Salva Roma, sì al nuovo decreto. Tasi, ok aumento a 0,8 per mille

Venerdì 28 Febbraio 2014
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Marino e Renzi

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto sugli enti locali che contiene le nuove misure per salvare Roma dal default. Lo riferiscono fonti di governo. Il provvedimento contiene le norme per la Capitale già prevista del vecchio "salva Roma".

Via libera del governo anche alla possibilità per i comuni di aumentare la Tasi (tributo sui servizi indivisibili), la nuova imposta sulla casa, di un ulteriore 0,8 per mille, ripetto al tetto del 2,5 per mille fissato in precedenza.

«Abbiamo approvato su proposta del ministro dell'Economia il decreto Tasi», ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio spiegando che «per ciascuna tipologia di immobile la flessibilità è fino all'0,8 per mille».

«Rimossa la web tax, ne riparleremo in un quadro di normativa europea». Così Matteo Renzi su twitter replica a chi gli chiede se il governo ha cancellato o sospeso la web tax.

Arriva poi la procedura unica per la domanda del permesso di soggiorno e di lavoro. Saranno unificate le domande, ha annunciato il governo dopo il Consiglio dei ministri.

Nel nuovo decreto Salva Roma approvato oggi vengono anticipati al comune di Roma 570 milioni

di euro destinati alla gestione ordinaria, importo altrimenti «dovuto in più rate e prevalentemente derivante dai tributi versati dai cittadini romani». Inoltre, «gli importi destinati al Comune di Roma con questo provvedimento non verranno considerati tra le entrate finali, rilevanti ai fini del Patto di stabilità interno, e consentiranno quindi di garantire l'equilibrio di parte corrente del bilancio di Roma Capitale per gli anni 2013 e 2014».

Il salva Roma ter dispone poi che il Campidoglio prepari «piani di rientro pluriennali dal debito» e detta i criteri per tale rientro corrispondenti a quelli introdotti in sede parlamentare. In pratica recepisce quanto inserito nell'emendamento di Giorgio Santini (Pd) in materia di liberalizzazione e dismissioni. Il decreto stabilisce l'obbligo «di applicare le disposizioni finanziarie e di bilancio e i vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale, operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate, adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione e procedere, se necessario, alla dismissione o alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico e valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare del comune».

Infine, il provvedimento dispone che il Comune di Roma debba trasmettere «ai ministeri dell'Interno e dell'Economia e delle Finanze e alle Camere detto piano di rientro al fine di consentire la verifica della sua attuazione».

Il governo dunque salverà Roma, ma stavolta non sarà gratis. Il Campidoglio riceverà gli aiuti necessari per far quadrare i conti ma dovrà accettare un piano di rientro stringente con vincoli che dovranno essere negoziati a un tavolo al quale oltre al Comune di Roma e alla gestione Commissariale, si siederà anche il ministero dell’Economia. Il premier Matteo Renzi, insomma, avrà l’ultima parola e potrà dettare «compiti a casa» che il sindaco di Roma, Ignazio Marino, questa volta non potrà rifiutare di fare.

«Dobbiamo riuscire a dare un grande impulso ad una fase nuova e complicata. La giunta dovrà essere adeguata a questo livello» . A dichiararlo Luigi Nieri vice sindaco di Roma ed esponente di Sel, intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Città Futura, sull'ipotesi di un rimpasto in giunta, a seguito del ritiro decreto Salva Roma. «La vera partita che si è giocata in questi giorni è il fatto che il sindaco Marino ha posto il tema che si riapre la partita su Roma Capitale», ha concluso Nieri.

«Io non ho nulla contro Roma e contro il Lazio. Ma non capisco perché i buchi nostri dobbiamo pagarceli noi, mentre quelli di Roma e del Lazio devono pagarli tutti gli italiani». Lo afferma in un post su Facebook il governatore pd della Toscana Enrico Rossi aggiungendo: «E mentre Alemanno e la Polverini siedono beati in Parlamento. Qualcosa non torna e sarebbe giusto cambiare».

«Lega, opposizione totale»: il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, sintetizza così la posizione del suo partito sul salva Roma. «Ma Renzel ci prende per scemi? - ha scritto su Facebook germanizzando il nome del presidente del Consiglio - Esulta perché non mette la Web Tax, ma impone la tassa Tasi, costringendo i Comuni ad alzarla al massimo per sopravvivere. E fa il solito regalo al Comune di Roma... che schifo! Lega, Opposizione totale».

«Un decreto Salva Milano? Sarebbe un Salva Italia»: così il sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia, a margine di un evento, ha risposto a una domanda provocatoria su un ipotetico decreto ad hoc per Milano sul modello di quanto fatto dai governi per altre città italiane, ultima la capitale.

Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 08:01

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