Olimpiadi, Zaia: «Una mossa a tenaglia, Fontana e Sala sono d'accordo»

Mercoledì 19 Settembre 2018 di Angela Pederiva

«Cosa succede adesso che l'Olimpiade a tre è finita? Si continua a due, io non rinuncio. Qui in Veneto si dice: duri i banchi».
Durante la Serenissima, quello era l'ordine impartito ai rematori quando il mare era agitato, affinché rimanessero saldamente ancorati alle panche della galea, per tenere duro e andare avanti.
«Ecco, appunto, teniamo duro e andiamo avanti: il Veneto candida Cortina con l'hub degli sport invernali più grande d'Europa e la Lombardia schiera Milano cioè una città di visibilità internazionale».
Il governatore veneto Luca Zaia ha appena divulgato la nota condivisa con l'omologo lombardo Attilio Fontana, quando esce dall'incontro con i soci traditi dalle ex Popolari per precisare la sua posizione sulle Olimpiadi Invernali 2026.

Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha detto che non ce l'ha fatta: cos'è mancato?
«Ringrazio Giorgetti perché ha fatto un lavoro eccezionale, ci ha messo davvero l'anima. Ho visto le lettere dei sindaci e oggettivamente... punto, mi fermo qui, non voglio far polemiche. Dico però che noi non torniamo indietro di un millimetro. Sarà abbandonato il tridente, peraltro una mia creatura, ma possiamo andare avanti con la falange macedone, per una manovra a tenaglia rispetto agli avversari. Sono fermamente convinto che vada fatta un'esperienza lombardo-veneta sulle Olimpiadi Invernali, visto fra l'altro che il dossier è pronto, basta fare un collage. Nel contesto internazionale ci sono Stoccolma, Calgary, Erzurum. E ci sarà l'Italia, io spero, con Cortina e Milano».

Cosa si aspetta?
«Spero che il governo e il Coni valutino l'opzione della candidatura a due e vogliano sostenerla, perché per noi è irrinunciabile. Le altre comunità possono anche candidarsi a qualcos'altro domani mattina, mentre per noi c'è la neve, punto e basta. C'è questo binomio Veneto-Lombardia, o Lombardia-Veneto, noi non ne facciamo un problema se c'è scritto prima Milano e dopo Cortina, non ce ne frega niente, le Olimpiadi dobbiamo portarle a casa. L'importante è che la comunicazione venga gestita in maniera univoca».

Giorgetti cosa le ha detto?
«Il sottosegretario conosce la mia posizione e sa che non rientra nel mio vocabolario personale la parola mollare. A Giorgetti ho sempre ripetuto: se mai dovesse esserci un epilogo negativo, sappi che noi non molliamo. Ho letto dell'epilogo, a questo punto rilancio: vadano avanti Veneto e Lombardia. Nelle ultime ore ho sentito sia Fontana che Sala e siamo d'accordo su questo».

Nel frattempo si pone però un problema politico: cosa accadrà all'alleanza fra Lega e M5s?
«Questi non sono problemi miei. Comunque anche nelle migliori famiglie ci può essere qualche momento nel quale non si condivide con perfezione millimetrica qualcosa».

Non è qualcosa da poco, è un'Olimpiade...
«Prendo atto che fino all'altro ieri queste Olimpiadi sono state banalizzate, mentre oggi interessano a tutti. Per fortuna ci ho creduto già a marzo e ho presentato subito il dossier. Ad ogni modo penso che ci saranno altri banchi di prova per valutare la solidità di questa maggioranza. E poi posso dire? Non abbiamo solo l'esempio di Roma: c'è stato anche un dibattito non irrilevante a Torino sulle Olimpiadi, fra numero legale saltato in aula e dossier bruciato in piazza».

Intende dire che sarebbe stato meglio se i Cinquestelle fossero rimasti fuori fin dall'inizio?
«Non faccio parte dei Cinquestelle».

 

Ultimo aggiornamento: 09:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA