Referendum autonomista, quei pentastellati veneti per l'astensione

Giovedì 19 Ottobre 2017
I pentastellati veneti per l'astensione
Qualche giorno fa durante le riunioni sul programma elettorale che ha tenuto Luigi Di Maio nel suo ufficio di vicepresidente della Camera, una consigliera comunale veneziana, Elena La Rocca, non era proprio convinta di quel sì. 

«Consigliera vota sì al referendum autonomista?». Lei rimase in silenzio poi disse: «Pare che si debba votare sì no?». «Ma lei consigliera che fa?». Di nuovo silenzio. 

C'è una larga parte di attivisti del Movimento 5 stelle veneto (da Treviso,  Vicenza e Belluno) che l'idea di votare come i leghisti, e quindi sì per avere maggior autonomia, non è che proprio li entusiasmi, al contrario di quanto sostengono i portavoce regionali come Jacopo Berti e nazionali come il deputato Federico D'Incà che ha anche versato un contributo economico al comitato per il Sì a nome del M5S (il gesto dentro non è passato inosservato ed è stato considerato fuori luogo) . Ecco perché è nato il Comitato refrendario per l'astensione dei Cinque Stelle. Ad oggi è solo una pagina sui social ma è indicativa di quanti maldipancia abbia sollevato la questione autonomista.

«Noi non andiamo a votare un Referendum consultivo senza valore legale». Per loro infatti quello del 22 ottobre è solo «un sondaggio formalizzato». 

Per gli astensionisti veneti si tratta inoltre di uno sperpero di denaro: «circa 65 milioni di euro, cui 15,2 milioni per il solo Veneto, compresi i costi per pubblicizzare tale referendum, noi avremmo investito questi soldi nella sanità o nel sociale magari iniziando ad azzerare i super ticket per i disoccupati o i pensionati al minimo estendendo tale provvedimento ad altre fasce svantaggiate».

In pratica, questo movimento dentro il M5S vorrebbe poter applicare il metodo Bonaccini, il governatore dell'Emilia Romagna che ha promosso un'intesa con il governo centrale piuttosto che una consultazione popolare.

«Siamo convinti che a partire dal 23 Ottobre ben poco cambierà in termini di autonomia - si legge ancora nella pagina Pro astensione -  tema che a nostro avviso va discusso presso la Conferenza Stato Regioni condividendo una linea comune per tutte le Regioni di italiane».
«Di sicuro – conclude la nota – non cambierà nulla in merito al residuo fiscale, ovvero i soldi in più Zaia e Maroni vorrebbero dal Governo in quanto costituzionalmente tale materia e di competenza dello Stato centrale» © RIPRODUZIONE RISERVATA

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