Spariti 50 migranti, naufraga il “modello Diciotti”. Il Viminale: ora stretta rimpatri

Giovedì 6 Settembre 2018 di Simone Canettieri e Franca Giansoldati
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Spariti 50 migranti, naufraga il “modello Diciotti”. Il Viminale: ora stretta rimpatri

 Da una parte lo stupore di una Chiesa «basita» per questo epilogo; dall’altra un Viminale che, messo davanti al fallimento dell’operazione Diciotti, ora invoca tolleranza zero per gli sbarchi e ha già nel cassetto la bozza del nuovo decreto (con 3,5 milioni di euro in più per i rimpatri). A naufragare però è tutto il modello di cui si era favoleggiato appena i migranti sono arrivati nel centro di Rocca di Papa. Lo scorso 30 agosto, il ministro dell’Interno aveva dichiarato: «Sono contento di aver avviato un percorso tra Stato e Chiesa perché queste persone - ha ribadito - sono completamente, economicamente a carico dei secondi». E quindi, concludeva la settimana scorsa, «una volta tanto non pagheranno i contribuenti italiani, ma le organizzazioni ecclesiastiche che si organizzeranno dove e come vorranno».

Peccato che quando giustamente hanno voluto tagliare la corda i migranti lo hanno fatto. E così, in un grande gioco degli equivoci, è avvenuto il naufragio del “modello Diciotti”, che aveva fatto incuriosire anche il Papa. Dal Viminale per cercare di uscire dall’imbarazzo non possono fare altro che rafforzare la proposta: azzerare gli arrivi e cambiare le leggi. Da un certo punto di vista, la fuga dal centro di Rocca di Papa aiuta la narrazione politica del leader della Lega. Venerdì si dovrebbe tenere una riunione di governo con tutti i ministri interessati prima dell’approdo del testo in Consiglio dei ministri. Il provvedimento è formato da 15 articoli. Tra le principali novità, più risorse al Fondo per i rimpatri, per un totale di 3,5 milioni di euro spalmati in tre anni: «Al fine di potenziare le misure di rimpatrio». Il provvedimento voluto dal leader della Lega prevede anche una stretta sulla concessione della cittadinanza. 

I VESCOVI
Rimane intanto l’amarezza per l’epilogo del caso Diciotti. Alla Cei una eventualità del genere non era proprio prevista. Chi poteva immaginare la dipartita di più di un terzo dei migranti ospitati nel centro Mondo Migliore a Rocca di Papa? Naturalmente al centro gli eritrei non erano affatto in prigione, avevano ampia libertà di movimento e potevano entrare e uscire come volevano dalla struttura che ha funzionato nell’emergenza, dopo il loro sbarco dalla nave Diciotti. La Caritas stava procedendo con le partenze scaglionate per dirigere le persone nelle trenta diocesi che si erano rese disponibili. I trasferimenti erano già organizzati, il piano accoglienza della rete cattolica procedeva senza problemi, senza inghippi, e tutto stava filando via nel modo migliore dando significato alla collaborazione inedita che aveva portato alla immediata sistemazione di 177 persone. Tutte a carico dei vescovi italiani, vitto, alloggio e altre spese. 

IL RAMMARICO 
Il direttore della Caritas, don Francesco Soddu che in questi giorni aveva in mano il piano delle partenze, fa da portavoce al disorientamento generale. «Sono persone libere e nessuno era detenuto. La struttura non ha il compito di trattenerli. Così alcuni di loro hanno rinunciato al percorso per richiedere l’asilo assistiti dalle Diocesi. Si sono allontanati perché evidentemente non vogliono rimanere in Italia». Per ironia della sorte, proprio nel giorno in cui è stata appurata dal Viminale la sparizione di 50 persone, Papa Francesco per fare festa e dare loro il benvenuto ieri ha spedito a Rocca di Papa il suo Elemosiniere, il cardinale Kraiewski con 20 mila gelati. «Erano il piccolo segno della carezza di Papa per loro». Evidentemente ai desaparecidos interessava più la clandestinità per raggiungere Francia, Germania, Svezia, Olanda. 

Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 00:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA