Renzi: «Trump? Da presidente sarà diverso che da candidato»

Renzi: «Trump? Da presidente sarà diverso che da candidato»
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Mercoledì 9 Novembre 2016, 22:07 - Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 00:41

Il referendum del 4 dicembre non sarà per l'Italia l'equivalente della Brexit o della vittoria di Donald Trump. A tarda sera, in un dialogo in diretta Facebook con i cittadini, Matteo Renzi risponde alla domanda che ha tenuto banco per tutta la giornata nella politica italiana. Sono elezioni «profondamente diverse», sottolinea. E anche, lascia intendere, a prova di populismi, perché in Italia il Sì equivale a «cambiare», il No a riportare al potere la «vecchia guardia» che vuole conservare i suoi «privilegi». Con Donald Trump, che - scommette Renzi - sarà un presidente diverso dal «candidato Trump», i rapporti tra Italia e Usa resteranno «solidi e forti». E intanto il nostro Paese porterà avanti la sua battaglia «di buonsenso» in Europa, per dire che «non siamo un bancomat». Renzi apre la diretta Facebook (un'ora e mezza non-stop seguita in media da circa diecimila utenti) poco dopo aver parlato al telefono Jean Claude Juncker. «Non abbiamo insultato la commissione, che ha il nostro appoggio», spiega. «Ma non possono pensare che non mettiamo i soldi sulle scuole e metteremo il veto sul bilancio Ue se vorranno usare i nostri soldi per alzare muri», ribadisce, chiedendo intanto alla Germania, visto il surplus commerciale, di «aumentare gli investimenti, senza ridurre le esportazioni».

Ma sono le elezioni americane il tema del giorno. Anche perché è inevitabile il confronto con l'imminente referendum italiano. Ma non c'è legame, assicura Renzi. Il premier respinge gli attacchi «provinciali» di chi lo accusa di aver danneggiato l'Italia facendo il tifo per la Clinton. E respinge l'idea che il governo sia destinato a perdere il 4 dicembre perché negli Usa e in Inghilterra con la Brexit ha vinto il voto anti-establishment. Al contrario: il Sì è un voto contro «la vecchia guardia» che ha fallito e ora è «unita solo dall'odio». E inoltre fa ben sperare che il No sia dato in vantaggio, sostiene: «In questo 2016 i sondaggi non ne azzeccano una e spero che questo trend sia confermato».

Il premier impiega i novanta minuti di diretta per smontare sei argomenti del No al referendum. E contrappone più volte il governo della «nuova generazione» al ritorno di chi c'era prima, da Monti a Berlusconi e D'Alema. E sottolinea di aver tolto «l'alibi» del combinato disposto tra legge elettorale e riforma costituzionale, con l'accordo interno al Pd. Il premier invita a guardare al modello americano maggioritario: «È la democrazia, bellezza. Tutti accettano il vincitore». E propone per l'Italia un «sistema di collegi». Poi aggiunge: «Bisognerà trovare il consenso di tutte le forze politiche e spero che sia una cosa che riusciremo a fare subito dopo la riforma». Non solo, anche la riforma costituzionale, che porta «500 milioni di risparmi» non è intoccabile: «Sì, dopo il referendum si potranno fare ulteriori modifiche e migliorare quel che va migliorato», mentre se vince il No, spiega, sarà buon gioco conservare i vecchi «privilegi». Agli elettori di Lega e M5s lancia un messaggio: il Sì è contro la casta, votare no «è tradire la vostra storia». Poi una stoccata ai Cinque stelle: «Le firme false a Palermo sono una cosa clamorosa, la dimostrazione che sono uguali agli altri partiti». E la foto di Luigi Di Maio con il parente di un camorrista: «può succedere ma perché quando è successo ad altri son stati messi in croce dal sacro blog, perché bisogna avere due morali?».

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