Parlamento, il business del cambio di casacca: 22mila euro in più agli onorevoli che vanno al Gruppo Misto

Giovedì 19 Maggio 2016 di Claudio Marincola
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C'è un luogo del Parlamento dove ogni nuovo deputato che arriva viene accolto a braccia aperte. È una terra di nessuno che può cambiare gli equilibri e fare da ago della bilancia. Si può stare con Renzi ma anche all'opposizione.
È il Misto, una grande famiglia allargata. Per dimensioni il terzo Gruppo alla Camera dopo Pd e M5S. Ci si può approdare dopo un lungo travaglio interiore o dopo una tormentata mini-scissione. Ci si atterra anche obtorto collo, dopo essere espulsi dal web e da Grillo. Il proselitismo anche altre logiche, un dissenso momentaneo o un semplice e banalissimo calcolo economico (anche se in questo caso tutti o quasi lo negheranno).
Il meccanismo è semplice: all'assegno di circa 12 mila euro netti mensili previsto dall'articolo 29 della Costituzione si possono aggiungere altri 1.800 euro da spendere: quasi 22mila euro in più all'anno. A volte si utilizzano per assumere personale. In altri casi è il singolo parlamentare che li spende per esercitare il proprio mandato documentandoli con le cosiddette pezze d'appoggio. È una somma che si aggiunge ai 3.690 euro già corrisposti a titolo di rimborso per pagare i collaboratori (ma il 50% puà anche non essere rendicontato).
In molti casi prima ancora di parcheggiare il trolley si trattano le condizioni. Ogni nuovo adepto sa di portare in dote circa 50 mila euro l'anno - 67 mila nel caso dei senatori che a Palazzo Madama sono guidati dalla capogruppo Loredana De Petris, esponente di Sel, la componente maggioritaria - la quota pro capite del fondo di 53 milioni di euro che la Camera destina ogni anno ai gruppi. La parte più consistente servirà per le spese comuni, segreteria, ufficio stampa, legislativo. Il rimanente va diviso invece tra le ”componenti”, ovvero i sottogruppi che si formano e che decidono liberamente come impiegarli. Nel Misto ce ne sono 7 che presto diventeranno 8. È consentito dal regolamento e consente a ognuno di gestisi il ”tesoretto” come meglio crede senza versare la quota al prprio partito purchè si partecipi alle spese comuni.
I MODERATI
I passaggi di casacca sono talmente frequenti che si è persa la contabilità. Un via vai che non ha precedenti, transumanza allo stato puro. Mai come in questa legislatura il Gruppo Misto alla Camera è diventato un luogo di transito. Si arriva, si sosta, si riparte e a volte si torna. Il picco è coinciso con l'approvazione del bilancio: 64 deputati, scesi ora a 61 e divisi in ben 7 componenti. Perché se è vero che per formare un gruppo - salvo deroghe - servono 20 deputati - lo è anche che per formare una componente ne bastano 3. Giusto sette giorni fa è stata annunciata l'ennesima scomposizione in fattori, l'ottava componente. Ha il simbolo dei Moderati di centrosinistra ed è formata da Nello Formisano, Idv e gli ex ps Marco Di Lello e Lello Di Gioia - il parlamentare foggiano che si è dimesso dal Pd dopo essere finito nell'inchiesta sul crac delle Casa della Divina Provvidenza. Non è escluso che del gruppo possa far parte anche Giacomo Portas, leader dei Moderati eletto come indipendente nelle liste dem. Ed eccoli qui tutti insieme appassionatamente: l'ego e l'alter ego, chi sostiene il governo e chi sta all'opposizione. Conservatori e progressisti, socialisti, ex dc, dissidenti grillini, autonomisti. Il compito di tenere in equilibrio questo intreccio di anime diverse è affidato al barese Pino Pisicchio. Che spiega: «Il Misto è un organo del Parlamento piuttosto che una struttura politica. In mancanza di un idem sentire il collante che ci tiene insieme è una comunità di intenti. Senza di noi il Parlamento non potrebbe funzionare. Se il nostro gruppo è diventato così consistente lo si deve alla crisi dei partiti. Il partito più “antico” in Parlamento è la Lega che ha 21 anni. Negli Usa, in Germania o in Francia ci sono i partiti dell'800».
GLI HOMELESS
Pisicchio non si occupa di contabilità. Partecipa, in quanto presidente, alla conferenza dei capogruppo e fa da garante. È indubbio però che dietro ogni nuovo “acquisto” ci sia il suo zampino. Una capacità di attrarre gli “homeless”, cioè i cani sciolti non iscritti a nessun gruppo, che gli viene pubblicamente riconosciutà. La distribuzione delle risorse che arrivano dalla Camera è affidata al socialista Oreste Pastorelli. «Ogni deputato del Misto - chiarisce il tesoriere del Gruppo - prende la stessa cifra degli altri parlamentari Non cambia nulla: 3.200 euro al mese. Sono per pagare i dipendenti. E quelli li dobbiamo prendere per forza. Quando aumentano i parlamentari al Misto diminuiscono da altre parti. Ai deputati delle componenti si danno 2.300 euro che servono al mantenimento per il personale da pagare o per le iniziative esterne sempre riferite alla componente che rendiconta queste spese, all'incirca sono 3.200 a deputato 2.300 le giriamo alla componente la differenza circa 900 vanno agli allegati B o A (personale che si occupa di segreteria, legislativo o comunicazione, ndr), personale della Camera che lavora per i gruppi. Quando siamo partiti avevamo 2 o 3 allegati A e B man mano che il gruppo cresce aumentano gli allegati. E il business dei cambi di casacca? «Nessun business, se qualche mio collega lo dice si sbaglia».

  Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 22:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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