MATTARELLA

Mattarella, insulti e minacce on line: indagato il padre di Di Battista

Martedì 29 Maggio 2018 di Michela Allegri e Valentina Errante

Un fascicolo per offese al prestigio e all'onore del presidente della Repubblica era già stato aperto nei giorni scorsi. Pena prevista: da uno a cinque anni. Oltre a varie minacce al capo dello Stato, sui social, nell'inchiesta, sono confluite le esternazioni di Vittorio Di Battista, padre del grillino Alessandro, finito indagato. «Mister Allegria, fai il tuo dovere e non avrai seccature», aveva scritto su Facebook, aggiungendo che il Quirinale avrebbe potuto trasformarsi nella Bastiglia. Episodi su cui indaga il Ros dei carabinieri. E adesso il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il pm Eugenio Albamonte attendono la prima informativa della polizia postale che, dopo i fatti di domenica, sta monitorando i social network, zeppi di pesantissimi insulti e intimidazioni rivolte a Sergio Mattarella. Una pioggia di auguri di morte firmati sul web con nome e cognome, il rammarico che non sia stato ucciso al posto del fratello Piersanti, assassinato dalla mafia nel 1980: «Hanno ucciso il Mattarella sbagliato»; «finirai come tuo fratello». Sul web compaiono anche manifestazioni di solidarietà al capo dello Stato, prese di distanza da post e commenti violenti. Le minacce e gli auguri di morte a Mattarella potrebbero confluire nello stesso fascicolo, ma, vista la portata delle ultime intimidazioni, non è escluso che i pm ipotizzino un reato più grave.

FAI IL TUO DOVERE
Lo scorso 23 maggio, in piena trattativa, quando il capo dello Stato aveva già incaricato Giuseppe Conte, Vittorio Di Battista aveva scritto un post, poi censurato da Facebook, senza mai citare esplicitamente Mattarella: «È il papà di tutti noi. È quello che si preoccupa di varare un governo. È quello che ha avallato la legge elettorale che impedisce di varare un governo. Poveretto, quanto lo capisco». E ancora: «Per questo mi permetto di dargli un consiglio a costo zero. Vada a rileggere le vicende della Bastiglia, ma quelle successive alla presa». Il post era stato pubblicato quasi in contemporanea a quello del figlio, che contestava Mattarella con toni moderati. E si concludeva in modo ancora più polemico: «Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumoli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate». Il post era stato rimosso da Facebook e, subito dopo, Di Battista senior si era giustificato con amici e follower dicendo che non era sua intenzione fare marcia indietro.
 

Ultimo aggiornamento: 11:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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