Pensioni, per le donne anticipo più facile: il "no" della Camusso

Pensioni, per le donne anticipo più facile: il "no" della Camusso
di Luca Cifoni
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Mercoledì 22 Novembre 2017, 09:28

C'è il sì di Cisl e Uil, ma non quello della Cgil. Il documento sulla previdenza presentato ieri dal governo ai sindacati contiene alcuni ulteriori ritocchi rispetto a quello di sabato scorso, ma non è bastato a ricomporre l'unità sindacale già incrinata nei giorni scorsi. L'impegno di Paolo Gentiloni dopo l'incontro di ieri mattina è ora trasformare in emendamento alla legge di Bilancio i dodici punti illustrati alle parti. Viene confermata (per il solo 2019) l'esenzione dallo scatto di cinque mesi del requisito di età e per quello contributivo per 15 categorie di lavoratori: all'ultimo è stato chiarito che gli operai siderurgici sono quelli «di prima e di seconda fusione» e che nell'elenco rientra anche chi lavora sul vetro ad alte temperatura.

I FONDI AVANZATI
L'esecutivo va incontro alle confederazioni anche su un altro tema, il potenziamento dell'Ape sociale. La platea dell'indennità che permette di lasciare il lavoro in attesa della pensione definitiva si allargherà grazie anche ai fondi avanzati nel primo anno di utilizzo dello strumento: saranno incluse le quattro categorie ammesse all'esenzione dallo scatto, marittimi, pescatori, siderurgici e braccianti agricoli, ma - questa è la novità -il requisito contributivo per le lavoratrici con figli sarà ulteriormente allentato. La norma già inserita nella legge di Bilancio prevedeva infatti uno sconto fino a sei mesi per figlio che ora invece potrebbe diventare di un anno, sempre però con il tetto massimo fissato a due anni. Vuol dire che una lavoratrice potrà ottenere l'Ape con 28 anni di contributi invece di 30 se disoccupata o disabile e con 34 invece di 36 se appartenente alle categorie che fanno attività gravose: tutto ciò però dovrà essere formalizzato.
La richiesta dei sindacati di attenuare l'automatismo del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita ha ottenuto da una parte l'istituzione della commissione scientifica che entro settembre dovrà valutare la possibilità di una misurazione differenziata per le varie attività lavorativa, dall'altra la revisione dell'attuale formula di calcolo: dal 2021 il confronto sarà tra le medie dei due bienni di riferimento (2015-2016 e 2017-2018) invece che tra i valori di fine periodo. Inoltre c'è un tetto di tre mesi al possibile aumento e soprattutto si terrà conto degli eventuali arretramenti delle prospettive statistiche di sopravvivenza, sottraendoli dagli incrementi successivi. Non ci sono invece nuovi sviluppi concreti su un altro tema, quello della futura previdenza dei giovani, a parte un impegno dell'esecutivo ad affrontare la questione in futuro.

IL DECRETO DIRETTORIALE
Ora il pacchetto arriverà in Parlamento sotto forma di emendamento alla legge di Bilancio, che già conteneva alcuni ritocchi all'attuale assetto (appunto in tema di Ape sociale) Difficile che il governo possa accettare ulteriori modifiche anche se all'interno del Pd c'è chi ritiene questa strada praticabile, ad esempio Cesare Damiano. E certamente ci sarà una forte pressione da parte della Cgil.
Nei prossimi giorni sarà poi adottato il decreto direttoriale, firmato dal Ragioniere generale dello Stato e dal direttore generale delle Politiche previdenziali del ministero del Lavoro, che sancirà lo scatto di cinque mesi per la generalità dei lavoratori: il requisito di età per la vecchiaia passerà quindi da 66 anni e 7 mesi a 67 anni tondi, quello per la pensione anticipata da 42 anni e 10 mesi di contributi a 43 e 3 mesi (uno in meno per le lavoratrici).
 

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