Elezioni Sicilia, vince Crocetta: è una rivoluzione
Boom dell'astensionismo, tonfo del Pdl
Il M5S è il primo partito

Lunedì 29 Ottobre 2012
Rosario Crocetta

ROMA - «Io sono veramente rivoluzionario, non Grillo che blatera. Non farò inciuci all'Assemblea, cercherò la maggioranza sui provvedimenti e se non ci riuscirò chiederò il sostegno dei cittadini. Tornerò al voto e vincerò con una valanga di voti». Rosario Crocetta festeggia la vittoria delle elezioni regionali in Sicilia . Il candidato Pd-Udc ha la meglio con il 30,5% seguito dal candidato di Pdl-Pid-La Destra Nello Musumeci con il 25,7%. Al terzo posto l'esponente del movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, che ottiene il 18%, davanti a Gianfranco Micciché, candidato con il Partito dei siciliani e Fli, al 15,4%.

Le liste. Il Movimento cinque stelle al 14,7% diventa il primo partito in Sicilia, seguito dal Pd al 13,5% (aveva ottenuto oltre il 18% nel 2008) e dal Pdl al 12,8% (un vero crollo dopo il 33% della precedente tornata). Secondo queste cifre non dovrebbero entrare all'Ars, per lo sbarramento del 5%, le liste Fava presidente-Sel-Fds-Verdi, quella di Idv, (che appoggiavano la candidata Giovanna Marano) e Fli.

Miccichè non siederà all'Assemblea regionale. Miccichè è il terzo o quarto tra i più votati nella lista provinciale palermitana. A Palermo per Grande Sud saliranno due deputati e i più votati sono Edi Tamajo e Riccardo Savona. Miccichè quindi non potrà condurre le sue battaglie autonomiste seduto nell'Ars.

Crocetta. Il candidato Pd-Udc è arrivato a piedi al comitato elettorale circondato da decine di cronisti, fotografi e cameraman e accolto al griso di «Presidente... Presidente». «Con la mia elezione credo che cambi veramente la storia di questo Paese - ha detto -, si è rotto un muro di gomma, per la prima volta è stato eletto un candidato del centrosinistra che ha scelto come valore fondante la lotta alla mafia. Credo che siano questi due elementi forti del cambiamento che dimostrano come in Sicilia, come dice anche Camilleri, sia entrata aria nuova e pulita», dice Crocetta che torna a respingere le accuse di inciucio e si sfoga: «Basta con questa storia di Raffaele Lombardo, mi avete rovinato la campagna elettorale. Senza questa storia avrei vinto con oltre il 40%» (IL VIDEO).

Musumeci. Un risultato «non sperato, però è arrivato», adesso «bisogna prenderne atto e guardare avanti in prospettiva, riflettere su quello che è accaduto», commenta invece il candidato governatore del centrodestra, Nello Musumeci. «Adesso ci vorrà una breve analisi, 24 ore di pausa e subito ricominciare, perchè siamo in trincea». «Il dato politico» che emerge è quello «della continuità» del governo che ha distrutto la Sicilia, aggiunge. «Il Pd ha governato fino alla scorsa settimana e continuerà a farlo per i prossimi anni. L'Udc lo ha fatto col Pd e continuerà ancora. Lombardo darà 7-8 deputati che mancano a Crocetta per fare la maggioranza. Cosa è cambiato? È veramente la terra dei gattopardi».

Cancelleri: per noi risultati clamorosi, Crocetta dovrà allearsi con Miccichè. Giancarlo Cancelleri, dopo essere stato indicato da alcuni sondaggi, per alcune ore del mattino, come governatore della Sicilia in pectore ammette che la battaglia è diventata ormai un duello tra Crocetta e Musumeci. «Si delinea la vittoria della coalizione più forte - dice -. Ma Crocetta non avrà i numeri per governare da solo e dovrà rivolgersi, guarda caso, proprio a Musumeci, anzi, non è escluso che possa venir fuori un governo a tre Pd-Udc-Pdl, che anticipa la coalizione da qualcuno auspicata per il futuro a livello nazionale». A chi gli chiede se ci sono stati inciuci, favoriti dal voto disgiunto, Cancelleri risponde: «io non so se inciucio c'è stato. Certo quella cravatta arancione indossata da Crocetta al dibattito tra i candidati alla presidenza, ben sapendo che era il colore politico di Miccichè, lascia qualche dubbio». Il voto disgiunto, secondo Cancelleri, avrebbe comunque favorito Crocetta. Soddisfazione, comunque, per il 15% ottenuto dal Movimento 5 stelle: «È una bellissima sensazione, entreremo dalla porta principale all'Ars. Ora ci batteremo per il taglio ai costi della politica, la riduzione degil stipendi dei parlamentari regionali a 2500 euro al mese e l'abolizione dei privilegi e dei vitalizi, per recuperare soldi e per creare un fondo che vada a finanziare la piccola-media impresa che qui in Sicilia sta morendo».

Miccichè. «Il dato incontrovertibile di queste elezioni regionali è che alcuni vecchi partiti sono morti e nasce il partito siciliano che può già contare su una base del 20%. Sarà presente all'Ars con un gruppo di almeno 14 deputati e farà sentire la sua voce e il suo peso in ogni decisione del governo». Lo afferma, in una nota, il parlamentare nazionale di Grande Sud Gianfranco Miccichè, commentando l'esito delle elezioni regionali in Sicilia. «Speravo personalmente - aggiunge il leader del movimento arancione - in un risultato leggermente migliore ma il dato di Grillo e una difficile campagna elettorale, nella quale non si è parlato di programmi, alla fine ci hanno un po' penalizzato».

Bersani. «Vi do una bella notizia, abbiamo vinto in Sicilia. Cose da pazzi», ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, scherzando con il pubblico presente al suo comizio ad Arezzo. «Si tratta di risultati storici - ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Sono storici rispetto a una vicenda che dal dopoguerra a oggi non ci ha mai visto realmente competitivi e che ora pare dimostrare che si può essere anche vincenti. Tocca a Crocetta, e a chi lo ha sostenuto, in particolare al Pd, interpretare con forza l'esigenza di cambiamento che è venuta dall'elettorato siciliano». Il risultato delle elezioni siciliane «indica quale sia l'unica grande speranza che c'è in campo e cioè quella rappresentata dal centrosinistra», ha detto Massimo D'Alema.

Alfano. «Il risultato del 25% della nostra area che fa riferimento a Musumeci mi sembra straordinariamente positivo. Alle condizioni date è la prova che il centrodestra c'è ed è potenzialmente vincente. Abbiamo perso perché abbiamo diviso i moderati. Bisogna unificare l'area alternativa alla sinistra e parlare a quell'elettorato che anche in Sicilia ha deciso di non andare a votare», ha detto il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

Casini. «Tutti dobbiamo renderci conto che se Grillo ha preso il 15% in Sicilia può prendere il 25% alle elezioni in Italia. È la democrazia, quando il popolo vota ha sempre ragione e così potrebbero esserci il 25% dei parlamentari grillini. Mi chiedo allora: e le alleanze? Bisogna prospettarne che siano in grado di tenere», riflette il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. «La Sicilia - spiega - anticipa sempre le scelte della politica nazionale. E da lì è arrivata un'indicazione chiara e semplice: è ineludibile il rapporto tra progressisti e moderati che mette al bando gli estremismi e i populismi (infatti Idv e Sel non entrano all'Ars) ed è l'unico antidoto all'antipolitica».

Lo spoglio è cominciato alle 8 di stamane nelle 5.307 sezioni delle nove province dell'isola dove si è votato ieri, dalle 8 alle 22. L'affluenza è stata del 47,42% pari a 2.203.885 elettori. Oltre la metà degli elettori ha dunque disertato le urne, mentre alle regionali del 2008 si era recato ai seggi il 66,68% degli aventi diritto, ma in quel caso si votava domenica e lunedi per la concomitanza tra elezioni regionali e politiche. L'elezione è a turno unico senza ballottaggio: sarà eletto presidente della Regione il candidato che otterrà il maggior numero di preferenze insieme a 89 deputati regionali.

I candidati. La campagna elettorale si è chiusa tra polemiche, insulti e qualche querela. Sono dieci i candidati in corsa per la presidenza della Regione, 1.629 quelli inseriti nelle 19 liste collegate, tra cui 32 inquisiti con diversi guai giudiziari. Tre dei dieci candidati si sono accreditati come possibili vincitori: Rosario Crocetta (Pd, Udc, Api e Psi), Nello Musumeci (Pdl, Pid e Ld) e Gianfranco Miccichè (Fli, Pds-Mpa, Gs e Mps). La vera incognita è rappresentata dal M5S che candida Giancarlo Cancelleri, sostenuto da Beppe Grillo che per diciassette giorni è stato in giro per la Sicilia riempiendo le piazze di migliaia di persone. Oltre all'astensionismo, l'altra variabile è il cosiddetto voto disgiunto, la possibilità per l'elettore di votare per una lista e contemporaneamente per il candidato governatore di un altro schieramento. Per la sinistra, in campo c'è Giovanna Marano, sostenuta da Sel, Idv, Federazione della sinistra e Verdi, mentre Giacomo Di Leo è appoggiato dal partito comunista dei lavoratori. Gaspare Sturzo corre per la lista Italiani liberi e forti, Mariano Ferro per i "Forconi", Cateno De Luca per la lista Rivoluzione Siciliana e Lucia Pinsone con Volontari per l'Italia.

Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 09:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA