Migranti, sponda Merkel a Gentiloni: 50 milioni all'Onu per i campi in Libia

Sabato 12 Agosto 2017 di Alberto Gentili
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Gentiloni e Merkel (Ansa)

Si rafforza la sponda tedesca per aiutare l'Italia a fronteggiare il dossier-migranti. Nessuno a palazzo Chigi se la sente di parlare di asse tra Angela Merkel e Paolo Gentiloni: di mezzo c'è il presidente francese Emmanuel Macron che ha ottimi rapporti con la Cancelliera e da qualche tempo elargisce schiaffoni (Libia, migranti, Fincantieri, etc.) a Roma. Ma nell'entourage del premier italiano sottolineato con soddisfazione che «tra Gentiloni e la Merkel esiste un approccio condiviso e una strategia e un impegno comune».

La prima ad annunciare la buona novella è stata a metà giornata la Cancelliera. Incontrando a Berlino l'alto commissario per le Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, e il direttore dell'Organizzazione internazionale dei migranti, William Lacy Swing, la Merkel ha messo a verbale: «Sono in stretto contatto con Gentiloni e Macron. L'Italia in questi ultimi mesi ha fatto molto. E il controllo delle coste libiche accresce la nostra responsabilità: le persone riportate indietro devono essere trattate in modo umano».

L'IMPEGNO DI BERLINO
Da qui l'impegno di Berlino, garantito ai rappresentanti dell'Unhcr e del'Oim che in Libia e nell'Africa sub-sahariana (Niger, Mali, Ciad) gestiscono i campi di accoglienza, a destinare alle due organizzazioni 50 milioni «entro l'anno». «Perché questo importante lavoro non può naufragare per mancanza di soldi», ha chiosato Frau Merkel.
In serata è uscita, in risposta, una nota di palazzo Chigi. Poche righe per dire che «il premier Gentiloni è stato in stretto contatto in questi giorni con la cancelliera tedesca. Tra i due c'è un approccio condiviso sulla questione del contrasto ai trafficanti di esseri umani e sulla stabilizzazione della Libia». Gentiloni inoltre «apprezza l'impegno di Berlino a sostenere con nuovi contributi finanziari le attività di Oim e Unhcr in Libia».

Una puntualizzazione non casuale. I respingimenti e lo stop ai barconi, l'attività della Guardia Costiera libica (con sostegno logistico ed economico italiano) che da qualche giorno ha cominciato a intercettare i trafficanti e a riportare in Africa i migranti, il codice di condotta per le navi delle Organizzazioni non governative (Ong), sono infatti solo un lato della strategia italo-tedesca ed europea. Per superare le accuse di parte del mondo cattolico e delle Ong di «rimandare nell'inferno africano migliaia di disperati», è infatti indispensabile strutturare in Libia e nei Paesi di transito come Niger, Ciad e Mali, dei campi profughi in cui vengano garantite condizioni di vita accettabili. Da qui il plauso di Gentiloni per i 50 milioni che Merkel ha promesso a chi i campi deve organizzare e gestire.

Ma c'è di più. In vista del vertice a quattro (Francia, Germania, Italia, Spagna) in programma a Versailles il 28 agosto - convocato da Macron per provare a ricucire dopo il summit senza l'Italia con il premier libico Fayez al-Serray e il generale di Tobruk Khalifa Haftar - Gentiloni e Merkel (rispettivamente presidenti di turno del G7 e del G20) hanno deciso di marciare, secondo palazzo Chigi, «in sintonia e con il massimo dialogo».

Questa sintonia comporta anche l'impegno «alla stabilizzazione della Libia». «Al momento», ha osservato la Merkel, «non ha un governo che esercita la propria autorità sull'insieme del Paese. Il controllo di al-Serraj è limitato, sarebbe importante che il Paese avesse un esecutivo unitario». Da qui la necessità, condivisa da Gentiloni e del mediatore dell'Onu Ghassan Salamè, di tentare un'interlocuzione con Haftar (nemico giurato di al-Serraj). Per la stabilizzazione della Libia, appunto. E per una piena copertura alla missione navale italiana a sostegno della Guardia costiera di Tripoli. Obiettivo: ridurre il tasso di rischio per i nostri soldati. E' di pochi giorni fa la minaccia del generale di Tobruk di bombardare le nostre navi in acque territoriali libiche.

AIUTI E RIFUGIATI
Ci sono poi altri due capitoli di questa «sintonia» italo-tedesca. Il primo è il rilancio del Migration compact: gli aiuti allo sviluppo dei Paesi sub-sahariani per i quali l'Unione europea ha già stanziano centinaia di milioni. Un po' lo slogan di Matteo Renzi, «aiutiamoli a casa loro», per frenare all'origine i flussi migratori. «Bisogna lottare contro le cause che fanno sì che migliaia di persone lascino i loro Paesi», ha detto sempre la Merkel. Il secondo capitolo è allargare da 20 mila a 40 mila il numero dei rifugiati accolti in Europa e redistribuiti (finora l'operazione si è arenata davanti al no dei Paesi dell'ex Europa dell'Est) tra i 27 Stati membri. Per la Cancelliera, «un'Europa con 500 milioni di abitanti può reggere tranquillamente 40 mila profughi». Attenzione: si parla di chi ha diritto all'asilo politico, non di chi emigra (sono oltre l'80% del totale) per ragioni economiche.

Ultimo aggiornamento: 17:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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