Renzi attacca M5S: ora che il governo si allontana sbroccano. Ma Franceschini: sbagli

Renzi attacca M5S: ora che il governo si allontana sbroccano. Ma Franceschini: sbagli
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Venerdì 4 Maggio 2018, 13:05 - Ultimo aggiornamento: 15:31

Matteo Renzi torna ad attaccare i 5 stelle e nel Pd riesplode lo scontro. Dopo essere riuscito a fermare sul nascere l’ipotesi di un confronto tra i Dem e Luigi Di Maio, Matteo Renzi rincara la dose in ragione del ritorno movimentista dei grillini: «Per due mesi hanno fatto i bravi, “gli istituzionali”. Oggi capiscono finalmente di non avere i numeri per Palazzo Chigi e quindi sbroccano. Beppe Grillo addirittura torna a proporre referendum sull'Euro e accusa gli altri partiti di colpo di Stato per la legge elettorale, dimenticando che grazie al Rosatellum i Cinquestelle hanno preso il 36% dei seggi, nonostante si siano fermati al 32% dei voti.

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«Contrordine dal Blog: il Pd torna a essere un partito di delinquenti, non più il compagno di strada verso il governo. Sui social tornano gli insulti, le campagne di odio condotte dai finti profili, il giustizialismo. Quando vedo certe capriole, sono orgoglioso di aver contribuito - insieme a tanti altri militanti - a evitare l'accordo tra il Pd e i Cinque Stelle. Lo ripeto: sono orgoglioso - insiste Renzi -. Perché non è stata una ripicca, ma solo una constatazione: rispetto ai dirigenti Cinque Stelle noi abbiamo una diversa concezione dell'Europa, del lavoro, del futuro, dei diritti, della lotta politica contro gli avversari. Massimo rispetto per gli elettori che hanno scelto i Cinque Stelle. Se hanno i numeri per governare, governino. Ma massimo rispetto anche per chi non vuole finire la propria esperienza come partner di minoranza della Casaleggio e Associati».

Una linea che non piace a Dario Franceschini che ieri, in Direzione dem, aveva vagheggiato la possibilità di un’alleanza organica tra Pd e 5Stelle: «Penso che la riflessione di Renzi sia superficiale e sbagliata. Proprio il fatto che Grillo e 5Stelle tornino, fallita una prospettiva di governo e avvicinandosi le elezioni, ai toni populisti e estremisti, dimostra che avremmo dovuto accettare la sfida di un dialogo proprio per portarli a rapportarsi con la realtà di una azione di governo reale che non si affronta con grida e slogan».

 

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