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Moretti e Bernabè verso i ministeri di Lavoro e Sviluppo

Mauro Moretti e Franco Bernabè
di Marco Conti
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 19 Febbraio 2014, 08:49

L’amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, al ministero del Lavoro. Franco Bernabè allo Sviluppo Economico. Mentre resta ancora l’incognita del superministro dell’Economia e si parla di un avvicendamento alla Farnesina, cdove Emma Bonino non appare più così salda al suo posto. Ecco le principali novità della squadra del nuovo governo cui sta lavorando in queste ore Matteo Renzi in vista del ritorno al Colle per sciogliere la riserva venerdì sera.

Geografia da rivoluzionare Tra gli obiettivi di Renzi c'è anche quello di rivoluzionare la geografia dei ministeri. E così se si continua a parlare di Luca Cordero di Montezemolo alla guida del ministero del Made in Italy (l’interessato però si trincera dietro un rigoroso no comment: «Non voglio dare nessuna risposta, non ho nessun commento da fare se non dire: viva la Ferrari, se non dire che siamo orgogliosi di essere rappresentanti del Made in Italy»), ieri è spuntato il nome di Renato Soru a capo del dicastero dell'Innovazione. Allo Sviluppo Economico è ormai accreditato, appunto, Bernabè, con Moretti invece al Lavoro. Per questo dicastero era circolato pure il nome della montiana Irene Tinagli, al termine di una burrascosa riunione di Scelta civica però il partito di Mario Monti avrebbe deciso come prima scelta di indicare il segretario Stefania Giannini per il ministero dell'Istruzione.

Alla Giustizia viene data per certo la presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro mentre sembra in via di soluzione anche il braccio di ferro con Angelino Alfano per un altro dicastero chiave: il Viminale. Se il leader Ncd incassa la riconferma, insieme a Maurizio Lupi alle Infrastrutture e Beatrice Lorenzin alla Salute, Dario Franceschini è in corsa per il ministero dei Beni Culturali anche se i dalemiani insistono per Massimo Bray. Ieri l’ex segretario è andato da Renzi a perorare personalmente la causa del ministro uscente, a scapito dell’altro esponente della minoranza democrat, Andrea Orlando, che invece parrebbe in via di riconferma all’Ambiente. Mentre i bersaniani punterebbero a loro volta per l'Agricoltura sul sottosegretario Maurizio Martina.

L’ex rivale fiorentino Emma Bonino, come si diceva, viene ancora indicata come possibile ministro degli Esteri. La linea renziana di avere però uomini (o donne) di propria esclusiva fiducia nei ministeri-chiave, fa sì che in queste ore al suo posto avanti il nome di Lapo Pistelli, già viceministro alla Farnesina. Pistelli conosce Renzi da molti anni: a Firenze è stato proprio lui ad aprirgli le porte della politica di prima fila, salvo ritrovarselo come sfidante alle primarie cittadine per la carica di sindaco di Firenze, poi regolarmente vinte dall’attuale premier incaricato. Se così dovesse effettivamente andare, è possibile che Franceschini resti fuori, per compensare la poltronissima assegnata a un franceschiniano. Per l’area centrista punta a rimanere anche Mario Mauro dei Popolari, ma l’altro uscente Giampiero D’Alia, ministro per la Funzione pubblica con Enrico Letta, appare assai più accreditato di una riconferma. Così alla Difesa potrebbe alla fine andare la democrat Roberta Pinotti: la prima donna, se dovesse effettivamente finire a questo modo, a capo delle forze armate nel nostro Paese.

I fedelissimi Tra i fedelissimi di Renzi, sicuri i nomi di Maria Elena Boschi ai Rapporti con il Parlamento con delega alle Riforme e quello di Federica Mogherini alle Politiche comunitarie. Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria democrat andrebbe ad occupare la poltrona strategica di ministro per i Rapporti con il Parlamento. Mentre Graziano Delrio ha già riservata per sé la poltrona più vicina a quella del premier come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Sempre che alla fine non vada ad occupare quella strategia del ministero del Tesoro in nome e per conto di Renzi.

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