Senato, il governo approva la riforma
Renzi: i contrari sono minoranza

Lunedì 31 Marzo 2014
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Se non si fa la riforma del Senato «non ha senso che gente come me stia al governo: ci giochiamo la faccia e tutto il resto». Così il premier Matteo Renzi a Rtl 102.5 torna sul dibattito che l'ha visto contrapposto al presidente di palazzo madama Piero Grasso.

Dopo il consiglio dei ministri è stato lo stesso premier a presentare, accanto ai ministri Boschi e Delrio, i provvedimenti adottati. Il ddl di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V è stato approvato all'unanimità dai ministri: «Non so se ci sarà il lieto fine, ma questo è sicuramente un buon inizio. Basta con i rinvii». Con il Ddl sulle riforme «vede la parola fine una discussione trentennale», spiega Renzi. «I senatori non saranno più eletti direttamente e non percepiranno un'indennità in quanto senatori».

«Sono certo che non ci saranno tra i senatori persone che non colgano la straordinaria opportunità che stiamo vivendo. In Italia sta tornando la speranza che le cose cambino davvero: sono sicuro che non ci sia alternativa al futuro ed è impensabile continuare a fingere» che non sia così.

La riforma del Senato «spero si possa fare il più rapidamente possibile, noi siamo sensibili allo sforzo del Parlamento ma i paletti sono quelli che abbiamo dato. È fondamentale che si arrivi al 25 maggio avendo approvato il Ddl in prima lettura», ha sottolineato il premier.

«Non sono preoccupato» da spaccature nel Pd sulle riforme. «Credo ci sarà una posizione di grande condivisione del progetto». Così il premier Matteo Renzi. «Poi se qualcuno - aggiunge - vorrà assumersi la responsabilità di far fallire questo percorso, lo farà. Noi più che dire che ci giochiamo tutto, non possiamo».

A casa? Matteo Renzi a casa se fallisce sul fronte delle riforme? «Lo confermo totalmente, ma spero che non sfugga a chi vuole frenare che poi vanno a casa anche loro». Lo dice il premier intervistato da Skytg24. Chi, nel caso, stoppa le riforme va a casa «ma poi fa fatica a uscirne», visto «il clima nel paese che chiede cambiamento». Quello indicato da Renzi «non è un diktat ma un percorso costituzionale, nasce da una percorso lungo 30 anni» e passato attraverso le varie commissioni bicamerali. «In questi 30 anni è stato fatto un lavoro straordinario - aggiunge - io probabilmente ero all'asilo. Il governo ha messo insieme proposte e sintetizzato in un pacchetto: dopo anni in cui i politici hanno fatto le cicale e i cittadini le formiche, è arrivato il momento in cui restituiamo ai cittadini».

Attacco ai "professoroni". Stamattina nel suo intervento radiofonico Renzi aveva spiegato: «Su questa cosa non mollo di mezzo centimetro, andiamo diritto. Voglio che anche chi non ci crede ed è sfiduciato possa vedere che stavolta il risultato lo otteniamo. Sono trent'anni che ci sono commissioni, superprofessoroni che discutono» di riforma del bicameralismo: «Tutta roba interessantissima. Ma il punto è che gli italiani in questi anni hanno fatto un sacco di sacrifici ma hanno visto crescere il debito pubblico perchè i politici di Roma, del livello nazionale, i sacrifici non li hanno fatti. Allora si tratta semplicemente di iniziare a invertire la rotta».

L'ultimatum. «Non ci sto a fare le riforme a metà, non sto a Roma perchè mi sono innamorato dei palazzi: se la classe politica dice che non bisogna cambiare, faranno a meno di me e magari saranno anche più contenti», ha aggiunto Renzi. «Al dolore della gente bisogna dare risposte chiare. Il governo deve essere coraggioso, perché o lo è o perdiamo la faccia. Ed io la faccia non la voglio perdere». «Per ridurre i parlamentari, evitare il ping pong delle leggi, semplificare il quadro, facciamo del Senato, come in tanti Paesi, il luogo dove siedono, senza indennità, sindaci e presidenti di Regione. Si tratta di vedere se questa volta si bluffa o si fa sul serio, perché si chiede ai senatori di superare il Senato. Non è mica facile, lo so. Ma è una questione di dignità» verso i cittadini. Pietro Grasso non crede si possa riuscire? «No, non è proprio d'accordo» con la riforma, ha risposto Renzi a Rtl.

Il Pd. «Provo curiosità: voglio vedere se davvero non votano. I parlamentari del mio partito che non vogliono votare» il ddl costituzionale sul Senato «dovrebbero ricordare che» quella proposta «l'ho portata alle primarie» ed è stata «votata dai nostri elettori». E che è stata vagliata «due volte dalla direzione» del Pd, ha aggiunto. «Non è che il Parlamento è un passacarte, può ragionare, discutere» il ddl costituzionale del governo. «Ma i paletti fondamentali sono che i senatori non prendano indennità, che siano perciò presidenti di Regione e sindaci che fanno altre cose, e che non votino più la fiducia e il bilancio». Il premier aggiunge un altro paletto: «Che il Senato non sia eletto, perchè in Italia abbiamo il numero di politici più alto d'Europa» e «l'America, che è l'America, ha la metà dei parlamentari italiani».

Il coraggio. «Mi piacerebbe che questo governo fosse coraggioso, che non avesse paura di rischiare. Se non ce la faccio ne prendo atto e 'bomba libero tutti'. Ma l'unica chance è vivere questo momento con coraggio a 360 gradi cambiando prima di tutto» la politica: con «più semplicità e meno politica, più capacità e meno burocrazia, immagino un'Italia più bella tra cinque anni. O questo governo è coraggioso o perdiamo la faccia anche noi», ha spiegato Renzi citando poi 'Ti porto via con me', di Jovanotti, perché «dà il senso di una sfida forte e anche un po' di carica».

Riforme e lavoro. «Paradossalmente per creare lavoro bisogna rimettere innanzitutto a posto le regole istituzionali: superare il Senato, eliminare i politici dalle province e l'autentica vergogna delle rimborsopoli delle Regioni cui metteremo un freno per sempre». Le riforme istituzionali non servono «solo agli addetti ai lavori ma sono anche il presupposto per poter chiedere agli imprenditori internazionali di tornare a investire in Italia, con un sistema Paese che è più capace di creare lavoro».

Meno burocrazia. «Vorrei che per chi vuole creare un posto di lavoro, prendere un apprendista, fare un contratto a termine, sia più semplice farlo» senza la «burocrazia» di oggi, ha spiegato Renzi. «Dall'altro lato vorrei ci fossero più garanzie per chi non le ha», come le lavoratrici precarie che diventano mamme: «Con il ddl delega vogliamo dare garanzie a tutti, anche a coloro che in questi anni sono stati dimenticati dal legislatore nazionale».

Attacco a Grillo. «Sono sicuro che molti elettori del Movimento 5 Stelle vorrebbero che Grillo votasse con noi la riforma del Senato. Ma Grillo ha più interesse a lasciare le cose come stanno. Ma se facciamo le riforme che gli italiani chiedono da 20 anni, anche i populisti indietreggiano», ha concluso.

Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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