Nel programma di governo un patto per Roma Capitale

Giovedì 17 Maggio 2018 di Fabio Rossi
La riforma ci sarebbe già, formalmente in vigore ma incompiuta da otto anni. Anche perché le varie maggioranze succedutesi alla Regione Lazio non hanno mai devoluto davvero i poteri previsti dai decreti attuativi: dai trasporti alla tutela dell'ambiente, con i relativi fondi da gestire. Ma ora in Campidoglio si sogna di completarla con gli alleati (allora) più imprevedibili: la Lega della fu «Roma ladrona», che ormai con Matteo Salvini raccoglie tanti voti nella Città eterna. E che sui poteri della Capitale è adesso disposta a discutere concretamente nella trattativa sul contratto di Governo, magari inseriti in un progetto di federalismo spinto, che si ispiri al modello tedesco.

IL RILANCIO
Nell'ultima bozza in discussione si parla espressamente di «rilanciare anche il disegno attuativo delle disposizioni costituzionali su Roma Capitale (articolo 114 della Costituzione), con legge dello Stato». Precisando poi che «verrà in tale modo sancito un nuovo patto tra le Repubblica e la sua Capitale, restituendole nuova e definitiva dignità».
Virginia Raggi aspettava da tempo il momento adatto per chiedere «più poteri per Roma», completando «la trasformazione avviata con il decreto del 17 settembre 2010». E lo fa adesso, insinuandosi in una trattativa lunga e faticosa, rivendicando di guidare «un'amministrazione che non ha fatto nuovi debiti, ha ridotto quelli fuori bilancio e sta attirando investimenti dall'estero». Insomma, la sindaca vuole mostrare un volto virtuoso della Capitale per convincere anche il Carroccio a dare il via libera alla riforma, solleticandolo al contempo su un tema molto caro alla base leghista: il trasferimento dei poteri dalle istituzioni centrali a quelle periferiche, con un decentramento amministrativo spinto che, però, potrebbe correre il rischio di prestare il fianco a un autonomismo che si aprirebbe a spinte centrifughe difficilmente controllabili.

LE COMPETENZE
Il completamento della riforma di Roma Capitale, peraltro, aumenterebbe i poteri del Campidoglio, trasformandolo di fatto in una Regione semi-autonoma all'interno del Lazio. Si tratta di competenze particolarmente importanti e delicate, che vanno dai trasporti all'urbanistica, dal commercio alla tutela dell'ambiente. E amministrarle direttamente significherebbe, per esempio, gestire direttamente i fondi per i trasporti e la pianificazione urbanistica. Una svolta notevole, per il ruolo e le finanze della Capitale. Restano intatte però le incertezze sui tempi e i rischi che la riforma finisca su un binario morto: nel 2010 la legge fu firmata da un Governo di centrodestra (Silvio Berlusconi) con una Regione Lazio e un Campidoglio amministrate entrambe dal Pdl, rispettivamente con Renata Polverini e Gianni Alemanno. Ma Roma Capitale, otto anni dopo, è ancora di fatto un Comune come tutti gli altri. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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