Regionali, si vota in Emilia e Calabria: incubo astensione e incognita Lega

Regionali, si vota in Emilia e Calabria: incubo astensione e incognita Lega
di Mario Ajello
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Domenica 23 Novembre 2014, 06:11 - Ultimo aggiornamento: 13:17

COSENZA - La vera paura di Matteo Renzi non è quella di non vincere le elezioni. Le vincerà sia in Emilia sia in Calabria. Ma quanti andranno al voto nelle due regioni? L'incubo è l'astensionismo. Almeno per il leader del Pd.

Per Berlusconi invece, come va spiegando in queste ore al suo cerchio magico e ai maggioranti del suo partito, il non voto di queste ore - se non voto sarà - potrebbe essere «un'attesa di Silvio». Ovvero: si astengono perché l'ex premier non è in campo, non ha potuto partecipare, per i noti motivi giudiziari, a questa gara, ma «da metà febbraio sarò di nuovo nel pieno della mia agibilità politica, appena finisce la condanna, e saprò io come scongelare gli astensionisti e rimetterli in moto». Si tratta insomma, secondo il leader forzista, di un non voto - probabile - in attesa della grande sex machine elettorale di sempre, cioè lui.

I NODI

In Emilia, la speranza berlusconiana del non voto, visto che di un possibile successo di Forza Italia non parla nessuno, a cominciare dagli stessi azzurri sia a Roma sia nelle due regioni dove si svolge il rito delle urne, è il male minore agli occhi di Berlusconi rispetto a una grande affermazione della Lega. Meglio non votanti che votanti per il nuovo Carroccio di Salvini: questo il ragionamento che si fa ad Arcore. L'opposto di quanto nel partito alfaneo del Nuovo centrodestra si va ragionando: l'alta affluenza, specie in Calabria dove Ncd può contare di forti raccoglitori di preferenze, significa una prospettiva di rilancio al livello nazionale della compagine del ministro dell'Interno. Intanto Renzi, arrivando e andando via da Cosenza dove ha chiuso la campagna elettorale, ha ripetuto più volte a tutti: «Votate e fate votare».

Il Partito della Nazione, che ancora non c'è, non si fa soltanto sulla corposità delle percentuali raggiunte ma che sulla partecipazione elettorale come segnale di una ritrovata fiducia nella politica grazie a lui. E poi ci sono i grillini: proprio qui in Emilia è nato il fenomeno M5S e dunque il test è decisivo.

Qui in Calabria, il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, in corsa con una sua lista per il centrosinistra, osserva: «La classe politica ha dato l'impegno di sé. E non contenta, ha fatto di tutto per impedire che si andasse al voto, inventandosi sedute consiliari, iniziative di legge inutili e strumentali, nomine in extremis e lottizzazioni fino all'ultimo minuto possibile. È entrato in campo il vero partito del votare più in là e questo ha prodotto un rigetto fa parte dei cittadini».

Nel 2010 non votarono in pochi: il 57 per cento. Stavolta, si prevede un crollo. C'è chi dice addirittura che si arriverà a meno del 50 per cento di affluenza. Nonostante alcuni segnali virtuosi si siano avuto, come ade esempio la certissima elezione del giovane Giuseppe Falcomatà a sindaco di Reggio, un ragazzo figlio di cotanto padre - Italo, uno dei grandi protagonisti della stagione dei sindaci innovatori degli anni '90 - che ha preso sotto l'insegna del Pd Renziano il 60 per cento nella sua città. Ma si tratta, appunto, di un giovane, e non di un vecchio arnese come quasi tutti i candidati nelle liste del voto di oggi. Per non parlare degli inquisiti, dei chiacchierati e dei riciclati. Sennò, non la finiremmo più. Resta, poi, l'incognita 'ndrangheta. La mafia calabrese sembra sparita negli ultimi tempi. Nessun omicidio eclatante, un vistoso eclissamento. Aspettano di vedere chi vince, per poi condizionare il vincitore.