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Mattarella: «Insegnare l'italiano ai migranti. Non avere paura della globalizzazione»

Mattarella: «Insegnare l'italiano ai migranti. Non avere paura della globalizzazione»
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Sabato 26 Settembre 2015, 12:34 - Ultimo aggiornamento: 13:39
«Credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese»: così ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella all'82/o convegno della società Dante Alighieri.



Il capo dello Stato ha ricordato che l'Italia è passata «da Paese di emigrazione, a Paese di transito» ed immigrazione. E l'italiano può essere un «veicolo di integrazione tra i cittadini e le comunità di immigrati che si sono insediate nei nostri territori». La conoscenza, infatti, «abbatte i muri, previene la formazione di ghetti culturali e linguistici».



«I tempi che ci aspettano sono carichi di sfide, prospettive e incognite. Il vento della globalizzazione soffia in modo crescente e non saranno i muri o le barriere a fermarlo, ha detto ancora i lcapo dello Stato», ha detto ancora Mattarella.



Poi citando proprio Dante il capo dello Stato ha aggiunto che «per assicurare ai nostri figli un futuro di pace non servono persone con la testa rivolta all'indietro», come gli indovini costretti «a camminare a ritroso» descritti dall'autore della Divina commedia nel XX canto dell'Inferno.



«Non dobbiamo avere paura o remore nei confronti della globalizzazione. Il carattere globale - ha aggiunto Mattarella - non è negativo o positivo, solo diverso. Per l'Italia, accanto ai rischi ci sono opportunità se sapremo esprimere innovazione e genialità».



«Abbiamo bisogno di filosofi, intellettuali e politici con intelligenza degli avvenimenti e idealità - ha proseguito - capacità di visione e lungimiranza». Il capo dello Stato ha avvisato che però «avere lungimiranza nel progettare il futuro non significa rinnegare il passato ma investire» con i valori della cultura «in un mondo che cambia velocemente.



Un «autentico limite italiano» a volte è stato il fatto che «non siamo riusciti a fare squadra presi da divisioni non di rado artificiose», ha poi sottolineato il presidente della Repubblica, spiegando che «la percezione dell'Italia all'estero, nonostante gli stereotipi, è migliore di quella che avvertiamo noi italiani forse assuefatti all'idea di vivere nella storia e nel paesaggio». Certo «noi - ha ammesso - non siamo sempre stati all'altezza. A volte abbiamo sprecato, deturpato i doni» che abbiamo ricevuto, ad esempio non facendo squadra. Ma «il genio italico - ha osservato - ha saputo crescere ed affermarsi ed è motivo di orgoglio».



Il confronto con i dati con gli altri Paesi europei «fa capire quanto sarebbe necessario un maggiore impegno dello Stato» per promuovere la lingua italiana, ha sostenuto ancora Mattarella, al congresso internazionale della società Dante Alighieri, che è nata proprio per promuovere l'italiano. Il presidente Andrea Riccardi aveva ricordato che i fondi della società sono stati tagliati dell'80%, spiegando che lo stato francese investe 760 milioni l'anno, la Gran Bretagna 826 milioni, la Germania 218 milioni, la Spagna 80 milioni, mentre «la Dante riceve 600 mila euro».



«C'è una diffusa domanda di Italia - ha spiegato Riccardi - se non coltivata, non sarà eterna» mentre invece «per far amare l'Italia, i suo prodotti e la sua terra occorre investire». Riccardi ha parlato di «italsimpatia» e il capo dello Stato in qualche modo ha accolto il suo appello, aggiungendo che «non è solo questione di fondi, servono idee e proposte». Bisogna «fare sistema» mettendo insieme il pubblico, gli imprenditori, le università, gli artisti e i giovani, facendo anche uno sforzo «per diffondere la nostra lingua su internet, ciascuno nel suo campo».



Il capo dello Stato ha parlato dell'importanza di insegnare l'italiano agli immigrati ma anche di diffonderlo all'estero, ad esempio nei Balcani o nella sponda sud del Mediterraneo, «dove l'italiano - ha aggiunto - può diventare strumento di pace».