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M5S, inchiesta firme false a Palermo: deputati regionali sentiti come testimoni

M5S, inchiesta firme false a Palermo: deputati regionali sentiti come testimoni
di Stefania Piras
4 Minuti di Lettura
Martedì 15 Novembre 2016, 16:55 - Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 14:21

Firme false a Palermo, la Procura accelera. Tra oggi e domani i pm di Palermo sentiranno tutti i deputati regionali siciliani del M5s nell'ambito dell'indagine sulla presunta falsificazione delle firme a supporto delle lista M5S guidata dall'allora candidato sindaco Riccardo Nuti, oggi deputato, alle elezioni comunali del 2102 nel capoluogo. L’indagine è a una svolta e in meno di due settimane si potrebbe arrivare alla conclusione. Il procuratore aggiunto Bernardo Petralia e il sostituto Claudia Ferrari avrebbero già ascoltato il capogruppo del Movimento alla Camera dei deputati Andrea Cecconi e le deputate Loredana Lupo, Giulia Di Vita e Chiara Di Benedetto.

La svolta è stata impressa però dalla deputata regionale Claudia La Rocca che dopo il primo servizio tv delle Iene ha deciso di presentarsi davanti ai magistrati e raccontare tutto. La Rocca è stata sentita una settimana fa: ha riferito e ricordato la sua presenza durante i fatti contestati e si è autoaccusata. Il reato ipotizzato è quello previsto dall’articolo 90, comma 2, del Testo Unico 570 del 1960. Si punisce con la reclusione da due a cinque anni «chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti dal presente Testo Unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi». Ancora: «Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto».

Ora il M5S siciliano spera che Grillo intervenga per fare pulizia su chi ha visto, sentito e, soprattutto dopo, ha mentito. «I fatti sono chiari, ci sono confessioni… cosa deve succedere di più?» si chiedono a Palermo gli stessi attivisti pentastellati. Ma nonostante questo il M5S si sta muovendo in modo estremamente cauto: non ci sono richieste di dimissioni, non viene mai pronunciata la parola espulsione, sanzione fortemente voluta nel nuovo regolamento e che rappresenta il massimo della gogna per i Cinque Stelle. Si va piuttosto verso l’imposizione delle sospensioni di tutti i coinvolti che risultano indagati. In realtà avevano provato a suggerire un’autosospensione ma l’ipotesi è stata rifiutata con grande sdegno dai deputati nazionali tirati in ballo dagli accusatori. Cosa comporta la sospensione? Tutti gli atti degli eletti raggiunti dal provvedimento non avranno il marchio M5S (sarebbe come far parte di un gruppo misto), non potranno ricandidarsi e potrebbe venire chiesta anche la rinuncia agli incarichi ricoperti. «Ma la poltrona rimarrebbe, la sospensione non verrà mai accettata dalla base» sbuffa preoccupato un esponente autorevole del M5S siciliano.

La scelta di La Rocca è in netto contrasto con i deputati nazionali del M5S che all’indomani delle rivelazioni della trasmissione televisiva hanno alzato gli scudi presentando querela contro l’attivista palermitano Vincenzo Pintagro che ha fatto due nomi parlando dell’atto di copiatura delle firme: Claudia Mannino, oggi deputata e segretaria dell'ufficio di presidenza a Montecitorio, e Samanta Busalacchi, attualmente collaboratrice del M5S all’Assemblea Regionale e candidata alle primarie grilline del prossimo anno. La querela è stata sporta anche contro la Iena che, firme alla mano, ha dimostrato il pasticcio delle ricopiature. Niente querela invece per Beppe Grillo e Davide Casaleggio che sul blog hanno ringraziato Le Iene lanciando un messaggio molto chiaro: «In questa storia il M5S è parte lesa». Non solo: Grillo in una recente intervista ha confermato il pasticcio dicendo: «La firma falsa è una firma copiata, è l'oscar della stupidità». Oscar della stupidità che sta mettendo in grave difficoltà tutto il Movimento 5 stelle che ha dovuto interrompere la procedura di selezione per le prossime amministrative a Palermo dove tra i candidati ci sono persone coinvolte nell’indagine. «Appena si chiuderà l’inchiesta riprenderanno le primarie» rassicurano a Palermo dove ci sono 120 candidati che aspettano da mesi un cenno dai vertici del M5S.  Ma il caso firme rischia di ammaccare pure le prossime elezioni regionali. E proprio dall’Ars siciliana emerge la linea più intransigente: «Se c’è da dire addio alla poltrona, si dice». Ma il clima di caccia alle streghe rispetto agli attivisti, alcuni diventati parlamentari, che parteciparono alla raccolta firme del 2012 rimane.

Questo potrebbe essere un caso per applicare il nuovo regolamento del M5S votato online dal 64% degli iscritti (87.213 su 135.023). La sospensione è irrogata «per un periodo da uno a dodici mesi, per mancanze che abbiano provocato o rischiato di provocare una lesione all’ immagine od una perdita di consensi per il MoVimento 5 Stelle, od ostacolato la sua azione politica». Sul blog si parla di M5S come parte lesa. Ma in realtà si può prendere in considerazione anche l’espulsione prevista per gli iscritti «se candidati ad una carica elettiva, per violazione delle regole per la presentazione e selezione delle candidature». «C’è troppa discrezionalità, non si capisce se si procede con sospensione o con espulsione? Così come è scritto vuol dire tutto e niente. Ecco perché votai no alle modifiche del regolamento» dicono da Palermo dove la schiera dei delusi è sempre più folta.  

 

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