ha fatto ieri sera parlando in Puglia, ma ribadire che lo scontro tra poteri dello Stato non giova al governo.

I SOVRANISTI
Ma se al M5S gli attacchi di Salvini ricordano molto gli affondi di Berlusconi, anche all'elettorato del Cavaliere devono fare lo stesso effetto. Salvini ne è consapevole. Punta a prendere ancora quote dell'elettorato azzurro e non sembra preoccuparsi troppo nè delle contorsioni grilline nè di possibili intese con FI in chiave Ppe. D'altronde il leader della Lega ha in mente altre strategie. Ieri ha anche incontrato Steve Bannon e Mischael Modrikamen e aderito a The Movement. Una sorta internazionale sovranista che ha sede a Bruxelles e che ha come nemica proprio l'Europa e l'open society.
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