Viminale blocca nave italiana con 66 migranti. Il governo all’Ue: aiuti alla Libia

Martedì 10 Luglio 2018 di Sara Menafra
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Viminale blocca nave italiana con 66 migranti. Il governo all’Ue: aiuti alla Libia
«Non c’è un caso Salvini Trenta», dicono dal ministero della Difesa e tanto basta per far capire che l’incidente tra i due è chiarito. Ieri mattina, prima ancora che iniziasse il vertice, i due si sono parlati col comune obiettivo di trovare una quadra dopo lo scontro a distanza dell’altro ieri a proposito della missione Eunavformed e dell’arrivo della nave Samuel Becket a Messina con a bordo 106 richiedenti asilo salvati dalle acque. E intanto ieri sera per la prima volta è arrivato il divieto di approdo da parte del Viminale per una nave italiana che viaggia con un carico di 66 migranti. 

LE «REGOLE DI INGAGGIO»
Salvini aveva annunciato che avrebbe portato a Innsbruck anche questo argomento, a suon di «porti chiusi anche ai militari e a queste missioni folli». La titolare della Difesa, che deve vedersela con gli altri 27 paesi membri dell’iniziativa e rivendicare il ruolo dell’Italia, che guida l’iniziativa, aveva puntualizzato che solo lei e il titolare degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, possono trattare sull’argomento. Proprio su questo punto, con un’ulteriore chiamata a tre a margine del vertice, è stata definita la strategia che per il momento separa i due argomenti: al summit dei ministri degli Interni non si toccheranno le missioni militari e le loro regole, ma al momento di ridiscutere l’intera operazione Eunavformed Sophia, che si occupa di contrasto ai traffici di petrolio e formazione della guardia costiera libica, si parlerà anche di «regole di ingaggio». Ovvero, quanto e come avvicinarsi alle acque libiche e, soprattutto, dove debbano essere portati i migranti soccorsi in mare. Trenta ha già assicurato sia a Salvini sia all’intero governo che l’Italia chiederà di farli attraccare in altri paesi dell’unione, tanto più che almeno nel testo dell’intesa di obbligo di approdo in Italia non si parla. L’obiettivo minimo, al vertice dei capi di stato e di governo di settembre, sarà rendere Sophia simile alla missione Themis che è già organizzata per arrivare in altri paesi.

LA NUOVA CRISI
E proprio ieri, come detto, il Viminale ha deciso di non indicare alcun porto di approdo per l’imbarcazione Vos Thalassa, battente bandiera tricolore, con a bordo sessantasei migranti recuperati nelle acque libiche. Secondo quanto si apprende l’imbarcazione fermata appartiene a una compagnia privata e che lavora per garantire la sorveglianza della piattaforma francese Total in alto Mediterraneo, e sarebbe intervenuta dopo la segnalazione di soccorso inviata da un barcone in avaria in piene acque libiche Sar, anticipando l’arrivo delle motovedette libiche pure avvisate.

LE RASSICURAZIONI
Intanto alla riunione di ieri, Salvini ha assicurato tanto a Luigi Di Maio quanto a Giuseppe Conte che il suo obiettivo in Austria è portare a casa interventi concreti a favore dell’Italia e che non ha alcuna intenzione di arrivare alla rottura con il resto dei ministri dell’Unione: «Al vertice di Innsbruck di giovedì presenteremo un nostro documento. La nostra priorità è la difesa delle frontiere esterne», ha detto dopo la riunione, facendo poi sapere che i tre si vedranno anche domani per definire i dettagli tecnici della proposta italiana. Sempre mercoledì, Salvini avrà prima un incontro bilaterale con il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, e il giorno dopo un trilaterale con lo stesso Seehofer e il ministro degli Interni austriaco Herbert Kickl, prima del vertice con il resto de paesi. Anche il rappresentante del governo francese ha chiesto a Salvini un incontro, ma al momento il titolare del Viminale non ha ancora messo nulla in agenda. Anzi, la mossa strategica potrebbe essere proprio quella di provare a costruire un asse anti Macron. Il primo passo sarà spostare il centro della discussione: la Germania vuole partire dal rimandare in Italia circa 60mila persone inizialmente identificate qui ma che poi hanno attraversato la frontiera, i cosiddetti «movimenti secondari» che gli accordi di Dublino vietano. Salvini vuole partire dalla discussione sugli aiuti al governo di Fayez Serraj in Libia, paese che potrebbe accettare, a tempo, di ampliare i propri centri di detenzione e farli diventare «centri europei fuori dai confini dell’Unione». L’iniziativa ha bisogno di un consistente investimento economico. L’idea è spostare i centri di accoglienza all’esterno dei confini europei e respingere in questi «hot-spot» anche chi arriva in Europa chiedendo di essere protetto.  Ultimo aggiornamento: 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA